<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Le didascalie: Diari della rete]]></title><description><![CDATA[Un mix di post dai tratti diaristici, anche con la riproposizione di vecchi scritti]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/s/diari-della-rete</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MZ05!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F860c00af-d86c-4506-b82a-1d3f45a51afb_1280x1280.png</url><title>Le didascalie: Diari della rete</title><link>https://ledidascalie.substack.com/s/diari-della-rete</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Mon, 24 Aug 2026 05:08:37 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://ledidascalie.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[«Le didascalie»]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[ledidascalie@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[ledidascalie@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[ledidascalie@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[ledidascalie@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[La vita come evoluzione]]></title><description><![CDATA[Verso l&#8217;autunno con un desiderio non banale di rinnovamento]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/la-vita-come-evoluzione</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/la-vita-come-evoluzione</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Tue, 18 Aug 2026 08:09:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Nella prima parte di questo 2026 ho a lungo temuto di non avere pi&#249; nulla da proporre in termini di post lunghi, degni quindi di una newsletter da inviare via mail e app. Poi mi &#232; venuto in soccorso un articolo scritto nell</span><strong><span>&#8217;</span></strong><span>ottobre 2025 da </span><strong><a href="https://talkingpointsmemo.com/tpm-25/what-made-blogging-different"><span>Elizabeth Spiers</span></a></strong><span>, cofondatrice e prima direttrice di Gawker, per i 25 anni di Talking Points Memo; articolo incentrato su </span><a href="https://talkingpointsmemo.com/tpm-25/what-made-blogging-different"><span>che cosa rendeva diversi i blog</span></a><span> degli anni Zero rispetto a tutto quello che &#232; venuto dopo a livello di rete.</span></p><p><span>Da mesi ne avevo pronta una traduzione, ma esitavo a tirarla fuori, se non altro per non apparire troppo nostalgico; alla fine mi sono per&#242; deciso e l&#8217;ho pubblicata (pur senza chiedere l&#8217;autorizzazione, come invece bisognerebbe sempre fare in questi casi), perch&#233; mi ci riconoscevo &#8211; e tuttora mi ci riconosco &#8211; in toto.</span></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;5d38c51d-6ae2-46e0-8e91-e60fd5f4bc1a&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In una nota del 2 maggio esprimevo la paura che l&#8217;ultimo post lungo pubblicato qui a fine 2025, dunque pi&#249; di quattro mesi fa, potesse rappresentare anche l&#8217;ultimo della mia intera esperienza online (iniziata con grande gioia sul finire degli anni Novanta, con le mailing list, proseguita entusiasticamente nell&#8217;epoca d&#8217;oro dei blog, negli anni Zero, per &#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;lg&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Che cosa rendeva diversi i blog?&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:13276302,&quot;name&quot;:&quot;Nazzareno Mataldi&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Traduttore editoriale, spigolatore, piccolo agricoltore.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bdd12bc3-0628-4a29-90c6-cc8b08e65203_1200x1599.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-05-10T13:51:04.427Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9_SJ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F737a692b-3f7f-4d1c-9b64-54e9b17d8f5f_840x319.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/p/che-cosa-rendeva-diversi-i-blog&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Traducendo e leggendo&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:197096890,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:3,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:2967763,&quot;publication_name&quot;:&quot;Le didascalie&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MZ05!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F860c00af-d86c-4506-b82a-1d3f45a51afb_1280x1280.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p><span>Da l&#236; ho ripreso a postare con maggiore frequenza anche &#8220;articoli&#8221;, e non solo note, sebbene si sia trattato quasi sempre di ripescaggi (e me ne scuso). Rimane il fatto che sforzarsi di recuperare una mentalit&#224; quanto pi&#249; da vecchi blogger credo sia utile, dopo il pesante ottundimento del cervello subito con i social.</span></p><p><span>Dal mio punto di vista, in ogni caso, considero sempre valido quel che scriveva </span><strong><a href="https://www.camillabaresani.com/biografia/"><span>Camilla Baresani</span></a></strong><span> nel capitolo </span><em><span>La vita come elaborazione del gusto</span></em><span> del libro </span><em><a href="https://www.camillabaresani.com/libri/itil-piacere-fra-le-righe/"><span>Il piacere tra le righe. Le seduzioni della lettura</span></a></em><span> (Bompiani, 2003):</span></p><div class="pullquote"><p><span>Accompagna la nostra vita un continuo e sommesso adottare passioni e piaceri, per poi protendersi e superarli. In genere si tratta di un&#8217;evoluzione indirizzata alla ricerca di qualcosa che ci incuriosisce perch&#233; non ci &#232; gi&#224; noto: e la formula ideale di questa novit&#224; &#232; quella che contiene un minimo di elementi del passato, per mantenere un appiglio a certezze e conoscenze gi&#224; acquisite, e che in seguito &#8211; in modo cauto o brutale &#8211; sono destinate a modificarsi.</span></p></div><p><span>Quindi, anche se Substack non coincide esattamente con la vecchia blogosfera (ne recupera alcuni elementi, ma poi ne aggiunge altri, nuovi), ritengo che un buon modo per provare a farne un uso intelligente sia proprio ripartire dalle basi apprese ai tempi dei blog (per chi anche soltanto di striscio li ha vissuti), e da l&#236;, con il tempo e la pratica, tentare di evolvere verso altro.</span></p><p><span>Questo per dire che, a </span><a href="https://ledidascalie.substack.com/p/le-didascalie"><span>quasi due anni dall&#8217;apertura di </span></a><em><a href="https://ledidascalie.substack.com/p/le-didascalie"><span>Le didascalie</span></a></em><span>, pur non avendo ancora ben chiaro l&#8217;indirizzo da far prendere a questo spazio, e altres&#236; stanco di ricorrere di continuo a vecchi e abusati materiali, giudico comunque positivo il tentativo di riabbracciare una forma di scrittura non sminuzzata: dopo l&#8217;ubriacatura di frammenti sconnessi via Twitter, via Facebook, via WhatsApp e, sob!, attraverso le stesse note di Substack, era opportuno imporsi di recuperare un respiro pi&#249; ampio. </span></p><p><span>Come succede con tanto altro nella vita, anche scrivendo arriva il momento di dirsi e di dire: &#8220;Basta, ho gi&#224; dato con questo. Non voglio pi&#249; ripetermi. </span>&#200;<span> ora di cambiare, di voltare pagina, di andare oltre&#8221;.</span></p><p><span>Non ho idea di che piega prenderanno </span><em><span>Le didascalie </span></em><span>nell&#8217;autunno imminente, ma sarebbe bello che, appunto, non si ripetessero troppo, come invece &#232; stato fin qui.</span></p><p>&#200; bene uscire dall&#8217;estate, specialmente un&#8217;estate sfiancante come questa del 2026, con un forte desiderio di rinnovamento, di mettere mano a nuovi cantieri: alla prova dei fatti ne sar&#224; probabilmente ben poco, ma almeno non ci si sar&#224; dati per arresi gi&#224; in partenza. E un problema di questi ultimi anni &#232; stato proprio essersi subito arresi di fronte a tante circostanze negative, senza nemmeno provare a invertire un minimo la rotta, lasciandosi cos&#236; trascinare dalla corrente, pur sapendo che non ne sarebbe venuto nulla di buono.</p><p>Su come poi in concreto provare a trasformare un desiderio di rinnovamento in realt&#224;, pu&#242; venire utile questo consiglio di <strong><a href="https://thecanadianencyclopedia.ca/en/article/richard-wagamese">Richard Wagamese</a></strong> (autore nativo canadese da me <a href="https://ledidascalie.substack.com/p/richard-wagamese-le-stelle-si-spengono">amato e anche tradotto</a>) dalla raccolta <em><a href="https://douglas-mcintyre.com/products/9781771621335">Embers: One Ojibway&#8217;s Meditations</a></em>, come letto in una <a href="https://substack.com/@czenti/note/c-305564331">nota di Substack del 31 luglio</a>:</p><div class="pullquote"><p>How to make a dream come true: Don&#8217;t focus on the dream, or it will always remain a dream. Instead focus on the first action you can take to bring that dream a little closer. Then take it. Now focus on the next action, and take that. Each steps brings the dream closer to becoming a reality.</p><p>Why? Our elders teach that the dream world and the real world operate on the same energy. You link them through the power of choice. Choose action and dream moves ever closer to the real.</p></div><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://douglas-mcintyre.com/products/9781771621335" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp" width="728" height="1164.1856540084389" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:758,&quot;width&quot;:474,&quot;resizeWidth&quot;:728,&quot;bytes&quot;:103174,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/webp&quot;,&quot;href&quot;:&quot;https://douglas-mcintyre.com/products/9781771621335&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/i/211668455?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Ke0J!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff34ca30a-3fae-4847-a2b6-65b825976f9d_474x758.webp 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Agosto-settembre 2014]]></title><description><![CDATA[Rileggersi, a distanza di anni: l'unico modo efficace per fare un punto della situazione e stabilire se si sono fatti passi avanti o indietro o ci si &#232; fermati, nella scrittura e non.]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/agosto-settembre-2014</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/agosto-settembre-2014</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Tue, 11 Aug 2026 09:04:29 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Per me, c&#8217;&#232; soltanto un criterio valido per stabilire se quello che scriviamo ha una sua dignit&#224; o meno: rileggerlo a distanza di anni e vedere se e in che misura resiste all&#8217;usura del tempo. &#200; una verifica che andrebbe fatta a cadenza almeno decennale, anche per constatare se nel frattempo si siano compiuti passi avanti o indietro a livello stilistico e contenutistico e se in particolare si stia insistendo un po&#8217; troppo sui soliti tasti o ci sia affrancati da questa cattiva abitudine. Il punto, cio&#232;, &#232; stabilire se nell&#8217;arco di dieci-dodici anni ci sia stata un&#8217;evoluzione, un&#8217;involuzione oppure una semplice stasi, rischio quest&#8217;ultimo sempre presente, a livello di scrittura e anche pi&#249; in generale.</em></p><p><em>In quest&#8217;ottica, ripropongo un <a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2014/11/27/unestate-fa/">post del novembre 2014</a> dove avevo raccolto alcune note, la maggior parte pubblicate su Facebook, buttate gi&#249; nell&#8217;agosto-settembre precedente. Post lungo, solo sul web.</em></p><div><hr></div><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg" width="1456" height="967" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/afc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:967,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:5141049,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/i/210720418?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lyeD!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fafc6190f-9f86-47f8-aa84-595f76a8af02_3011x2000.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Pescasseroli, 17 agosto 2014. Concerto all&#8217;aperto per piano e violino.</figcaption></figure></div><p><em>6 agosto 2014</em></p><p>Festa del patrono cittadino, ieri. Discesa in citt&#224;, allora, in tarda serata, per un giro e i fuochi d&#8217;artificio. Una citt&#224; che nei fatti non frequenti (non pi&#249; del paese, del comune e della stessa regione di appartenenza, per dirla tutta) e in realt&#224; hai sempre frequentato poco. Anche una citt&#224; &#8211; e un vasto circondario &#8211; che perci&#242; conosci poco. Soprattutto, conosci poco e niente i nuovi costumi, quelli delle generazioni pi&#249; giovani. Generazioni che nel d&#236; di festa sono forse le pi&#249; presenti o quantomeno le pi&#249; visibili. Generazioni, a una rapida e sommaria occhiata, estremamente diverse dalla tua, che pure era ancora adolescente solo (solo?) trent&#8217;anni fa. Generazioni &#8211; e questa &#232; una constatazione che mette parecchia tristezza &#8211; che paiono bere smodatamente. Che sia vino o birra o cocktail, che siano ragazzi o ragazze, maggiorenni o appena adolescenti, i pi&#249; giovani bevono. Quasi tutti e quasi tutte con un bicchiere o una bottiglietta in mano: &#232; questo il dato che pi&#249; spicca. Come spicca che anche il centro storico di Ascoli sia oggi un susseguirsi di wine-bar e birrerie e localini pseudo-gastronomici trendy. Insomma, il regno di devastanti &#8220;apericena&#8221;, non bastassero gi&#224; a straziare gli stomaci &#8211; oltrech&#233; gli occhi, con pubblicit&#224; a non finire &#8211; le esagerate sagre e sagrette che da queste parti, e a dispetto di una crisi pi&#249; che conclamata, si moltiplicano di anno in anno. Insomma, comunque la si metta, non ti perdi troppo a non frequentare oggi, e specialmente d&#8217;estate, Ascoli e dintorni. Insomma, per chiudere: ma era proprio necessario puntare cos&#236; tanto su <em>lu magn&#224;</em> e, pi&#249; ancora, <em>lu beve</em>? Non li si poteva limitare al regno domestico? Ah, gi&#224;, sai com&#8217;&#232;? Cucinare a casa &#232; fatica, mentre mangiare e bere di fuori, anche se costa &#8217;na cifra e spesso fa pure parecchio male, fa molto fico.</p><p><em>6 agosto</em></p><p>Ah, la &#8220;fighitudine&#8221;. Trent&#8217;anni fa avremmo forse detto la &#8220;scafataggine&#8221;. Cambiano le parole, cambiano le mode. Ma non cambia, anzi aumenta, l&#8217;omologazione ai modelli prevalenti, quelli meglio propagandati. Il vero lusso, oggi, se ci si pensa, &#232; non essere omologati e cercare fino in fondo di essere semplicemente se stessi, senza il bisogno di dovere per forza assomigliare a qualcuno/a.</p><p><em>7 agosto</em></p><p>Leggiamo, s&#236;, ma di memorabile quanto poco. Traduciamo, o traducevamo, s&#236;, ma roba pi&#249; che bella, che ci sopravvivr&#224;, quanta? Scriviamo, s&#236;, ma quante cretinate.</p><p><em>7 agosto</em></p><p>Epper&#242;, dove sta scritto che si debba per forza spendere, o per forza attingere a qualcosa di straniero, per regalarsi belle letture? Le biblioteche pubbliche, specialmente quelle di quartiere, che ci stanno a fare? E perch&#233; invece le frequentiamo tanto poco? Perch&#233;, insomma, questa fissa del possesso e dell&#8217;accumulo anzich&#233; il piacere di prendere in prestito e condividere con altri?</p><p><em>8 agosto</em></p><p>Detto da un mezzo ascolano nei riguardi di una mezza sambenedettese (seppur nata a Porto San Giorgio, cresciuta a Grottammare, studentessa a Bologna e da anni residente a Milano), pu&#242; sembrare strano (quando mai Ascoli e S.B.T. si sono prese, e non solo a livello calcistico?) o all&#8217;opposto sospetto (con concittadini, comprovinciali o corregionali di fama e successo si finisce quasi sempre, vuoi o non vuoi, per mostrare un po&#8217; pi&#249; di riguardo che per altri. Se poi si d&#224; il caso che questa sia anche l&#8217;unica scrittrice che ti sei azzardato a complimentare per lettera &#8211; al suo esordio, ricevendone quasi subito una piacevole risposta di ringraziamento &#8211; il sospetto di piaggeria non pu&#242; che crescere), ma senza indugi mi sbilancio a dire, pur avendone ancora lette poche pagine, che <em>I giorni della Rotonda</em>, romanzo del 2009 di Silvia Ballestra (che non leggevo in forma di libro dagli scoppiettanti inizi di <em>Compleanno dell&#8217;iguana</em>, 1991, e <em>La guerra degli Ant&#242;</em>, 1992) &#232; proprio bello, ben fatto e ben scritto. Specie per i locali in questi giorni al mare sulla Riviera delle Palme (la Rotonda del titolo e del libro &#232; quella di Piazza Giorgini, a San Benedetto, va da s&#233;), &#232; una lettura da non perdere: un intenso tuffo emotivo in anni, i &#8217;70 e i primi &#8217;80, che segnarono moltissimo la psiche (ma spesso anche il corpo, e anche tragicamente) di chi li visse, per poi, forse un po&#8217; troppo presto, forse un po&#8217; troppo facilmente, essere dimenticati o rimossi, sulla scia di un nuovo pi&#249; luccicante ma anche molto pi&#249; finto, illusorio e vuoto.</p><p><em>9 agosto</em></p><p>Uno pensa: tranquilla la provincia picena, con mare, colline e monti tutti raggiungibili nel giro di mezz&#8217;ora, bei borghi, citt&#224; e cittadine non da buttar via, cibo e vini niente male e, almeno fino a qualche anno fa, industrie decenti e pure una discreta situazione occupazionale. Di che assurgere alle cronache nazionali solo per le belle notizie, no? Invece&#8230; A parte i recenti casi del delitto Rea e della scomparsa del piccolo Jason, basta riandare indietro di poco, con qualche lettura e approfondimento, e viene subito fuori che anche la provincia picena ha, come tutte le province, i suoi lati oscuri e un suo nutrito assortimento di crimini, misteri e devianze, di rilievo non solo locale ma anche nazionale e, straordinariamente, internazionale. Solo per fare alcuni nomi relativi ad anni di piombo e dintorni: i casi di Gianni Nardi, Valerio Viccei, Patrizio e Roberto Peci. Provincia tranquilla, allora? S&#236;, ma solo fino a un certo punto.</p><p><em>11 agosto</em></p><blockquote><p>Nella cosiddetta civilt&#224; dell&#8217;immagine, le pare che la gente sia capace di guardare? &#8220;Mica tanto, si vive sempre pi&#249; imbozzolati in se stessi. Si &#232; troppo autocentrati e quindi disinteressati a quanto accade intorno&#8221;. </p></blockquote><p>&#8211; <a href="http://www.repubblica.it/cultura/2014/08/09/news/mario_dondero_io_e_la_leica_sopravvissuti_nell_era_selfie-93453631/">Mario Dondero intervistato da Franco Marcoaldi</a></p><p><em>11 agosto</em></p><p>Poi&#8230; poi i nostri piccoli affanni quotidiani si rivelano sempre per quello che sono &#8211; stronzate &#8211; nel confronto con i <a href="http://reportage.corriere.it/senza-categoria/2014/iraq-il-dramma-degli-yazidi-in-fuga-dai-massacri/">drammi che investono territori lontani dai nostri</a>. Drammi che stentiamo a credere siano ancora possibili oggi, nel XXI secolo, ma all&#8217;opposto conoscono una terrificante recrudescenza. Come se l&#8217;idiozia e la brutalit&#224; umane, per quanto fortemente circoscritte, per quanto drasticamente tenute al guinzaglio, non si lasciassero mai domare del tutto, per riscatenarsi invece in un niente, appena qualche profittatore pazzo criminale ne riaccenda le fiamme. Come a dire: guai ad allentare la presa contro fanatici e fanatismi di ogni sorta e, pi&#249; ancora, coltivare l&#8217;illusione che un giorno gli uomini sapranno vivere tutti in pace gli uni con gli altri. Qualcuno cercher&#224; sempre di prevaricare su qualcun altro, e il pi&#249; debole sar&#224; sempre il bersaglio preferito del pi&#249; forte.</p><p><em>11 agosto</em></p><p>Sempre sia lode a Robert Musil e al suo <em>L&#8217;uomo senza qualit&#224;</em>. E lode sia anche a Nicola Lagioia che ne parla, ripropondeli <a href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/il-conte-leinsdorf/">su minima&amp;moralia</a>. (Rileggere oggi <em>L&#8217;uomo senza qualit&#224;</em>? Che impresa che sarebbe, per come siamo diventati inclini a una lettura terribilmente frammentata. Ma, anche, che gioia e che godimento, oltre che un vero, potente, nuovo arricchimento.)</p><p><em>12 agosto</em></p><blockquote><p><a href="http://www.corriere.it/opinioni/14_agosto_12/i-giovani-vacanze-formato-famiglia-amore-l-italia-che-non-va-ab283b48-21f1-11e4-81f2-200d3848d166.shtml">Si sente, nell&#8217;aria d&#8217;estate, odore di freni: &#232; l&#8217;Italia che rallenta, e non ripartir&#224; senza carburante e strada libera</a>. </p></blockquote><p>&#200; Severgnini a parlare, in un articolo dal quale si pu&#242; dissentire in pi&#249; punti (come fanno anche molti commentatori), ma la cui conclusione &#232; ineccepibile. Personalmente vedo e vivo un ferragosto molto fiacco e svogliato, sotto il peso del sospetto che, esauritosi l&#8217;alibi del far passare l&#8217;estate prima di pervenire a drastici bilanci, il settembre e l&#8217;autunno alle porte potrebbero essere di rara, inusitata cupezza.</p><p><em>13 agosto</em></p><p>Da piccola sognava di diventare scrittrice. Invece, &#232; rimasta stregata a tal punto dai problemi e dalle dimostrazioni di matematica da diventare, quest&#8217;anno, <a href="http://www.npr.org/blogs/thetwo-way/2014/08/13/340086786/maths-highest-honor-is-given-to-woman-for-the-first-time?utm_source=facebook.com&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=npr&amp;utm_term=nprnews&amp;utm_content=20140813">la prima donna a vincere la medaglia Fields</a>, (impropriamente) l&#8217;equivalente per la matematica di un premio Nobel. Chapeau!</p><p><em>14 agosto</em></p><p>Ci fu, in anni recenti, (approccio al) ferragosto pi&#249; mogio e dimesso? C&#8217;erano ferragosti che non erano ferragosti, perch&#233; bisognava lavorare, con scadenze pi&#249; e meno urgenti da rispettare. C&#8217;erano ferragosti che non ci importava niente di niente e nessuno, ch&#233; anche se con poco o con meno stavamo bene, oppure eravamo cos&#236; presi da noi stessi che il resto passava del tutto in secondo piano. E c&#8217;erano naturalmente ferragosti di festa e di svaghi, piccoli o grandi che fossero, fossimo o no ben accompagnati. C&#8217;&#232; invece, quest&#8217;anno, ci sembra, un ferragosto quanto pi&#249; fermo, quanto pi&#249; stagnante, quanto pi&#249; riflessivo, in un&#8217;atmosfera diremmo ormai generale di palese e crescente apprensione, con gli occhi finalmente (ri)aperti su noi stessi e sul mondo, e tutto fuorch&#233; spensieratamente euforici.</p><p><em>14 agosto</em></p><blockquote><p>Ferragosto, capo d&#8217;inverno. L&#8217;antico proverbio &#232; perfino pi&#249; pessimistico di quanto non sembri: quella che celebriamo il giorno 15, infatti, &#232; un&#8217;istituzione degli anni Venti (sacra e profana la festa conciliava le processioni dell&#8217;Assunta e le gite del Dopolavoro fascista). Fino ad allora le <em>feriae augusti</em> si collocavano all&#8217;uno di agosto. E all&#8217;inizio del mese vanno evidentemente anticipate le avvisaglie di una metamorfosi in parte descritta da fatti precisi, come le temperature medie, o la durata del giorno, in parte occultata in misteriose combinazioni, dove a contare non &#232; solo la quantit&#224; di un singolo elemento, come la pioggia, ma la qualit&#224;, molto instabile, del momento. Tutto &#232; fermo; e tutto sta per muoversi. L&#8217;aria di agosto si consuma cos&#236;, in bilico tra cielo e terra. Conta le stelle cadenti; mentre pensa alle somme da tirare. Si infatua per i crepuscoli, per i raggi verdi, per i miti dell&#8217;estate calante; mentre, con un altro occhio, scruta il futuro nel presente dell&#8217;uva e delle castagne, del mais, delle olive. Un&#8217;atmosfera sospesa tra gli aggiornamenti dei bollettini meteo e uno stato d&#8217;animo che prescinde dalle isobare: atteso e inatteso, chiaro e indefinito, tipo il primo freschetto, o il sussulto della gramigna che gi&#224; si sintonizza su una nuova lunghezza d&#8217;onda.</p></blockquote><p>&#8211; <a href="https://cronistastagioni.corriere.it/">Luca Villoresi</a>, <em>Agosto immobile? Ma tutto &#232; gi&#224; cambiato</em>, &#171;Corriere della Sera&#187;, 17 agosto 2013.</p><p><em>15 agosto</em></p><p>Forse il pi&#249; bel ferragosto in solitaria, quello passato tra Trieste e Grado. Nel 2004, quando le fotocamere digitali, comprese le entry-level, costavano ancora un botto; le risoluzioni erano basse, non meno delle capacit&#224; delle schede e le dimensioni dei file; e memori dell&#8217;epoca dei rullini, stando fuori per qualche giorno ci si contentava ancora di un centinaio scarso di foto. Ma, com&#8217;&#232; come non &#232;, tutto appariva molto pi&#249; bello di oggi.</p><p><em>16 agosto</em></p><p><a href="http://www.nytimes.com/2014/08/14/arts/reading-literature-on-screen-a-price-for-convenience.html">&#8220;more research is needed to understand what&#8217;s lost by reading literature on screen. [&#8230;] the type of text, the device used, and the background experience of the reader could all influence the outcome.&#8221;</a> Dalle prime ricerche pare tuttavia che leggendo su e-book ci si ricordi meno, per esempio, dell&#8217;ordine temporale degli eventi di una storia.</p><p><em>18 agosto</em></p><p><a href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/tommaso-besozzi/">Alessandro Leogrande su minima&amp;moralia</a>: </p><blockquote><p>Il reportage &#8220;Di sicuro c&#8217;&#232; solo che &#232; morto&#8221; costituisce il momento di massima notoriet&#224; per un giornalista in fondo molto schivo, riservato, taciturno come Tommaso Besozzi. Oggi pressoch&#233; dimenticato, se non nelle antologie che includono quel pezzo, fu tuttavia una delle principali firme di quel nuovo giornalismo esploso nel dopoguerra, che ebbe il suo fulcro in settimanali come &#8220;L&#8217;Europeo&#8221; di Arrigo Benedetti e &#8220;il Mondo&#8221; di Mario Pannunzio, entrambi promossi da [l&#8217;ascolano di nascita] Gianni Mazzocchi. Era un giornalismo che mescolava modelli anglosassoni e lavoro sul campo, scrittura letteraria priva di fronzoli e gusto del racconto, intarsio dei personaggi e cronaca dei costumi. Un giornalismo che seppe raccontare il paese al paese, mescolando testi e foto, quando ancora la tv non c&#8217;era e quando ancora i quotidiani erano fatti di poche pagine e venivano chiusi in fretta e furia. [&#8230;] Quel giornalismo, anticamera del giornalismo attuale, &#232; stato sommerso sotto una montagna di trasformazioni tecniche e meno tecniche. Quegli stessi settimanali degli anni cinquanta appaiono reperti archeologici (e forse iniziavano a essere tali gi&#224; negli anni del boom). Eppure, per chiunque oggi voglia accostarsi al reportage narrativo, quell&#8217;ossimoro che altri in seguito avrebbero definito new journalism, Tommaso Besozzi continua a essere un riferimento imprescindibile.</p></blockquote><p><em>19 agosto</em></p><p>Memento: rimboccarsi le maniche e darsi da fare, se necessario anche sporcandosi le mani. Soprattutto, non ripudiare anche il bello e il buono del passato solo perch&#233; abbiamo studiato, abbiamo letto, abbiamo viaggiato e vissuto la vita comoda o poco faticata, e dunque ci crediamo chissach&#236; e chissach&#233;.</p><p><em>19 agosto</em></p><p>&#8220;Buona la tua focaccia madre con i pomodori arrosto. L&#8217;ho digerita in un secondo.&#8221;<br>&#8220;S&#236;, d&#8217;accordo, per una volta te lo concedo: oggi &#232; venuta proprio bene. Ma quasi sopra le nostre teste nel pomeriggio sono caduti due tornado &#8211; non senti gli elicotteri che ancora girano poco pi&#249; in l&#224; di Ascoli? &#8211; e noi a quell&#8217;ora dove eravamo?&#8221;<br>&#8220;Io ad arrancare sulla vecchia Graziella di tua sorella fino a Sant&#8217;Egidio, e tu a sfottermi a ruota libera dall&#8217;alto della tua Bianchi Stone Hill, se te ne fossi scordato!&#8221;<br>&#8220;Ah, certo: se per questo rido ancora, solo al ricordo! Ma sei tu che l&#8217;hai voluto fare, visto che non sopporti di stare ferma e soprattutto non sai rinunciare al gelato all&#8217;Anisetta di Rolando. Io, per parte mia, avrei voluto portarti a provare una bici nuova per te.&#8221;<br>&#8220;Non ti azzardare nemmeno a parlarne ancora. Ma in special modo, non ti azzardare la prossima volta a proporre ancora percorsi fuori programma. Ci mancavano solo le erbacce e le ortiche fino al ginocchio, oggi, l&#236; sotto Maltignano. Tanto, non ero gi&#224; stanca per niente!&#8221;<br>&#8220;Sotto Maltignano, d&#8217;accordo, ma l&#236; dove cominciano le erbacce il comune &#232; gi&#224; Folignano. E se su al comune non gliene frega niente a nessuno di avere delle strade vicinali comunali che potrebbero fare la gioia di camminatori e pedalatori e patiti di cavalli se solo ogni tanto passassero a trinciare l&#8217;erba e dare una ripulita a canne e arbusti, be&#8217;, non &#232; certo colpa mia. Io volevo solo farti vedere un potenziale gran bel percorso dove non passano le macchine&#8221;.<br>Silenzio. Lei gi&#224; dorme, rannicchiata su una sdraio da mare nel giardinetto.</p><p><em>20 agosto</em></p><p>Non ce n&#8217;&#232;. Se la montagna &#232; vissuta per quasi l&#8217;intera durata dell&#8217;anno e non solo per una o due risicate settimane estive; se conserva una sua economia vitale; e se magari &#232; anche animata da fermenti artistici e culturali &#8211; no, proprio non ce n&#8217;&#232;: batte il mare e le localit&#224; marine, specie le pi&#249; turistiche, le pi&#249; battute, le pi&#249; cafonal, praticamente sotto ogni aspetto. Se invece si ripopola giusto a ferragosto, quando solo per trovare un posto per l&#8217;auto &#232; una battaglia, e per il resto dell&#8217;anno &#232; il relitto abbandonato di un mondo e un&#8217;umanit&#224; che furono, quando non un inno al suicidio &#8211; no, meglio fuggirne. Fuggirne nei giorni di festa, quantomeno. Come &#232; meglio (ri)fuggire dal mare e dai paesi snaturati dallo sviluppo e dal benessere quando piomba l&#8217;orda vacanziera e delle sagre e degli spettacoli da quattro soldi. Perch&#233; per star bene veramente non bastano &#8220;lu magn&#224;&#8221; e &#8220;lu devertem&#232;nte&#8221;, specie quelli spicci. Ci vogliono semmai un mangiar meno ma bene, e pi&#249; ancora un vivere in serena armonia con il mondo che ci circonda, senza strafare ma anche senza precludersi il bello e il vitale, l&#8217;artistico e l&#8217;artigianale, il divino e l&#8217;umano.</p><p><em>20 agosto</em></p><p>Tre scelte da evitare (le tre principali, secondo te, in un elenco di dieci), <a href="http://earthweareone.com/ten-choices-you-will-regret-in-10-years-2/">per non avere rimpianti tra dieci o pi&#249; anni</a>:</p><blockquote><ol><li><p>Avoiding change and growth. &#8211; If you want to know your past look into your present conditions. If you want to know your future look into your present actions. You must let go of the old to make way for the new; the old way is gone, never to come back. If you acknowledge this right now and take steps to address it, you will position yourself for lasting success. Read <em>The Power of Habit</em>.</p></li><li><p>Settling for less than you deserve. &#8211; Be strong enough to let go and wise enough to wait for what you deserve. Sometimes you have to get knocked down lower than you have ever been to stand up taller than you ever were before. Sometimes your eyes need to be washed by your tears so you can see the possibilities in front of you with a clearer vision again. Don&#8217;t settle.</p></li><li><p>Being lazy and wishy-washy. &#8211; The world doesn&#8217;t owe you anything, you owe the world something. So stop daydreaming and start DOING. Develop a backbone, not a wishbone. Take full responsibility for your life &#8211; take control. You are important and you are needed. It&#8217;s too late to sit around and wait for somebody to do something someday. Someday is now; the somebody the world needs is YOU.</p></li></ol></blockquote><p><em>21 agosto</em></p><p>Sul filo della memoria e sulla memoria, le belle, fondamentali, decisive letture di vent&#8217;anni fa:</p><blockquote><p>[L]a persistenza delle memorie coinvolge l&#8217;essere stesso della civilt&#224;; la conservazione dei documenti della nostra vita culturale, scientifica, civile, la trasmissione delle nostre esperienze e dei nostri saperi &#232; infatti la condizione fondamentale per la permanenza nel tempo di una civilt&#224; e di una cultura, &#232; condizione perch&#233; esista una storia. E come negli individui la memoria &#232; il tesoro cui affonda le radici il nostro io, anche nelle societ&#224; la memoria &#232; il presupposto della loro identit&#224; e continuit&#224; storica.</p><p>Proprio per questo la conservazione delle memorie non rinvia solo alle tecniche di conservazione dei supporti materiali cui sono affidati i documenti, ma rinvia al pi&#249; ampio problema delle istituzioni cui sempre nella storia &#8211; dal momento della costituzione di una cultura scritta &#8211; gli uomini hanno affidato la conservazione dei documenti: archivi, biblioteche, accademie, universit&#224;, centri di ricerca, luoghi deputati alla conservazione e dunque alla trasmissione del sapere, oltre che alla creazione del sapere stesso. [&#8230;] Se nei secoli passati, dall&#8217;antichit&#224; alle origini dell&#8217;et&#224; moderna, il problema delle tecniche della memoria, l&#8217;arte della memoria ha costituito uno dei grandi crocevia ove si sono incontrate filosofia e fisiologia, arti figurative e logica combinatoria, astrologia e magia, legando i progetti delle tecniche della memoria a grandi progetti di riforma del sapere, oggi il problema della conservazione delle memorie contemporanee &#8211; individuali e collettive &#8211; non solo costituisce un nuovo crocevia che vede l&#8217;intreccio di competenze diverse, ma &#232; il punto obbligatorio di fronte al quale si trovano le societ&#224; e le culture prossime del terzo millennio: nella consapevolezza che l&#8217;eclisse delle memorie porterebbe al progressivo oscuramento delle nostre coscienze, all&#8217;oblio del nostro lavoro, sino alla perdita della nostra stessa identit&#224;.</p></blockquote><p>&#8211; Tullio Gregory, nell&#8217;introduzione a AA.VV., <em><a href="http://www.ebay.it/itm/Leclisse-delle-memorie-Tullio-Gregory-Marcello-Morelli-E69/161369387843?_trksid=p2047675.c100011.m1850&amp;_trkparms=aid%3D222007%26algo%3DSIC.MBE%26ao%3D1%26asc%3D20140620074313%26meid%3D565f9ab3d7214f2f98d0b18bcb3b5788%26pid%3D100011%252">L&#8217;eclisse delle memorie</a></em>, a cura di Tullio Gregory e Marcello Morelli, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. xiii-xiv.</p><p>Stesso libro, ma dalla prefazione di Giorgio Salvini:</p><blockquote><p>[&#200;] necessario staccarci e astrarci ogni tanto dalla mole immensa dell&#8217;informazione quotidiana, per vagliarla con calma, con calma riporla. Essere curatori del nostro passato significa, ancora una volta, esserlo del nostro futuro. Una cura, una pace, una consapevolezza che non pu&#242; non farci pi&#249; pensosi, scienziati o filosofi o artisti o uomini qualunque che siamo.</p></blockquote><p><em>22 agosto</em></p><p>Dunque, adesso ci sarebbe anche la <a href="http://airshipdaily.com/blog/08212014-binge-reading">mania del &#8220;binge-reading&#8221;</a>, cio&#232; &#8211; suppergi&#249; &#8211; delle &#8220;letture bulimiche&#8221; (nulla di nuovo, in realt&#224;, a parte questa espressione inglese), sulla falsariga del guardare un&#8217;intera serie tv tutto d&#8217;un fiato?</p><p>Alex Trivilino:</p><blockquote><p>I realize that, semantically, binge-reading isn&#8217;t meant to be a perfect parallel to television, but it&#8217;s still an unnecessary one. Netflix pushing a whole season at once breaks the norm of weekly episodes. I still haven&#8217;t finished the latest season of Orange is the New Black yet (I&#8217;m close!), but at least I can catch up while cooking dinner or doing laundry, and I can Tinder during Larry-plots. With books, you can&#8217;t do that. With books, reading is absolutely an active process. I&#8217;m spending this weekend curled up with <em>We are Not Ourselves</em> and coffee, but when I write that, I&#8217;m not saying, &#8220;I&#8217;m binge-reading that new book everyone&#8217;s talking about.&#8221; I&#8217;m just following that ancient practice of reading a book.</p></blockquote><p><em>22 agosto</em></p><p><em><a href="http://www.themillions.com/2014/08/this-could-be-your-story-on-matthew-thomass-we-are-not-ourselves.html">We Are not Ourselves</a></em>: il nuovo libro di cui, apparentemente, parlano tutti. Uscito il 19 agosto in America da Simon &amp; Schuster (che l&#8217;ha pagato <a href="http://is.gd/TSu9gp">pi&#249; di un milione di dollari</a>), &#232; gi&#224; schizzato nelle classifiche di vendita di Amazon. Da una ricerca, in Italia dovrebbe uscire per Neri Pozza. Questo &#232; anche un nuovo esempio di come non si debba per forza essere degli esordienti giovanissimi per fare il botto: l&#8217;autore, Matthew Thomas, &#232; sulla soglia dei quarant&#8217;anni.</p><p><em>22 agosto</em></p><p>E dunque starebbe cambiando &#8211; o &#232; gi&#224; pi&#249; che cambiato &#8211; anche il clima letterario. Secondo <a href="http://www.corriere.it/cultura/14_agosto_20/addio-postmoderno-torna-realismo-1ffa6f70-2852-11e4-abf5-0984ba3542bc.shtml">Romano Luperini</a>: </p><blockquote><p>In un&#8217;epoca di contraddizioni materiali come la nostra, con le sue urgenze politiche ed economiche, &#232; entrata in crisi l&#8217;idea postmoderna che esista solo il linguaggio: il tempo della leggerezza, del nichilismo ilare non ha pi&#249; senso. Tornano dunque le tematiche non del neo-realismo, che aveva altre radici, ma di un nuovo realismo e di un nuovo modernismo erede del primo Novecento europeo. </p></blockquote><p>E l&#8217;esempio italiano pi&#249; recente e pi&#249; significativo sarebbe, sempre secondo Luperini, Francesco Pecoraro con il romanzo <em>La vita in tempo di pace</em>: </p><blockquote><p>Racconta una giornata in cui si riflette un&#8217;intera vita: sullo sfondo c&#8217;&#232; in tutta evidenza l&#8217;Ulisse di Joyce, ma anche C&#233;line e Gadda&#8230; &#200; un romanzo di grande impegno, un romanzo esagerato, con forzature e prolissit&#224;, ma offre un prisma di storia privata e pubblica, dal dopoguerra a oggi, con una sensibilit&#224; addirittura idiosincratica e viscerale reattivit&#224;.</p></blockquote><p>Bene, forse si pu&#242; tornare a seguire con pi&#249; attenzione anche la narrativa italiana contemporanea.</p><p><em>22 agosto</em></p><p>E il richiamo alla realt&#224;, e probabilmente anche al &#8220;principio di realt&#224;&#8221;, &#232; ormai qualcosa di pi&#249; generale, e tale da obbligarci, secondo <a href="http://www.corriere.it/editoriali/14_agosto_22/noi-fuga-realta-70d16668-29bc-11e4-83e9-8707f264e6d8.shtml">Ernesto Galli della Loggia</a>, a riconsiderare anche &#171;tre ambiti &#8211; la religione, la guerra e la civilt&#224; &#8211; che da un certo momento in poi la nostra cultura e il suo mainstream intellettuale &#8211; quello europeo assai pi&#249; di quello americano &#8211; hanno bandito, proclamandone la scostumatezza ideologica e di conseguenza espellendo per decreto tutte e tre dal discorso politicamente corretto&#187;.</p><p><em>22 agosto</em></p><p><a href="http://qz.com/252456/what-it-feels-like-to-be-the-last-generation-to-remember-life-before-the-internet/">Gli ultimi a conoscere la vita prima di internet?</a> Allora, da questa posizione privilegiata, gli unici a parlare a livello nativo le lingue del prima e del dopo, dunque anche gli unici traduttori/interpreti qualificati tra un ambito e l&#8217;altro.</p><p><em>23 agosto</em></p><p>All&#8217;inizio di un racconto della scrittrice canadese Carol Shields, intitolato &#8220;Fragility&#8221;, c&#8217;&#232; un passo che descrive una coppia di mezza et&#224; in volo da Toronto a Vancouver, mentre passano sopra le Montagne Rocciose. Notando la moglie immersa nella lettura, il narratore decide di non disturbarla, di non richiamare la sua attenzione sul grandioso spettacolo sotto di loro (&#171;le ha gi&#224; viste&#187;, pensa). Nella fila davanti c&#8217;&#232; invece un giovane che probabilmente vola sopra le Montagne Rocciose per la prima volta, preso com&#8217;&#232; a guardare e fotografare dal finestrino. Il narratore gi&#224; immagina che la settimana dopo far&#224; girare queste foto tra i colleghi dell&#8217;ufficio, tenendole delicatamente per i bordi ed esibendole nelle migliori condizioni di luce. Una sera potrebbe persino invitare a casa alcuni amici e proiettare le diapositive nel soggiorno; e mentre la moglie serve il caff&#232; e delle fette di torta, commenter&#224;: &#171;Ecco, queste sono le Montagne Rocciose: maestose, spettacolari, una delle meraviglie del continente&#187;. E a questo punto il narratore osserva:</p><blockquote><p>Cosa non darei per essere nei panni di quel giovane, mi dico. Ma questa &#232; solo una mezza verit&#224;, il tipo di bugie che Ivy e io alle volte ci inventiamo per sorridere un po&#8217;. In realt&#224; non ci passa per la testa di voler tornare indietro. Quello che invidiamo dei giovani &#232; la loro acuta e nervosa forza di percezione, la capacit&#224; di cogliere la realt&#224; con occhi nuovi. &#200; questo, penso, ci&#242; che perdiamo quando diventiamo vecchi, sviluppando al suo posto una salutare rassegnazione.</p></blockquote><p>Ecco, se Carol Shields avesse scritto oggi, nell&#8217;epoca dei selfie e delle foto condivise sui social (quasi) appena scattate, mentre le cene tra amici per parlare delle vacanze e vedere insieme gli album di foto o le diapositive sono un lontano ricordo, un passo suggestivo e incisivo di questa natura temo che difficilmente lo avremmo mai avuto. Perch&#233;, come commenta <a href="http://www.lastampa.it/2014/08/23/societa/lestate-che-liber-la-foto-ricordo-1ihJw0md5zeVOPctBuOZZI/pagina.html">Massimiliano Panarari su &#171;La Stampa&#187;</a>, oggi anche la fotografia, non meno del racconto, ha perso quel carattere cerimoniale e liturgico che poteva avere un tempo, e quasi tutto si &#232; parecchio banalizzato.</p><p><em>23 agosto</em></p><p><a href="http://www.corriere.it/foto-gallery/tecnologia/14_agosto_19/cose-che-non-ci-mancheranno-se-internet-sparira-663997bc-27b3-11e4-9bb1-eba6be273e09.shtml">Dieci cose (pi&#249; una) che non ci mancheranno se Internet sparir&#224;</a>. Nel mio caso:</p><ol><li><p>Le email di spam.<br>2. Le truffe con le carte di credito.<br>3. I tweet, gli status e i post di politici e celebrities.<br>4. I selfie.<br>5. Le catene di sant&#8217;Antonio.<br>6. Le notifiche dei compleanni.<br>7. Gli inviti a giocare a questo e a quello.<br>8. I commenti a cavolo.<br>9. I &#8220;Mi piace&#8221; indiscriminati, solo per spirito di appartenenza a una cerchia o un gruppo, su foto e status.<br>10. La dispersivit&#224; assoluta.<br>11. La dipendenza.</p></li></ol><p>Cosa mi mancherebbe pi&#249; di tutto, invece, dovesse mai venire a mancare internet? La possibilit&#224; di esercitare a fondo <a href="http://is.gd/QtweCL">la curiosit&#224;</a>. Ma non una curiosit&#224; generica; piuttosto, la curiosit&#224; &#8220;epistemica&#8221; e quella &#8220;specifica&#8221;; molto meno, la curiosit&#224; &#8220;diversiva&#8221; e quella &#8220;percettiva&#8221;.</p><p><em>25 agosto</em></p><p>Ci piace trovare risposte (facili, immediate) a quelli che potremmo definire &#8220;rompicapo&#8221;; molto meno porci domande (difficili, complesse, di non rapida soluzione) su quelli che viceversa potremmo meglio catalogare come &#8220;misteri&#8221;. Da qui scaturirebbero molti dei nostri attuali problemi, &#232; opinione crescente di gente che sembra capirci ed &#232; altres&#236; convinta che il modo in cui principalmente utilizziamo internet (non tanto per esercitare una curiosit&#224; epistemica, conoscitiva, intellettuale, quanto per assecondare una curiosit&#224; diversiva, cio&#232; volta ad ammazzare la noia e/o la solitudine e/o il tempo) non faccia che aggravare la situazione.</p><p><em>25 agosto</em></p><p>Contano ancora la classe sociale di appartenenza, la cura genitoriale e la vita familiare nelle scelte educative ed esistenziali dei figli, cos&#236; come nei loro sbocchi occupazionali e nei risultati lavorativi? Contano, come testimoniano anche le ricerche di Annette Lareau, compendiate in <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Unequal_Childhoods">Unequal Childhoods</a></em>. Anzi, ora che il ceto medio &#232; in forte sofferenza, non meno della scuola pubblica, contano di nuovo alla grande, e molto pi&#249; della razza.</p><p>C&#8217;&#232; poi da tenere in conto che, anche nei casi in cui si riesca tuttora a compiere il salto di classe grazie al proprio percorso formativo, spesso le differenze di partenza continuano a farsi sentire pesantemente, non ultimo a livello psicologico. Lo spiega bene un libro di Alfred Lubrano: <em><a href="http://www.amazon.com/Limbo-Blue-Collar-Roots-White-Collar-Dreams/dp/0471714399">Limbo: Blue-Collar Roots, White-Collar Dreams</a></em>.</p><p><em>26 agosto</em></p><p>Avete avuto bravi insegnanti, nella scuola e nella vita? Vi reputate voi stessi bravi insegnanti, che sia nella scuola o nella vita? Ma soprattutto, chi sono e che cosa fanno i bravi insegnanti? Leggo (sintetizzate da <a href="https://ian-leslie.com/curious/">Ian Leslie</a>) idee un po&#8217; in controtendenza rispetto ai tempi: </p><blockquote><p>I bravi insegnanti aiutano a creare [una] atmosfera [dove si accumulano un mucchio di informazioni, una grande banca dati di conoscenza memorizzata]. Indirizzano in modo attivo la curiosit&#224; di bambini e ragazzi, li aiutano a trasformare la loro curiosit&#224; diversiva in curiosit&#224; epistemica, che a sua volta comincia a costruire la banca dati che rende possibile la creativit&#224;. </p></blockquote><p>Continuo a leggere, senza troppe diversioni (nell&#8217;occasione su Kindle, del cui creatore e distributore si potr&#224; anche dire tutto il male possibile, ma che con un uso accorto consente tuttavia meraviglie che magari avercene avute quando eravamo ancora a scuola).</p><p><em>26 agosto</em></p><p>Non &#232; facile essere bravi insegnanti oggi, anche sulla scorta di tanta pedagogia, pi&#249; e meno recente, che, alla luce di nuove ricerche, si &#232; probabilmente sbagliata sul ruolo dell&#8217;educatore, convinta che bastasse lasciare gli allievi quanto pi&#249; liberi di esprimere se stessi e una loro creativit&#224; innata, dunque senza bisogno di ricevere troppe sollecitazioni e linee d&#8217;indirizzo esterne. Essere un buon esempio, per&#242;, &#232; gi&#224; qualcosa; anzi, con i tempi che corrono, direi che &#232; tanto.</p><p><em>26 agosto</em></p><p>&#8220;Ti manca <a href="https://www.facebook.com/364476506958734/photos/a.364482900291428.82707.364476506958734/732554933484221/?type=1">quell&#8217;Ascoli l&#236;, di fine anni ottanta?</a>&#8221;<br>&#8220;Boh, non saprei. Non l&#8217;ho mai vissuta tanto, in verit&#224;. Poi, a fine anni ottanta ero gi&#224; un estraneo rispetto a quel mondo. Per dirla tutta, ero nel massimo dell&#8217;estraneit&#224;: straniero in qualunque posto. Se proprio dovessi &#8216;congelare&#8217; Ascoli in una immagine sceglierei piuttosto un momento di met&#224;-fine anni settanta; quella successiva la vedo gi&#224; con molta sufficienza, con scarsissima passione. Manca la giovent&#249;, questo s&#236;; ma per il resto non so se mi manca anche l&#8217;Ascoli di venti-trent&#8217;anni fa. Era una realt&#224; abbastanza soffocante, tutta rinchiusa in se stessa. C&#8217;era senz&#8217;altro pi&#249; genuinit&#224;, e anche pi&#249; semplicit&#224;. Ma non che fosse questo gran splendore. Per alcuni aspetti &#232; forse meglio oggi, anche se ha chiaramente perso in naturalezza, in sincerit&#224;, in spontaneit&#224;, per essere invece molto pi&#249; leccata e artefatta da un lato e molto pi&#249; degradata e buttata via da un altro&#8221;.</p><p><em>26 agosto</em></p><p>Mannaggia! L&#8217;anno scorso, con tutto che era un periodo pessimo, ci scapp&#242; del buon mare (il giorno di oggi fu prima a Torre Pozzelle, nel comune di Ostuni, e poi a Torre Guaceto, tra Carovigno e Brindisi, in una sosta esplorativa prima di scendere pi&#249; a sud). Quest&#8217;anno, a parte l&#8217;estate non estate e le scarsissime finanze (gi&#224; impegnate, per altro, nella breve tappa in Germania), &#232; proprio mancata la voglia di mare e di nuotare. Nei limiti del possibile, bisogner&#224; cercare di rimediare un poco a settembre; altrimenti, come ci si arriva all&#8217;aprile e al maggio prossimi, con un autunno e un inverno che, per come vanno ora le cose, non penso saranno una ridente passeggiata, meno che mai un placido galleggiamento a poche bracciate dalla riva?</p><p><em>28 agosto</em></p><p>Quando ci capita tra le mani (o anche tra i piedi) qualcosa d&#8217;interessante, &#232; giusto, &#232; sensato lasciar perdere il resto e metterci a studiarlo. Ma non &#232; detto che ci si debba sempre o soltanto far guidare dalla ricerca dell&#8217;interessante a priori. Alle volte, in realt&#224;, anche un argomento potenzialmente noioso pu&#242;, scendendo nei dettagli pi&#249; minuti, diventare affascinante. Come osserv&#242; <a href="http://is.gd/ooDPgg">il compositore John Cage</a>: &#171;Lo Zen dice: se qualcosa diventa noioso dopo due minuti, vai avanti per quattro. Se &#232; ancora noioso, vai avanti per otto, sedici, trentadue&#8230; Alla fine si pu&#242; scoprire che non era affatto una cosa noiosa, ma anzi molto interessante&#187;. Insomma, tutto pu&#242; essere o diventare interessante, se solo ci si colloca nella prospettiva giusta, se solo ci si d&#224; il tempo di prestargli davvero attenzione. Ed &#232; proprio su questa base che James Ward diede il l&#224; alla prima <a href="http://boringconference.com/about-boring/">Boring Conference</a>, dopo aver appreso della cancellazione della Interesting Conference del 2010. And this, to me, does sound truly interesting.</p><p><em>28 agosto</em></p><p>Una pausa in mezzo alla lettura (ch&#233; anche il leggere esige delle soste, non meno del lavorare, del camminare, del pensare) per abbozzare una o due domande: ma noi italiani (italiani intesi nella media e non nelle fasce estreme, n&#233; la alta n&#233; tantomeno la bassa) sappiamo davvero scrivere? Sappiamo ancora farlo bene? &#200; un interrogativo che sorge facendo mentalmente il confronto tra il piacere che ricavo dal leggere tanti testi inglesi e americani nell&#8217;ambito della nonfiction (narrativa o meno che sia), del giornalismo e anche dei semplici blog, rispetto alla sostanziale ripulsa o alla scarsa attrazione che in genere, e specie negli ultimi tempi, mi suscitano gli equivalenti italiani. Se i primi brillano spesso per fluidit&#224; e ricchezza argomentativa, e anche per vibrante capacit&#224; di raccontare, di interessare, di coinvolgere, i secondi, oltre a denotare di frequente non poca pochezza e approssimazione in quanto vanno sostenendo, non &#232; raro che pecchino viceversa di legnosit&#224;, artificiosit&#224; e alle volte anche una buona dose di pretenziosit&#224;, dando come l&#8217;impressione che chi scrive ci prova, s&#236;, pure con tutta la buona volont&#224; e tutto il bagaglio teorico e pratico di cui dispone, ma in realt&#224; non gli riesce fino in fondo di farlo bene, con passione e sentimento e bravura autentici: sembra che gli manchi ancora pi&#249; di qualcosa o, all&#8217;opposto, che non sappia ancora a rinunciare a qualcosa, tipo il volere a tutti i costi esibire, a tutti i costi fare colpo. (Sia chiaro, metto anche me, nel mio piccolissimo, in questo giudizio non entusiastico sugli italiani che scrivono.) Boh, &#232; giusto una mia impressione di pelle e nulla pi&#249;. Ma nel caso avesse un remoto fondo di verit&#224;, a che cosa si potrebbe attribuire tutto ci&#242;? Alla scuola? Alla tradizione (intendendo, con questa, non tanto il peso dei dialetti quanto la tendenza a usare negli scritti una lingua a momenti esageratamente aulica e pomposa e in altri quasi iniziatica, quasi volutamente oscureggiante. Vedi anche nell&#8217;ambito statale, della burocrazia)? Allo scarso esercizio? Alle scarse letture? Alla voglia a tutti i costi di dire e, ultimamente, scrivere e pubblicare qualcosa, anche solo sul web, anche se o quando non si &#232; onestamente all&#8217;altezza?</p><p>Non vorrei qui dire troppe fesserie, non avendo particolari competenze in materia. Ma resta, di fondo, una sensazione che noi italiani non scriviamo particolarmente bene, in modo convincente, fluido, incisivo e appassionante allo stesso tempo. Altri, in media, mi sembrano farlo meglio, come se si applicassero di pi&#249; e da pi&#249; tempo rispetto a noi, come se partissero da basi pi&#249; ampie e pi&#249; solide; ci&#242; che quindi gli consentirebbe, accanto a una pi&#249; spiccata capacit&#224; argomentativa, anche una maggiore scioltezza e disinvoltura.</p><p><em>29 agosto</em></p><p>Partire sempre da un territorio noto, da qualcosa che gi&#224; si conosce (alle volte, letteralmente dalla porta di casa propria), e mettersi in cammino, con mentalit&#224; e fare da nomade, per trovare e seguire una strada allo stesso tempo quanto pi&#249; personale e quanto pi&#249; aperta a tutto ci&#242; che possono dispensare la vita e il mondo. Camminando in ogni caso s&#8217;impara, se si ha la bont&#224; di prestare occhi e orecchi sufficientemente curiosi, attenti e reattivi a tutto quanto s&#8217;incontra strada facendo.</p><p>In buona sostanza, una delle tesi di Robert Twigger in <em><a href="http://www.amazon.com/WALK-Robert-Twigger-ebook/dp/B00FEJ3JJG/">Walk. A self-help book</a></em>. Pi&#249; che condivisibile.</p><p><em>31 agosto</em></p><p>[Per sfinimento. O anche per divertimento.]</p><p>&#8220;Ti piace Teramo City by night?&#8221;<br>&#8220;Discreta e accogliente, direi. E poco cafona. Non male, perci&#242;.&#8221;<br>&#8220;No, non male. Poco sbracata. Tante panchine. Tante piazzette e begli angoli verdi. Tante gelaterie e poche birrerie. Si respira cultura. E non guasta quel tocco di allegria multiculturale dei ragazzi stranieri che giocano a pallone davanti al duomo. Niente male!&#8221;<br>&#8220;E ci sono pure le librerie aperte di sera: bello quel libro di Antonio Franchini a prezzo stracciato, no? Solo due euro e novanta, roba che manco Abebooks&#8230; E di Ascoli City by night, invece, che mi dici?&#8221;<br>&#8220;Bella, ma fredda.&#8221;<br>&#8220;Per il travertino?&#8221;<br>&#8220;Non soltanto quello&#8221;.<br>&#8220;E che altro, allora?&#8221;<br>&#8220;La gente non dialoga.&#8221;<br>&#8220;Sarebbe a dire?&#8221;<br>&#8220;Non mi pare che tra le persone ci si parli molto. Pi&#249; che altro ci si sbraca, o ci si pavoneggia. I ragazzi specialmente, ma non solo loro.&#8221;<br>&#8220;Dici?&#8221;<br>&#8220;S&#236;! Troppe birrerie e poche gelaterie, all&#8217;opposto di Teramo: &#232; una differenza che salta subito all&#8217;occhio. Poi, nonostante i monumenti e le piazze non si respira cultura, ma una mentalit&#224; chiusa, da&#8230; paesone.&#8221;<br>&#8220;Ma Teramo &#232; una citt&#224; universitaria.&#8221;<br>&#8220;Appunto.&#8221;<br>&#8220;Appunto cosa?&#8221;<br>&#8220;C&#8217;&#232; cultura!&#8221;<br>&#8220;Ma pure in Ascoli da diversi anni c&#8217;&#232; l&#8217;universit&#224; &#8211; vedi soprattutto Architettura &#8211; e non mancano certo i laureati.&#8221;<br>&#8220;S&#236;, ma non si nota molto. Peccato.&#8221;<br>&#8220;Perch&#233;, nella tua Pescara la cultura si nota?&#8221;<br>&#8220;Cos&#236; cos&#236;.&#8221;<br>&#8220;Spiega, spiega.&#8221;<br>&#8220;Avast! &#200; notte fonda, sono morta di sonno e sto cominciando a sparlare.&#8221;<br>&#8220;Te la fili, eh?&#8221;<br>&#8220;Tanto lo so che con te non avr&#242; mai l&#8217;ultima parola!&#8221;<br>&#8220;Sei proprio sicura?&#8221;<br>&#8220;YAWN!&#8221;</p><p><em>1 settembre</em></p><p>Ultima domenica di agosto &#8211; nell&#8217;occasione, anche ultimo giorno del mese &#8211; trascorsa perlopi&#249; in territorio teramano, a dispetto della festa del paese. Girati cos&#236; un po&#8217; di posti, vecchi e nuovi, e fatti anche diversi confronti e commenti.</p><p>Appurato una volta di pi&#249;, per esempio, che preferiamo le piazzette raccolte di un tempo, dialoganti con ci&#242; che hanno attorno e che dunque assolvono a una vera funzione di incontro e di scambio, oltre che di relax, alle piazze sovradimensionate di pi&#249; recente concezione e costruzione, di per s&#233; magari belle, ma troppo spesso sganciate del tutto dagli edifici che le circondano, quando va bene separate da questi da muri di recinzione, quando va peggio anche da strade e parcheggi. Insomma, per farla breve, Sant&#8217;Egidio City batte Piane di Morro City, ci sta poco da fare. Nella prima si va volentieri per il mercato e anche per fare colazione, prendere un gelato o comprare il giornale. Nella seconda, col cavolo: se non ci vivi, ci puoi fare una visita, ma presto ne scappi.</p><p>Poi, a livello di borghi: se riescono a mantenere una loro vita discreta per tutta la durata dell&#8217;anno, senza conoscere solo vampate di attivit&#224; e di presenze umane strettamente legate a qualche evento stagionale, culturale-artistico o mangereccio che sia, ok, hanno buone speranze di resistere nel tempo; viceversa, con la stessa rapidit&#224; e intensit&#224; con cui hanno attratto frequentatori rischiano di perderne. Con esempi concreti: Civitella del Tronto resta nettamente superiore a Castelbasso, malgrado le belle mostre estive che qui si organizzano.</p><p>E infine: il complesso abbaziale di Santa Maria di Propezzano, nel comune di Morro d&#8217;Oro. Ma come si fa a non tenerlo aperto, almeno d&#8217;estate, almeno di domenica? Perch&#233; uno dovrebbe telefonare per tempo a qualcun altro per programmare una visita? E come si fa a permettere ad appena dieci metri di distanza un bar con giocatori di carte che, ancora nel 2014, continuano a smadonnare quando il compagno sbaglia una giocata? Ci sembra un emblema perfetto dell&#8217;Italia che non valorizza per niente le innumerevoli bellezze e ricchezze patrimoniali di cui dispone, per continuare invece imperterrita a dare sfoggio del peggio di s&#233;, proseguendo cos&#236; nell&#8217;opera di scavarsi la fossa da sola.</p><p><em>1 settembre</em></p><p>Quando si dice idem sentire: con <a href="http://www.corriere.it/cronache/14_settembre_01/impresa-resistere-crisi-un-paese-stanco-senza-piu-passioni-2da9be0a-3199-11e4-a94c-7f68b8e9ffdd.shtml">Claudio Magris</a> si condivide sempre quasi tutto. Vai a contestargli, per esempio, quanto scrive oggi sul Corriere:</p><blockquote><p>[L]a nostra societ&#224; sembra aver perso, in generale, mordente, slancio, capacit&#224; di progetto e di protesta, passione. Ci&#242; che manca, da qualche tempo, &#232; soprattutto la passione politica, che ha contrassegnato &#8211; con le sue lotte, i suoi furori, le sue faziosit&#224;, i suoi ideali &#8211; la vita del Paese dal Dopoguerra (l&#8217;antifascismo e i diversi antifascismi, lo scontro tra comunismo e democrazia liberale, la tumultuosa crescita economica che portava con s&#233; tensioni, entusiasmi e progressi sociali) agli anni dei governi Berlusconi, che scatenavano ancora amori e odi. L&#8217;ultima fiammata di irruente accensione degli animi &#232; stato il Movimento 5 Stelle, che tuttavia non solo sembra affievolirsi, ma che non pare essere stato, a differenza di altre formazioni pur tendenti all&#8217;estremismo, una componente organica del Paese.</p><p>L&#8217;Italia sembra vivere stanca, depressa ma senza drammi, indifferente alla politica ovvero al proprio destino, giacch&#233; la politica &#232; la vita della Polis, della comunit&#224;. Un Paese senza.</p></blockquote><p>E senza uno scatto di qualche tipo, che ci resta? Di intonare il de profundis?</p><p><em>1 settembre</em></p><p>Il <a href="https://www.facebook.com/paesaggidabruzzo/photos/a.366585320048274.86668.191685137538294/835899593116842/?type=1">faro</a> dei sogni, quello che rischia di spegnersi del tutto se per troppo tempo si smette di alimentarlo?</p><p><em>2 settembre</em></p><p>Bisogna pretendere da se stessi, e non accontentarsi di fare il minimo sindacale, il minimo indispensabile per tirare avanti, magari prendendosela anche con questo o con quello se poi arriva il momento che le cose non vanno come dovrebbero o potrebbero. Nell&#8217;attimo esatto in cui tiriamo i remi in barca, ci condanniamo in qualche modo da soli.</p><p><em>2 settembre</em></p><p><a href="http://www.chicagomag.com/Chicago-Magazine/September-2014/What-Happened-to-Motorola/">Un caso esemplare, quello di Motorola</a>, su come un&#8217;azienda possa giungere a dominare un particolare mercato nel momento esatto in cui in realt&#224; sta iniziando il suo declino. Ovvero, di come un grande successo possa anche dare alla testa, facendo perdere di vista gli stessi fattori su cui quel successo era stato costruito: vale a dire, pi&#249; di ogni altra cosa, un continuo processo innovativo; massicci investimenti &#8211; anche o soprattutto in capitale umano &#8211; in ricerca e sviluppo per essere sempre all&#8217;avanguardia; la realizzazione e commercializzazione di un numero limitato di prodotti ma di qualit&#224; super.</p><p><em>2 settembre</em></p><p>Il Kindle &#232; di tutta immediatezza, praticit&#224; e anche utilit&#224;. Ma, chiss&#224; perch&#233;, l&#8217;arrivo di un ordine cartaceo mette ancora in corpo un&#8217;euforia che quello pu&#242; soltanto sognarsela. Gi&#224; vedere, toccare e annusare il cartoncino del pacchetto &#232; un mezzo sballo. Quando poi prendi delicatamente in mano il libro che con tanto impeto sei andato a cercare appena hai letto un nome che istantaneamente ti ha fatto drizzare delle antenne, ah, la poesia. Chi &#232; nato in un mondo in cui i libri erano ancora una merce rara e preziosa, che suscitava in pari misura attrazione e soggezione, difficilmente superer&#224; mai questo feticismo per l&#8217;oggetto cartaceo ben fatto e confezionato.</p><p><em>2 settembre</em></p><p><a href="http://www.theparisreview.org/interviews/6329/the-art-of-comics-no-2-chris-ware">Chris Ware</a> su &#171;The Paris Review&#187;: </p><blockquote><p>It was the Peanuts collections in my grandfather&#8217;s basement office that really stayed with me through childhood and into college. Charlie Brown, Linus, Snoopy, and Lucy all felt like real people to me. I even felt so sorry for Charlie Brown at one point that I wrote him a valentine and sent it to the newspaper, hoping he&#8217;d get it. I&#8217;ve said it many times before, but Charles Schulz is the only writer I&#8217;ve continually been reading since I was a kid. And I know I&#8217;m not alone. He touched millions of people and introduced empathy to comics, an important step in their transition from a mass medium to an artistic and literary one.</p></blockquote><p><em>3 settembre</em></p><p>&#8220;Ce ne sta in giro di cenceria, no?&#8221;<br>&#8220;Una montagna?&#8221;<br>&#8220;Il 99 per cento dei vestiti dentro a &#8217;sti negozi so&#8217; cenci.&#8221;<br>&#8220;Perch&#233;, quasi tutto il resto della roba che &#232;? Anche tra i libri, ti pare se ne salvino tanti? Basta guarda&#8217; le copertine e a uno appena appena un po&#8217; esigente gli viene subito voglia di scappare.&#8221;</p><p><em>3 settembre</em></p><p>&#8220;Non &#232; che stai accarezzando l&#8217;idea di scrivere qualcosa?&#8221;<br>&#8220;Io scrivere? No, no. C&#8217;&#232; gi&#224; chi lo fa &#8211; cio&#232;, se mi desse un po&#8217; pi&#249; ascolto, saprebbe e dovrebbe farlo &#8211; anche per me. A meno di non provare a dare vita a una nuova coppia alla Age&amp;Scarpelli o Rulli&amp;Petraglia. Ma in tal caso, hai voglia a magna&#8217; patate!&#8221;</p><p><em>4 settembre</em></p><p>Traducendo all&#8217;impronta da <em><a href="http://www.amazon.com/WALK-Robert-Twigger-ebook/dp/B00FEJ3JJG/">Walk. A self-help book</a></em>, di Robert Twigger:</p><blockquote><p>[Di fronte a ci&#242; che ci suscita pensieri negativi, scegliere di concentrarci su qualcosa di diverso.] Ne siamo capaci tutti, non ci vuole alcuna forza di volont&#224;. &#200; necessario il desiderio di farlo. Forse anche la curiosit&#224;. Bisogna abituarsi a scegliere su che cosa fissare lo sguardo quando la mente diventa &#8220;occupata&#8221;. Ripensando al passato, per esempio, decidere di mettersi in una prospettiva tale da poter cogliere qualcosa di positivo. Un modo immediato &#232; modificare la scala temporale: in una prospettiva pi&#249; lunga gli eventi cambiano di significato. E se ci&#242; conferisce loro una luce pi&#249; positiva, adottare quella prospettiva.</p></blockquote><p><em>6 settembre</em></p><p>Rivestire oggi, anche per poco, giusto il tempo di rivedere come ci si stava, i panni di ieri, quelli che hai fatto tanto per liberartene? Una volta, per sfizio, per curiosit&#224;, per gentilezza o soltanto per incapacit&#224; di dire no, forse anche s&#236;. Di pi&#249;, certo che no. Figurarsi con quelli dell&#8217;altroieri.</p><p><em>15 settembre</em></p><p>&#8220;Ma di&#8217;, ti manca Facebook, dieci giorni dopo essertene ristaccato?&#8221;<br>&#8220;Non direi. Superati i primi due o tre giorni di assenza, non si soffre granch&#233; a esserne lontani. Restandone fuori si perde sicuramente in interazioni e conversazioni, ma si guadagna alla grande in tempo da dedicare ad altro e, non ultimo, in una maggiore concentrazione e attenzione in ci&#242; che si fa. Perci&#242; non mi stupirei se un giorno qualcuno scrivesse un libro specificamente sul &#8216;grande inganno&#8217; dei social media, come gi&#224; altri lo hanno fatto per <a href="http://www.goodreads.com/book/show/9549611-il-grande-inganno-del-web-2-0">quello del web 2.0</a>.&#8221;</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[In forma di tweet]]></title><description><![CDATA[Bisogna ammetterlo, anche di Twitter uno poteva benissimo farne a meno. Tutti quei &#8220;Cip, cip, cip cip!&#8221; seminati nel corso degli anni, a che pro?]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/in-forma-di-tweet</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/in-forma-di-tweet</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Mon, 10 Aug 2026 04:58:39 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XLyR!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7c4bef5f-69d3-465b-83e8-03eea21e8370_577x396.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Se non si &#232; capito, ho un&#8217;ossessione: riandare spesso al passato, in qualunque sua forma, ma in particolare in fatto di traduzioni amate e letture rimaste impresse, cos&#236; come di note sparse per la rete nel corso degli anni.</em> <em>&#200; un modo come un altro per provare a dire qualcosa (anche se starsene in silenzio, non avendo nulla di nuovo o significativo da proporre, di certo non guasterebbe). O, se vogliamo, &#232; un modo di provare a trattenere qualcosa in un mondo dove &#232; tutto troppo veloce ed effimero e anche di ci&#242; che uno legge, scrive o traduce alla fine rimane ben poco, nella memoria non si deposita quasi nulla che poi permetta di condurre ragionamenti complessi e di scrivere testi lunghi e ben strutturati: longform per chi ama la nonfiction, racconti o gi&#249; di l&#236; per gli appassionati di narrativa. </em></p><p><em>Personalmente, non sono mai stato molto capace di scrivere testi lunghi </em>&#8211;<em> salvo forse alle medie (quando, non so perch&#233;, mi uscivano dei temi chilometrici) e, con un salto di vent&#8217;anni, quando &#232; arrivato il momento delle email (soprattutto intervendo su alcune mailing list di traduttori, mi veniva spontaneo sbrodolare, anzich&#233; limitarmi a dire due cose in croce) e poi dei blog, dove mi piaceva esprimermi compiutamente. Sennonch&#233;, dopo sono arrivati anche i social e, nel mio caso, in particolare &#232; arrivato Twitter (Facebook in principio l&#8217;ho snobbato, e anche in seguito non l&#8217;ho amato troppo, tanto da uscirmene ogni due o tre anni e rientrarvi solo per un anno o due, ricascando ogni volta in un deteriore vortice di &#8220;escribizionismo&#8221;), e con il suo limite dei 140 caratteri a tweet (limite portato a 280 nel 2017, ma di fatto cambiando poco) &#232; stato il trionfo della frantumazione e dell&#8217;immediatezza, con il risultato che si &#232; ridotta la capacit&#224; di attenzione e rattrappita quella di ragionare e anche di scrivere per bene. </em></p><p><em>Se si desiderava avere un pubblico, bisognava essere rapidi e lapidari, spiritosi e tranchant, dei feroci e sprezzanti battutisti anzich&#233; dei seri ragionatori e meticolosi tessitori di parole. Internet stava diventando in tutto e per tutto un bar dello sport universale, caciarone e inconcludente, sbracato e menefreghista, dove si poteva dire la qualunque senza badare alle conseguenze, non una rete di caff&#232; dove si pendeva dalla bocca di alti pensatori e ci si guardava dal prendere la parola senza aver prima elaborato dentro di s&#233; pensieri degni di essere condivisi.</em></p><p><em>Ripensandoci adesso che sono ormai due anni che me ne sono tirato fuori completamente , direi che Twitter/X &#232; stato </em>&#8211; <em>ed &#232; </em>&#8211; <em>molto pi&#249; dannoso di Facebook e di altri social in termini di degenerazione e scadimento complessivo del discorso pubblico, avendo alimentato il peggio del peggio e, in qualche modo, coinvolto in questo arretramento persino chi sia sforzato di farne un uso il pi&#249; parco e controllato possibile. </em></p><p><em>Tutto questo per dire che, pur non avendo ecceduto in nulla di particolare, se non un vacuo scrivere pensierini-ini-ini, non vado per niente orgoglioso di essermi fatto irretire da Twitter durante tutti gli anni Dieci e l&#8217;inizio dei Venti: come tanti altri utenti, avrei potuto impiegare molto meglio il mio tempo, dedicandomi a letture e, perch&#233; no?, scritture di livello superiore, o semplicemente stando meno attaccato a un computer o uno smartphone, per godere di pi&#249; la vita all&#8217;aperto. E mi sarei anche risparmiato alcuni periodici e patetici tentativi di compilare una raccolta dei miei tweet pi&#249; significativi, sempre per quel bisogno ricorrente di &#8220;provare a trattenere qualcosa&#8221; di cui accennavo all&#8217;inizio. </em></p><p><em>In altre parole, adesso non avrei nessun motivo di riproporre qui, a illustrazione di quanto sopra, <strong>un calderone di tweet seminati tra il 2009 e il 2012</strong>, pi&#249; qualche inserto improprio &#8211; cio&#232; fuori da Twitter &#8211; del 2013. Il tutto senza un ordine temporale n&#233; tematico, e preso pari pari da un vecchio <a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2013/12/12/in-forma-di-tweet/">post del sito personale</a>.</em></p><div><hr></div><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XLyR!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7c4bef5f-69d3-465b-83e8-03eea21e8370_577x396.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XLyR!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7c4bef5f-69d3-465b-83e8-03eea21e8370_577x396.jpeg 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Cos&#236; tu alla seconda rilettura di una tua traduzione, avanti e indietro con il tronco davanti allo schermo.</p></li><li><p>Ti sarai pure dato al podismo, ma il paragone tra traduzione e ciclismo resta sempre il pi&#249; calzante. Pedala, allora, e non pensare ad altro.</p></li><li><p>Si lavora bene la notte, al riparo delle distrazioni-apprensioni-irritazioni dell&#8217;attualit&#224;, ma fatte le due pu&#242; bastare.</p></li><li><p>Fatte le due, si possono fare anche le tre. Ma che non diventi una costante &#8211; perch&#233;, se proprio deve essercene una, niente meglio delle 23.23.</p></li><li><p>Si fanno pure le tre, tre notti di fila, ma poi si paga, come ogni eccesso.</p></li><li><p>Succeder&#224;. Non sai come, non sai quando, ma succeder&#224;. Di colpo tutto questo finir&#224;. Con un rischio: che cambi tutto per non cambiare niente.</p></li><li><p>Sempre un po&#8217; quella, la sensazione: di straniero nel proprio paesello, isolato e sfigato, acculturato e sofisticato e snob del cavolo.</p></li><li><p>Non fosse che sei troppo piceno e sibillino, mica male le acque e le terre marrucine &#8211; e pi&#249; ancora i vini &#8211; tra l&#8217;Adriatico e la Maiella.</p></li><li><p>Da capire perch&#233; se c&#8217;&#232; crisi, o tira aria di crisi, puntualmente ti ritrovi in crisi. Sar&#224; la natura ansiosa? Saranno le antenne sensibili?</p></li><li><p>Momenti euforici in cui le energie si autorigenerano e riesci a fare di tutto; altri, sfiniti, in cui non ti alzeresti mai dal letto.</p></li><li><p>In uno spirito di auto-accanimento, ci vediamo spesso pieni di difetti. In realt&#224;, ti accorgi presto, non che gli altri siano cos&#236; migliori.</p></li><li><p>In un presente che poco entusiasma e un futuro sempre pi&#249; indefinito, sempre quella la ricetta? Uno o pi&#249; passi indietro per ripartire di rincorsa?</p></li><li><p>Questa voglia di velluto, questa voglia di fl&#226;nerie, questa voglia di non-si-sa-che in mezzo a valanghe informative, irritazioni e poco pi&#249;.</p></li><li><p>Un mero surrogato di vita, la vita online. Ma se e quando quella reale difetta, meglio questa imperfetta integrazione che la fuga nel niente.</p></li><li><p>Un gran calderone la vita, una continua aggiunta di elementi e una lenta cottura.</p></li><li><p>Quante cose &#8211; troppe, inutili, vane &#8211; accumulate negli anni &#8211; per sfizio? vanit&#224;? malinconia? solitudine? &#8211; senza farne un vero utilizzo.</p></li><li><p>L&#8217;inesausta malinconia/poesia del crepuscolo.</p></li><li><p>La beatitudine di riuscire a staccarsi e astrarsi.</p></li><li><p>La distanza: uno scoglio che graffia, a fior d&#8217;acqua.</p></li><li><p>Anche gli amori di lunga data prima o poi sfioriscono. E se proprio non finiscono, di certo qua e l&#224; si annacquano e vivono fasi di forte stanca.</p></li><li><p>Ci si chiede, tante volte, se non fosse stato meglio perseverare in altre strade, resistendo alla fascinazione della parola scritta.</p></li><li><p>Leggere, scrivere, tradurre? Tutto molto bello. Ma vuoi mettere pedalare, nuotare, scarpinare, correre, faticare, sudare, vivere!</p></li><li><p>Affaticamenti fisici e stress mentali: di gran lunga preferibili i primi, liberatori; i secondi, costrittivi-oppressivi, preludio di rotture.</p></li><li><p>Per sconfiggere stress, malinconia, freddo, umido, buio, niente come correre: piano quanto vuoi, a lungo quel che puoi, ma correre.</p></li><li><p>Pot&#233; gareggiare un anno solo, scriver&#224; forse un giorno, ma fu un anno stupendo, che ricorder&#224; per sempre.</p></li><li><p>Il ricordo struggente di felici corse folli e il pensiero che senza essere un po&#8217; folli di rado si raggiungono traguardi felici.</p></li><li><p>Come direbbe la Mondaini: &#171;Che barba che noia, che noia che barba&#187;. I sabati chiusi in casa sono la quintessenza del rincoglionirsi.</p></li><li><p>Sono da soli / tanti sabati sera. / Ma non stan bene.</p></li><li><p>La domenica / niente interruzioni. / Un grande lusso.</p></li><li><p>Star in pigiama / &#232; buona domenica. / Non vergognarti.</p></li><li><p>Sul d&#236; di festa / la pioggia a singhiozzi. / Come la vita.</p></li><li><p>Inconcludenza: il guaio di tenersi liberi per qualcosa che non arriva.</p></li><li><p>Avr&#224; anche ragione Cioran sulla bont&#224; dell&#8217;indolenza ma, se non stemperate, le lunghe attese finiscono per esasperare.</p></li><li><p>Sempre lei: la paura di sbagliare che porta ogni volta solo a commettere errori pi&#249; grandi.</p></li><li><p>Anche le batoste hanno una loro utilit&#224;. Specie se ripetute, sono indice di qualcosa di profondo che non va e richiede cos&#236; urgente rimedio.</p></li><li><p>Con il tempo diventiamo tutti un po&#8217; &#8220;spietati&#8221; che non si fanno intimorire troppo e, quando necessario, tirano dritto?</p></li><li><p>Conoscere le minuzie e i pi&#249; intimi dettagli della vita di un autore, come di un normale individuo, lo fa amare di pi&#249;? No, lo fa esecrare.</p></li><li><p>Noi ventenni a cavallo di ottanta e novanta, un po&#8217; sognanti un po&#8217; pratici un po&#8217; letargici un po&#8217; smaniosi un po&#8217; sempre in divenire.</p></li><li><p>Le nuvole spazzer&#224; via / ma non la voglia di Bahia / questo vento lancia in resta / che l&#8217;inquietudine ridesta.</p></li><li><p>Si tira tardi / ma non &#232; mica bene. / Notte su notte.</p></li><li><p>Fuori di senno / frullati di notizie. / Fiori di fuori.</p></li><li><p>Canto silente / le ore della notte. / Sogno vivente.</p></li><li><p>A notte fonda / a cosa pensi non sai. / &#200; quello che sai.</p></li><li><p>Se ci si pensa, ma quanto &#232; crudele maggio! Il mese forse pi&#249; dolce, ma anche il pi&#249; atroce, dispensando a piene mani bellezza e dolore.</p></li><li><p><em>Semaine &#233;puis&#233;e / on ne peut plus pour ce soir. / Bonne nuit au revoir.</em></p></li><li><p>Voglia voglia voglia&#8230; di piantarla con il frammentario e lo sminuzzato &#8211; cosa che detta via Twitter &#232; un po&#8217; il colmo.</p></li><li><p>Quella perturbante sensazione di un lento ma inesorabile smottamento &#8211; fino a una precipitosa frana finale o che altro?</p></li><li><p>Che sarebbe se si potesse cambiare vita con la stessa facilit&#224; e frequenza con cui si apre o rinnova un sito/blog/profilo.</p></li><li><p>Come sempre, quando il presente non ti soddisfa e di futuro non si scorge traccia, cerchi conforto (vano) nel passato.</p></li><li><p>Quegli scatti di trascorsi adolescenziali scomposti e rimossi che si materializzano nella casella di posta, suscitando un&#8217;infinita tenerezza.</p></li><li><p>Sedersi su ci&#242; che uno gi&#224; ha: se non l&#8217;errore pi&#249; grande, sicuramente una grave sconsideratezza.</p></li><li><p>Stanco! Stanco di un mondo dove vige il dio quattrino e la bellezza non ha alcun valore! Stanco di un mondo di arricchiti e di mediocri!</p></li><li><p>Dopo tutto quel che c&#8217;&#232; voluto per bonificare valli e paludi e cos&#236; debellare fame e malattie varie, ora le cementifichiamo a tutto spiano.</p></li><li><p>&#171;Forse dire che amo il mio Paese non &#232; esatto. Spesso lo disprezzo.&#187; &#8211; Mario Vargas Llosa riguardo al Per&#249; (e tu riguardo all&#8217;Italia).</p></li><li><p>Di crisi in crisi, di bolla in bolla, di guerra in guerra, di emergenza in emergenza: sarebbe questa la fukuyamiana &#8220;fine della storia&#8221;?</p></li><li><p>Quel bisogno di sentirsi fisicamente vivo, correndo a lungo sotto la pioggia e, non ancora sazio d&#8217;acqua, aggiungerci 60 vasche in piscina.</p></li><li><p>La verit&#224;, la verit&#224;? Quando torna il bel tempo e lavori all&#8217;aperto, in campagna, passa tutto&#8230; be&#8217;, quasi tutto.</p></li><li><p>Sazi di realt&#224;, strafogati di irrealt&#224;, un digestivo a base di iridescente contemplativit&#224;.</p></li><li><p>Ma come ci piace leggere ad alta voce! E come si capisce bene, in questo modo, se un libro, un racconto, un articolo merita oppure no!</p></li><li><p>Rallentare la lettura al livello della frase, della proposizione, quasi della parola. Leggere a voce alta, solo per s&#233;. Sentire il ritmo.</p></li><li><p>Una conferma, in mezzo alle tante incertezze e le innumerevoli incognite: febbraio &#232; uno dei mesi migliori per leggere e scoprire nuove voci.</p></li><li><p>Era ieri che tuo padre accompagnava te dall&#8217;oculista e poi dall&#8217;ottico; oggi i ruoli sono invertiti, e capisci che anche tu sei invecchiato.</p></li><li><p>Il meglio sar&#224; anche gi&#224; stato ma, questo &#232; un fatto, tu sei meglio oggi di ieri.</p></li><li><p>Chiss&#224;, diventare adulti &#232; anche imparare a fare a meno dei propri idoli, come di ogni altro idolo, e senza fare di se stessi un idolo.</p></li><li><p>Se il nostro universo sonoro &#232; quello fissato dalla musica ascoltata nei primi trent&#8217;anni, ti credo la tenace rabbiosa/lirica malinconia.</p></li><li><p>Il bisogno di ridare spazio al bello &#8211; ma non nel senso della bellezza fisica, quella costruita, esibita, usata come merce di scambio.</p></li><li><p>Il disincanto: questa tacita ammissione di sconfitta, questa apatica dichiarazione di ritirata, senza pi&#249; l&#8217;entusiasmo n&#233; la rabbia.</p></li><li><p>C&#8217;&#232; chi stuzzica, e cos&#236; rimetti mano a Cioran: &#171;Non la paura di intraprendere, ma la paura di riuscire spiega pi&#249; di un fallimento&#187;.</p></li><li><p>E Cioran che (come sempre!) sentenzia sulla speranza inconscia che compensa quelle, esplicite, respinte o esaurite.</p></li><li><p>E no, non si pu&#242; mica ricominciare ogni volta la giornata sorbendosi la solita e orripilante dose quotidiana di mediocrit&#224; e squallore.</p></li><li><p>&#200; un orizzonte di crisi, d&#8217;accordo, ma presto pure i discorsi pi&#249; alti sulla crisi vengono a noia, svuotano, snervano, e se ne fugge via.</p></li><li><p>Ci si sveglia di un buon umore che, in declino durante il giorno, si riprende solo con la notte. <a href="http://www.lastampa.it/2011/09/29/societa/dai-messaggini-su-twitterla-mappa-mondiale-dell-umore-5AU5iTowEQwjeyAert8ASN/pagina.html">Parola di Twitter</a>.</p></li><li><p>Ci si sveglia presi dalle cose del mondo, ci si porta verso la sera con le suggestioni delle parole, ci si addormenta tra i pensieri dell&#8217;io.</p></li><li><p><em>Again and again, &#8220;these rivers of suggestion are driving me away.&#8221;</em></p></li><li><p>Qualcosa di nuovo qualcosa di nuovo qualcosa di nuovo.</p></li><li><p><em>As&#237; y as&#237; y as&#237;&#8230; as&#237; me gusta: traducir una mezcla de ingl&#233;s y espa&#241;ol.</em></p></li><li><p>In superficie le cose magari migliorano; in profondit&#224; &#232; tutto da vedere.</p></li><li><p>Sembra sempre che non cambi mai niente; a ben vedere, invece, cambia tutto e fin troppo rapidamente.</p></li><li><p>I nostri pesanti sabati sera da soli; pesanti perch&#233; dicono molto, perch&#233; parlano da soli, perch&#233; ci inchiodano al fondo di noi stessi.</p></li><li><p>Il pigro ripristino della routine dei sabati lavorativi (sere comprese), a sancire l&#8217;addio alle feste e al greve attorcigliarsi dei pensieri.</p></li><li><p><em>Il pleut aussi ce soir / il pleut mais on ne pleure pas / qu&#8217;elle est belle comme &#231;a / ce dimanche il sait plevoir.</em></p></li><li><p>L&#8217;insonnia uscendo dalle feste; l&#8217;insonnia andando a letto troppo presto; l&#8217;insonnia (s)ragionando tra s&#233; e smaniando per qualcosa di nuovo.</p></li><li><p>Se ci freghi pi&#249; l&#8217;incapacit&#224; di staccarci dal passato, dalle origini, o pi&#249; la brama di un&#8217;alterit&#224; e un altrove irraggiungibili.</p></li><li><p>&#171;La vera fortuna &#232; non avere paura del proprio futuro&#187;, sottolinei e traduci in una delle ultime pagine di un romanzo appena letto.</p></li><li><p>Questa te la devi segnare: &#171;A volte prendere decisioni temerarie &#232; importante nella vita di una persona&#187;.</p></li><li><p>&#171;<a href="http://www.rivistastudio.com/in-breve/devo-proprio-mandare-questa-e-mail/">Devo proprio mandare questa e-mail?</a>&#187; Domanda da estendere a tweet, link, aggiornamenti di stato, post e cazzeggi vari.</p></li><li><p>Il pensiero che siano sempre le email, anche quelle non scritte e quelle senza risposta (soprattutto quelle), a dire pi&#249; di ogni altra cosa.</p></li><li><p>Poi, mica &#232; sempre vero che non rispondi (meno di un tempo, ma a volte rispondi &#8211; con cura), solo che spesso ne va della tua concentrazione.</p></li><li><p>Ora che hai avuto la conferma (tacita) che ti aspettavi, potete anche tornare a ignorarvi cordialmente: tu resti un signore, altri chiss&#224;.</p></li><li><p>Fanno male le separazioni, di ogni tipo, come negarlo. Ma alla fine, se si &#232; solo in due (parti) e non ci sono pregressi, basta ignorarsi.</p></li><li><p>Sospesi tra un passato che non passa, ma ammalia e grava al tempo stesso; un presente senza fascino, che inebetisce; un futuro che non si sa.</p></li><li><p>Non avere voglia, non avere voglie: se non peggio, non meglio di una vita di smanie. Un protratto, monotono, sterile inverno.</p></li><li><p>L&#8217;inquietudine del mattino finch&#233; non fissi almeno un pensiero, finch&#233; non ti stacchi dal mondo elettronico e ti immergi nelle tue cose.</p></li><li><p>Forte nelle pause la smania di correre a curiosare sul web. Ma per chi pu&#242;, quanto pi&#249; utile adagiarsi a leggere una pagina di un libro.</p></li><li><p>&#171;Non impariamo mai niente, semplicemente diamo un nome nuovo ai vecchi errori.&#187; &#8211; <a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845902956">Edward Dahlberg</a></p></li><li><p>Quella mappatura di s&#233; che spesso &#232; tenere un blog.</p></li><li><p><em>Quelle mediocrit&#233; ! Ce n&#8217;est que du bla bla !</em></p></li><li><p>Doversi difendere di pi&#249; dall&#8217;assordante cicaleccio del mondo o dalla <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=voj7brTmcqU">Fortezza Bastiani</a></em> dell&#8217;ossessione dell&#8217;io?</p></li><li><p>Dacci oggi il nostro strepito quotidiano? No, dacci una <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=MMuATQgiJJM">Lucky Town</a></em> dove <em>&#8220;I&#8217;m gonna lose these blues I&#8217;ve found&#8221;.</em></p></li><li><p>Una forma di resistenza non cominciare la giornata con le notizie del giorno.</p></li><li><p>La fortuna, a volte, di dover ottemperare ad altri impegni e cos&#236; rimanere lontani dal cuore degli eventi e al riparo dai flussi informativi.</p></li><li><p>Non gioisci, a tragedie e disastri, ma non riesci nemmeno pi&#249; a stupirti, indignarti o addolorarti pi&#249; di tanto, e di questo e di tant&#8217;altro.</p></li><li><p>Allietano sempre le masse giovanili in movimento. Ma il sorriso &#232; attenuato dal pensiero di quel che pu&#242; celarsi subito dietro l&#8217;angolo.</p></li><li><p>Pi&#249; passa il tempo e pi&#249; sei convinto che la tua generazione (X o gi&#249; di l&#236;) &#232; quella rimasta &#8211; e che &#232; &#8211; pi&#249; con le mani in mano.</p></li><li><p>Questo tempo di cos&#236; incerta lettura, con buone previsioni ma tuoni e lampi &#224; gogo. Non &#232; quiete, non &#232; tempesta. Solo un grande NON SO.</p></li><li><p>&#200; vero che il tempo non si ripete mai allo stesso modo, ma ad avere un po&#8217; di memoria storica certe sue evoluzioni si somigliano alla grande.</p></li><li><p>Crescente &#232; in giro lo spazientimento, ma grande sempre resta la rassegnazione, e in generale ci si raccapezza sempre di meno.</p></li><li><p>Vero, come sosteneva Musil, che il mondo si pu&#242; paragonare a &#171;una commedia scadente&#187;.</p></li><li><p>Ti credo poi che uno sviluppi i sintomi di una gastrite nervosa, tanto negli ultimi tempi &#232; incazzato nero, maschere quiete e pacate a parte.</p></li><li><p>E il paese, diventato finalmente un paese normale, ben retto da un governo dei migliori, anzich&#233; dai mediocri, sprofond&#242; nella noia. Magari!</p></li><li><p>Il fatto che, non per entusiasmarci ma giusto riappacificarci un po&#8217;, bastasse un governo sulla carta ammodo dice da s&#233; quanto stavamo male.</p></li><li><p>Sempre pi&#249; con Popper e la sua critica dell&#8217;idea/superstizione della democrazia comando del popolo, per la democrazia giudizio del popolo.</p></li><li><p>Tutto si potr&#224; dire dei tempi che viviamo meno che non siano interessanti, per come obbligano a rivedere costantemente i nostri parametri.</p></li><li><p>Anziani che discutono vicino alla tua finestra, senza lamentarsi che la vita cambi. L&#8217;unico problema &#232; la rapidit&#224; dei cambiamenti. Gi&#224;!</p></li><li><p>Puoi detestarla quanto vuoi, la realt&#224; fattuale, e trovarti molto meglio nel virtuale, ma prima o poi questa viene sempre a trovarti.</p></li><li><p>Il sospetto, prima riflettendo in auto e poi leggiucchiando, che essere programmaticamente anti e sempre in negativo designarsi, porti male.</p></li><li><p><em>Someone says sometimes you should stop &#8220;<a href="http://dizionari.zanichelli.it/word-of-the-day/2012/01/17/deprecating__deprecatingly/">deprecating</a>&#8221; yourself.</em></p></li><li><p>&#171;L&#8217;inferno esiste: &#232; il centro commerciale di domenica&#187;, she dixit.</p></li><li><p>L&#8217;insofferenza per gli iper era nota, ma quella per i borghi di cartongesso degli outlet (il non plus ultra di consumo e kitsch) non ha pari.</p></li><li><p>Guidare in autostrada senza i camion e di colpo cogliere, dalle pochissime Fiat, Alfa e Lancia in circolazione, tutto il declino dell&#8217;Italia.</p></li><li><p>Che pace, con le strade silenziose, pochi veicoli in corsa, pochi motori in azione, ogni suono e movimento ovattato. Pi&#249; Natali per tutti!</p></li><li><p>Natale, al suo fondo, con i suoi riti, celebra ogni volta di pi&#249; una sconfitta: quella della vita moderna. Perci&#242;, a chi piace e a chi no.</p></li><li><p>Ci sar&#224; un che di malato nel gusto per la solitudine, ma certe sere, durante le feste e non, la sola compagnia della radio pu&#242; fare miracoli.</p></li><li><p>Ora che sono finite, puoi dirlo? Sarai blasfemo, ingrato, musone e quant&#8217;altro, ma&#8230; fanculo le feste e gran parte di ci&#242; che le accompagna!</p></li><li><p>Sempre queste corse, che sia per prendere un treno o fare che altro. Da un anno all&#8217;altro la storia non cambia.</p></li><li><p>&#200; l&#8217;aria fina / uscendo di cantina / e qualcuno gi&#224; vaticina / cinguetta una rimettina / neve di prima mattina / pure sull&#8217;ascolana collina.</p></li><li><p>V&#232; nengu&#232;nne a cecerille / e lu munne &#232; na nze pi&#249; bielle / tutte aredev&#232;nta ne cco frech&#236; / nd&#224; li caccenille zempetta tutte lu d&#236;.</p></li><li><p>Prima piane, mo sempre pi&#249; forte, ma steme ri&#232;nne a ccape da pi&#233;. Chi ce s&#8217;&#232; magnate lu cervielle? Li atte?</p></li><li><p>La stufa bruciatutto in ghisa? Finch&#233; c&#8217;&#232; il sole se ne sta l&#236; buona, ma come tornano umidit&#224; e pioggia ti dice: &#8220;Accendimi, accendimi!&#8221;.</p></li><li><p>Belli i tempi in cui ci si concedeva il lusso dei ritagli di giornale; oggi tutti gli arretrati di filato nel cassonetto.</p></li><li><p>Cos&#236; stanco&#8230; di non combinare niente, per un verso o per l&#8217;altro. Soprattutto, stanco di funerali. Maggio, alle volte, &#232; davvero atroce.</p></li><li><p>Bello il mare, belli i corpi seminudi, in ammollo e no, ma spesso rilassa molto di pi&#249; restare fermi al fresco di una vecchia cantina.</p></li><li><p>La seriosit&#224; e le torri d&#8217;avorio di certo non vanno. Ma se tutto diventa happening ed eventificio e &#8220;sagrificio&#8221;, &#232; qui la soluzione?</p></li><li><p>Dir&#224; sempre che no, non andr&#224;, non vuole, ha gi&#224; dato, non pu&#242;, ma il tarlo di Mantova &#232; l&#236; ogni fine agosto che ricomincia a scavare.</p></li><li><p>Di una bellezza struggente la montagna d&#8217;autunno, conturbante &#8211; ma devi guadartene, devi presto fuggirne, pena esserne di nuovo succube.</p></li><li><p>La montagna&#8230; la montagna &#232; risalire alle origini, l&#224; dove il tempo profondo della Terra &#232; pi&#249; visibile, negli strati geologici delle rocce.</p></li><li><p>Risponde e consente il corpo, a volergli bene, anche dopo qualche tempo di inattivit&#224;. Lo stesso la mente. Insomma, bisogna volersi bene.</p></li><li><p>Pi&#249; che altro, il corpo ricorda, anche pi&#249; e meglio della mente, che spesso invece lo debilita, chiedendo da lui troppo o troppo poco e male.</p></li><li><p>Chiedono tregua almeno un giorno a settimana, occhi e cervello, e di scorrazzare per la rete anche di domenica no, non ne vogliono sapere.</p></li><li><p>Anche il corpo sarebbe renitente a fare alcunch&#233; di domenica, ma questa &#232; una pigrizia che per il suo bene bisogna combattere.</p></li><li><p>La lunga corsa ideale del pomeriggio/sera: falsopiano, poi salita, poi discesa, poi pianura. Cio&#232;: autunno, inverno, primavera, estate.</p></li><li><p>Non per snobberia, ma che ne diresti se &#8211; non solo per l&#8217;estate &#8211; riducessi al contagocce la presenza online? Fuori e sconnesso rendi di pi&#249;.</p></li><li><p>E tornare ad alzarsi con costanza alle sei, iniziando a lavorare alle sette, senza leggere e scrivere troppo di qua e di l&#224;? Sai che svolta!</p></li><li><p>Femmina la traduzione. Vuole che le stai appresso, che le dai importanza, la lusinghi, la aduli, la porti con te ovunque, ovunque lei voglia.</p></li><li><p>Che occorra anche essere un po&#8217; aridi per riuscire come traduttori, dovendo sottrarre tante ore ad affetti e amicizie per produrre cartelle?</p></li><li><p>In generale, non &#232; che chiunque abbia troppo a che fare con la parola scritta rischi di contrarre o sviluppare una certa aridit&#224; di cuore?</p></li><li><p>Se ripensa a tutte le ore passate su questo o quel blog, specie quelle a modificare i template: che spreco! E che arricchimento!</p></li><li><p>Da quando frequentava le mailing list, l&#8217;idea che la rete sia una lente per capire le persone: qui non si riesce a nascondere troppo.</p></li><li><p>L&#8217;impressione che il nostro comportamento in rete (spesso caricaturale, ma non meno veritiero) rispecchi fedelmente quello che siamo davvero.</p></li><li><p>Che internet ci renda o no pi&#249; stupidi e soli, una cosa &#232; certa: per sociologi, psicologi e altri ricercatori di scienze umane &#232; una manna!</p></li><li><p>Sar&#224; stata una colpa non avere mai posseduto un prodotto Apple, non avere mai imparato a essere levigato, perfettino, stylish, cool?</p></li><li><p>Siamo moderni e tutto il resto, ma, a conti fatti, continuiamo ad avere un insopprimibile bisogno di idoli e miti, meno di maestri e idee.</p></li><li><p>Facebook: non il punto di arrivo, tantomeno il punto di partenza; semmai, un fare il punto della situazione delle proprie reti sociali.</p></li><li><p>Twitter? N&#233; punto di arrivo n&#233; punto di partenza n&#233; punto della situazione. Per caso, un punto di non ritorno?</p></li><li><p>Ci sta mettendo impegno a non cincischiare pi&#249; molto su Facebook e Twitter, ma, finora, non che ne tragga gran giovamento. Evidente la noia.</p></li><li><p>Facile scattare foto; molto pi&#249; difficile selezionarle.</p></li><li><p><em>We just need stories.</em></p></li><li><p>Essere (stati) cioraniani dentro: che palle!</p></li><li><p>&#171;La cosa pi&#249; importante: dimenticare ci&#242; che si &#232; fatto. Per&#242; bisogna anche aver fatto qualcosa.&#187; &#8211; <a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845912641">Elias Canetti</a></p></li><li><p>&#171;Come &#232; tipico della nostalgia, ricordiamo gli aspetti luminosi di un&#8217;esperienza e ne dimentichiamo i lati oscuri&#187;. &#8211; <a href="http://www.codiceedizioni.it/libri/la-stanza-intelligente/">David Weinberger</a></p></li><li><p>Dovrebbe rallegrarti a posteriori di avere spesso ragione. Ma come cantano i Tiromancino, &#171;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=N1NSE9O48Dk">la ragione non sempre serve</a>&#187;.</p></li><li><p>A forza di byte / un corpo che ha fame. / Fame di corpo.</p></li></ol>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[In poche parole]]></title><description><![CDATA[Schizzi di-versi ai tempi della rete / 1998-2012]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/in-poche-parole</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/in-poche-parole</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Sun, 09 Aug 2026 09:49:26 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0uTz!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff4cce02f-dfbb-437e-8aaf-9789db623508_2048x1536.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La notte ascoltando<br>la musica il silenzio<br>dell&#8217;anima distante<br>nel tempo nel luogo<br>l&#8217;anelito<br>(~1998)</p><p>*</p><p>Le carte che si accumulano,<br>gli anni. Tutto in superficie<br>sembra essere sempre lo stesso,<br>tutto cambia in profondit&#224;.<br>Il vento ululante, questo<br>tempo di contrasti, mutamenti<br>percettibilissimi&#8230;<br>(~1999)</p><p>*</p><p>la fatica di mettersi a un nuovo lavoro<br>o la fatica, forse, di rinunciare al sole<br>o, piuttosto, la fatica di essere qui da soli<br>nella primavera che avanza, la fatica<br>(25-4-2001)</p><p>*</p><p>parole nella rete<br>a volte pigre, a volte<br>appassionate e amiche.<br>parlano di noi<br>della fatica<br>di giorni mesi e anni<br>davanti a uno schermo bianco.<br>di entusiasmi e avvilimenti.<br>di attese, corse, exploit, sconfitte<br>resurrezioni e amori<br>letterari e un po&#8217; reali.<br>(21-7-2002)</p><p>*</p><p>Se di dinieghi<br>a circondarmi torno<br>e di silenzi<br>vaghezze e assenze<br>&#232; per il frastuono<br>e il troppo pieno<br>o il troppo vuoto<br>E il desiderio<br>di riandare<br>via<br>(19-4-2004)</p><p>*</p><p>Le note le voci i gracidii<br>la radio, al sole e nell&#8217;ombra,<br>soffusa presenza.<br>(10-6-2004)</p><p>*</p><p>muti e distanti<br>o ciarlieri e pressanti,<br>cavalieri e erranti:<br>ma che cambia?<br>sempre e solo passanti.<br>e allora? allora perch&#233;<br>tanta pena, tanto affannarsi<br>e vagare e ricercare e sprecare?<br>(23-7-2004)</p><p>*</p><p>Se pensare potessimo<br>domani meglio di oggi<br>forse un sorriso illuminerebbe<br>il faticoso cammino<br>Ma di nubi &#232; coperta la strada<br>e domani ci sar&#224;<br>solo se sapremo ripensare<br>come ieri eravamo e oggi<br>come siamo diventati<br>come domani potremo tornare<br>(9-9-2004)</p><p>*</p><p>Pensieri di ieri, pensieri di oggi<br>pensieri forse di domani<br>Pensieri su quello che siamo<br>quello che avremmo voluto o potuto essere<br>quello che forse saremo<br>Pensieri<br>(16-9-2004)</p><p>*</p><p>le parole che ci diciamo<br>e quelle che non ci diciamo<br>tutte specchio di realt&#224;<br>fuori e dentro di noi<br>le parole<br>(28-10-2004)</p><p>*</p><p>del tempo che fu<br>svanisce il ricordo<br>col tempo che fa<br>(16-9-2006)</p><p>*</p><p>troppo il frastuono in questi anni<br>nel pubblico e nel privato<br>da avere perso o non avere mai trovato<br>un senso nelle cose.<br>troppe le parole<br>dette lette riversate<br>da non sapere pi&#249; ascoltare e cogliere<br>un senso nel silenzio.<br>(28-11-2007)</p><p>*</p><p>l&#8217;ingombro materiale delle cose<br>l&#8217;ingombro mentale &#8211; una battaglia<br>(21-1-2008)</p><p>*</p><p>essere vivi &#232; anche questo<br>fare cose impensate<br>giungere in vetta di slancio e piangere<br>per la discesa (lunga, erta, precipitosa)<br>e di nuovo baci<br>in riva al mare<br>euforici<br>(24-2-2008)</p><p>*</p><p>soli, o insoddisfatti<br>di tante cose, spesso,<br>&#232; una compagna la rete,<br>ma il vuoto non riempie,<br>anzi, ingigantisce, talvolta,<br>senza ci sentiamo persi,<br>siamo poco pi&#249; che niente,<br>e questa &#232; la sua forza,<br>questa la nostra debolezza.<br>(16-5-2008)</p><p>*</p><p>La vita &#232; un viaggio<br>richiede slancio e coraggio.<br>Per quanta cura ci metti<br>non &#232; mai come ti aspetti.<br>Ora prende e ora d&#224;<br>come gli viene come gli va.<br>Troppo a recriminare<br>rischi solo di naufragare.<br>(16-4-2012)</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0uTz!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff4cce02f-dfbb-437e-8aaf-9789db623508_2048x1536.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0uTz!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff4cce02f-dfbb-437e-8aaf-9789db623508_2048x1536.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">La postazione di lavoro, novembre 2009.</figcaption></figure></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Pulizie d’estate]]></title><description><![CDATA[Una nuova organizzazione per &#171;Le didascalie&#187;]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/pulizie-destate</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/pulizie-destate</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Sat, 25 Jul 2026 06:46:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MZ05!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F860c00af-d86c-4506-b82a-1d3f45a51afb_1280x1280.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#200; un fatto: ho pochissime cose nuove da dire e da proporre, per mancanza di ispirazione e di tempo, accanto a un persistente umore non eccelso. Potrei &#8211; e forse dovrei &#8211; non scrivere n&#233; pubblicare pi&#249; niente, fino a quando non scatti una nuova spinta autenticamente (pro)positiva dentro di me, ma ci&#242; va un po&#8217; contro la natura che ho sviluppato da quando sul finire degli anni Novanta ho cominciato prima a frequentare la rete e poi ad avere anche una presenza attiva. </p><p>In altre parole, al di l&#224; delle intenzioni che periodicamente professo di voler starmene di nuovo molto silente e in disparte, come ai tempi che precedettero l&#8217;arrivo di internet, oggi mi rimane difficile passare settimane, se non giorni, senza esprimermi pubblicamente, in un modo o nell&#8217;altro: che sia una citazione dal libro che sto leggendo, una nota fugace o il ripescare materiali del passato, quasi quotidianamente avverto il bisogno di lasciare una traccia di ci&#242; che attraversa la mia testa in quel momento, in particolare nei periodi in cui passo giornate intere al computer, impegnato in una traduzione che assorbe molte energie ma allo stesso tempo accentua la necessit&#224; di (ri)pensare anche ad altro, come non succede quando invece sono intento in qualche impegnativa attivit&#224; fisica, con il cervello che in quel caso si silenzia, si placa, cede il timone, lasciando che sia il corpo a esprimersi come sa fare lui. </p><p>Questo per dire che, anche se in questo momento non ho la testa per imbastire dei post che si possano considerare delle vere novit&#224;, mi piace comunque continuare a (ri)pubblicare dei testi, attingendo al mio archivio digitale. </p><p>Per organizzare un po&#8217; meglio le cose e provare a rimediare alla esasperante dispersione e frantumazione di questi anni liquido-gassosi, dare una forma pi&#249; compiuta ai ragionamenti portati avanti nel tempo e anche evitare di ripetermi troppo in quanto continuer&#242; a scrivere, ho allora creato <strong>tre sezioni </strong>all&#8217;interno di questo blog/newsletter: </p><ol><li><p><strong><a href="https://ledidascalie.substack.com/s/traducendo-e-leggendo">Traducendo e leggendo</a></strong>, riservata ai post pi&#249; &#8220;didascalici&#8221;, pi&#249; strettamente legati al mio essere in primo luogo un traduttore e un lettore;</p></li><li><p><strong><a href="https://ledidascalie.substack.com/s/diari-della-rete">Diari della rete</a></strong>, per i post dai tratti pi&#249; diaristici, ma in cui mi piacerebbe raccogliere anche alcune delle note che adesso scrivo su Substack, accanto a testi simili seminati negli anni su Facebook, Twitter e i vecchi blog;</p></li><li><p><strong><a href="https://ledidascalie.substack.com/s/vintage">Vintage</a></strong>, per il resto dei testi &#8211; miei o in traduzione &#8211; in tutto o in parte gi&#224; apparsi altrove.</p></li></ol><p>La prima sezione &#232; quella a cui intendo dare maggiore risalto, facendone il fulcro della newsletter, se/quando avr&#242; materiali nuovi da proporre. Per i post delle altre due, penso invece a una pubblicazione quasi esclusivamente sul web, cio&#232; senza inviarli per email e via app: chi vorr&#224; potr&#224; leggerseli sul sito o quando ne segnaler&#242; la pubblicazione tramite le <strong><a href="https://ledidascalie.substack.com/notes">Note</a></strong>.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Che barba, che noia!]]></title><description><![CDATA[Non sarebbe ora di finirla con questo continuo e sterile riandare al passato, stanco e disamorato di un eterno presente, e senza grandi idee per il futuro? Un altro post r&#233;tro, poi si vedr&#224;.]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/che-barba-che-noia</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/che-barba-che-noia</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Sun, 28 Jun 2026 16:30:08 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!F_lc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F69cad988-4e49-436d-b862-dc5c7b164ecc_4096x3072.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Sistemata anche per questo 2026 la mietitura (vedi <a href="https://ledidascalie.substack.com/p/in-attesa-della-mietitura">post precedente</a>), sarebbe tempo di voltare pagina, di pensare a qualcosa di nuovo, anzich&#233;, come negli ultimi post, stanco e disamorato di un eterno presente e senza grandi idee per il futuro, riandare quasi soltanto al passato. Molto pi&#249; facile a dirsi che a farsi, naturalmente; nondimeno, &#232; qualcosa a cui tendere. Faccio allora cos&#236;: mi sbrigo a mettere assieme un altro post che riprende materiali del <a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/">blog</a> che tenevo sul mio sito (da anni pressoch&#233; fermo), poi si vedr&#224;. E nella speranza che nel frattempo si attenui questo caldo feroce e possibilmente ne succedano di belle, mi impegno &#8211; a rischio subito a contraddirmi &#8211; a rifarmi vivo solo se e quando avr&#242; qualcosa di davvero nuovo e positivo da dire. Basta con le vecchie barbe!</p><p>Parto dunque da un post pubblicato l&#8217;<a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2013/04/11/un-mondo-ex/">11 aprile 2013</a>.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><em>Un mondo di ex / la bocca piena di up / <br>la testa al prossimo post / mentre la realt&#224; &#232; sempre pi&#249; down.</em></p><p>E se fosse &#8220;ex&#8221;, dopo l&#8217;ubriacatura di post-qualcosa, il prefisso giusto per rappresentare la nuova epoca che da qualche anno viviamo nel mondo occidentale? Pi&#249; leggo e guardo in giro e pi&#249; ho l&#8217;impressione di s&#236;. Io stesso, ogni giorno che passa, mi sento di pi&#249; un ex-qualcosa che un post-qualcos&#8217;altro.</p><p>Probabilmente aveva ragione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Predrag_Matvejevi%C4%87">Predrag Matvejevi&#263;</a> quando nel febbraio 2009 pubblicava sul &#171;Corriere della Sera&#187; un articolo intitolato <em><a href="http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news/02522.asp"><span>Siamo tutti ex</span></a></em>, sostenendo che oggi lo statuto di &#8220;ex&#8221; non riguarda pi&#249; solo l&#8217;Est europeo ma anche l&#8217;Occidente. Il vero post-postmoderno, quindi, sar&#224; un &#8220;ex-moderno&#8221;?</p><p>E che riflessi avr&#224; questo essere o sentirsi &#8220;ex&#8221;? Come dice Matvejevi&#263;, sulla base delle esperienze vissute nell&#8217;ex Europa dell&#8217;Est:</p><p><em>&#171;Essere &#8220;ex&#8221; significa, da una parte, avere uno statuto mal determinato e, dall&#8217;altra, provare un sentimento di disagio. Tutto ci&#242; concerne tanto gli individui che la collettivit&#224;, tanto la loro identit&#224; quanto le modalit&#224; della loro esistenza: una specie di ex istanza, a un tempo retroattiva e attuale. Il fenomeno &#232; nello stesso tempo politico (o geopolitico se si preferisce), sociale, spaziale, psicologico. Pone pi&#249; di una questione morale e mette in causa una morale precedente. Non si nasce &#8220;ex&#8221;, lo si diventa.&#187;</em></p></div><p>Proseguo con uno del <a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2014/04/25/contro-il-presente-contro-leterno-presente/">25 aprile 2014</a>.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><em>Contro un presente putrido facevamo ogni giorno di pi&#249; a cazzotti,</em><br><em>cercando, per poco che fosse, di rinascere a una vaga idea di poesia.</em><br><em>Facevamo all&#8217;impronta, a tentoni, a pezzi e bocconi,</em><br><em>senza sapere dove fosse il bene e dove il male.</em><br><em>Facevamo, spesso per noia, non per autentica gioia,</em><br><em>non perch&#233; davvero credessimo.</em><br><em>Facevamo, cos&#236;, per dirci che potevamo ancora contare</em><br><em>su una nostra luminosa pazzia, unico vero antidoto</em><br><em>alla fiacca apatia e la fessa nostalgia.</em></p><p>Abbiamo sviluppato l&#8217;idea di un presente eterno. Nulla di pi&#249; sbagliato, nulla di pi&#249; nefasto (quasi alla pari con la presunzione di una giovinezza eterna, direi). Come scrive <a href="http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/apr/23/climate-change-fight-of-our-lives-naomi-klein">Naomi Klein in un recente articolo</a>:</p><p><em>&#171;Un altro motivo che ci impedisce di comprendere la vera portata dei cambiamenti climatici in atto &#232; che la nostra &#232; una cultura dell&#8217;eterno presente, un presente deliberatamente avulso dal passato che ci ha creato, non meno che dal futuro che stiamo plasmando con le nostre azioni. Il cambiamento del clima significa che ci&#242; che per generazioni abbiamo fatto nel passato si ripercuoter&#224; inevitabilmente non solo sul presente ma, per generazioni, anche sul futuro. E per la maggior parte di noi queste dimensioni del tempo sono concetti che non afferriamo pi&#249;, come fossero una lingua straniera.&#187;</em></p></div><p>Passo quindi a un post del <a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2014/08/01/hai-ricordi/">primo agosto 2014</a>.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Hai ricordi? Ricordi di quand&#8217;eri bambino, quand&#8217;eri ragazzo, quand&#8217;eri altro da oggi?</p><p>Ho ricordi, ho ricordi.</p><p>Ricordi di corse su campi di stoppie. Ricordi di cadute sui sassi in bicicletta. Ricordi di arrampicate sugli alberi. Ricordi di uva pestata con i piedi nudi. Ricordi di mosto cotto sulla polenta. Ricordi di pannocchie sulla brace, sotto la &#8220;callara&#8221; delle bottiglie di pomodoro. Ricordi di sacchi di castagne e di marroni sulle spalle di mamma e di pap&#224;. Ricordi di mucchi del fieno e della paglia. Ricordi di mucchi di letame. Ricordi di mucchi di cavoli. Ricordi di carri e di aratri tirati dalle vacche. Ricordi di m&#232;ssi e di messe. Ricordi di palloni su campi della chiesa e su campi di grano. Ricordi di palloni sequestrati e di palloni tagliati. Ricordi di partite e di sudate prima della scuola. Ricordi di figurine. Ricordi di compagni e di compagne. Ricordi di maestre e di prof. Ricordi di corriere strapiene. Ricordi di far tardi la mattina. Ricordi di autostop. Ricordi di andare a piedi. Ricordi di andare in motorino a tredici anni. Ricordi di auto guidate di giorno e di notte gi&#224; a quindici. Ricordi di biliardini e di biliardi. Ricordi di bocce e di &#8220;ruzzeche&#8221;. Ricordi di stoppe e di bestie. Ricordi di poker e di scala quaranta. Ricordi di fumo di sigarette e fumo di stufe e di camini. Ricordi di partite dell&#8217;Ascoli allo stadio. Ricordi di serie A e di serie B. Ricordi di Piane di Morro contro Maltignano. Ricordi di Sotto contro Sopra. Ricordi di Scapoli contro Ammogliati. Ricordi di A contro B e C contro D. Ricordi di stronzate. Ricordi di scioperi e di gite in montagna. Ricordi di estati in montagna. Ricordi di feste di paese. Ricordi di romani e di romane. Ricordi di feste di Carnevale. Ricordi di ragazzine che facevano il filo. Ricordi di &#8220;No, non mi piace ballare&#8221;. Ricordi di timidezze e di ritrosie. Ricordi di estati senza il mare. Ricordi di stare sempre in disparte. Ricordi di solitudini. Ricordi di letture. Ricordi di musiche. Ricordi di &#8220;Che ci faccio qui?&#8221;. Ricordi di voglia di andare via.</p><p>Ho ricordi. Non so dire se ho anche nostalgie.</p></div><p>E chiudo con uno del <a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2014/11/14/voi-ultimi-figli-degli-ultimi-contadini/">14 novembre 2014</a>.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><em>Ti accanisci oggi contro i tuoi diciott&#8217;anni,</em><br><em>demolisci trent&#8217;anni dopo gabbie di conigli,</em><br><em>solo materiali di risulta, non una tavola sana,</em><br><em>chiodi su chiodi, ingegno e pochissima spesa.</em><br><em>Vaglielo a dire ai ragazzi di oggi, figli o nipoti,</em><br><em>come passavate allora i pomeriggi e le estati,</em><br><em>voi ultimi figli degli ultimi contadini.</em><br><em>Vaglielo a dire le sudate pazzesche</em><br><em>dietro al fieno o a mietere il grano,</em><br><em>imballando e riportando la paglia,</em><br><em>le mangiate di polvere su trattori spogli e assordanti,</em><br><em>il letame caricato ancora a mano sui carri,</em><br><em>e le estenuanti botti d&#8217;acqua per innaffiare i cavoli,</em><br><em>pianta per pianta, sotto il sole torrido d&#8217;agosto,</em><br><em>smaniando per scappare via col motorino</em><br><em>e rincorrere un pallone su campi che erano tutta una buca.</em><br><em>Vaglielo a dire, quanto eravate stupidi e ignoranti</em><br><em>&#8211; ma anche quanto eravate belli e ridenti, e quanto fortunati &#8211;</em><br><em>ancora a contatto di una terra solo sudore e fatica,</em><br><em>voi ultimi figli degli ultimi contadini.</em></p><p>(4 giugno 2014)</p><p>PS Non avr&#224; avuto e fatto molto di eccezionale la generazione di voi nati a cavallo tra sessanta e settanta &#8211; voi allo stesso tempo in ritardo di qualche anno sul mondo che era un tempo e in anticipo su quello che era in serbo, dunque molto spesso spiazzati, spaesati, lacerati, in un paralizzante limbo &#8211; ma &#232; forse l&#8217;ultima in Italia ad avere goduto di un&#8217;infanzia in piena libert&#224;, l&#8217;ultima cresciuta stando pi&#249; fuori che in casa, pi&#249; in mezzo al verde, alla polvere o all&#8217;asfalto che davanti alla tv o &#8211; e chi sapeva ancora che cosa fossero? &#8211; videogiochi e computer. E scusate se &#232; poco!</p></div><p><span>E per chiudere davvero, una nota postata su Substack giusto ieri, </span><a href="https://substack.com/@ennemme/note/c-283767243"><span>27 giugno 2026</span></a><span>.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Ti rompe constatare e anche dire, sempre pi&#249; spesso, che il meglio appartiene al passato. Ti rompe cio&#232; sentirti un disco rotto che, di base, alla lunga non fa che ripetere che un tempo era diverso e che, anche se si aveva di meno e si faticava di pi&#249; e non c&#8217;era la libert&#224; di fare qualunque cosa che c&#8217;&#232; oggi, c&#8217;era pi&#249; contentezza (ehm, molto discutibile), c&#8217;era pi&#249; unione, pi&#249; partecipazione, pi&#249; voglia di fare, pi&#249; intelligenza, pi&#249; speranza ecc. Ecco, ma se ti rompe tanto sentirti cos&#236;, che cosa pensi di fare per smentire innanzitutto te stesso e dimostrare che, se lo vuoi, se ti ci metti, soprattutto se non stai troppo a traccheggiare, sei ancora capace di piccole e grandi meraviglie? &#200; dura, &#232; vero, specialmente con questo caldo atroce che prosciuga ogni forza, esteriore e interiore; ma non sar&#224; sempre cos&#236;, non dubitare. Quante volte in passato &#232; stato lo stesso; e vabb&#232; che eri pi&#249; giovane e reggevi meglio un po&#8217; tutto, ma in fondo non sei ancora un matusa e hai gi&#224; dimostrato di averne di energie sane a cui attingere, anche nei momenti pi&#249; difficili: mica le avrai esaurite proprio adesso, tutto d&#8217;un botto? Su, su, stupisci ancora una volta te stesso per primo: fai passare questo caldo, gira al minimo, non sprecare energie inutilmente, non ti stressare, fai piano ma fai, convintamente, ci&#242; che ti preme, puntando un po&#8217; anche a divertirti; e coltiva le tue passioni, non le accantonare; esaltati pure, se ci sono le condizioni, non ti frenare; soprattutto, non ti far frenare e fregare dai troppi pensieri negativi, tuoi o altrui, ma esprimi al meglio quello che sei e che sai fare. Elevati, sempre; studia, migliorati, dai ascolto al consiglio dell&#8217;</span><a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2013/04/03/elevarsi/"><span>anziana maestra Agata</span></a><span> e alla tua spinta interiore a non accontentarti; non stare fermo, non seguire la massa stolta, avanza; non guardare troppo indietro, guarda semmai di lato; lascia perdere i tanti ricordi e anche il tanto presente che non merita. Ce n&#8217;&#232; di nuovo e di bello ancora da fare, da vedere, da vivere e, volendo, anche da scrivere e raccontare.</span></p></div><p><span>State bene, buona estate 2026.</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!F_lc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F69cad988-4e49-436d-b862-dc5c7b164ecc_4096x3072.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!F_lc!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F69cad988-4e49-436d-b862-dc5c7b164ecc_4096x3072.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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I miei sono quelli con il 6 finale: non a caso sono del &#8217;66]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/ragionando-per-decenni</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/ragionando-per-decenni</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Sun, 07 Jun 2026 11:03:07 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/da390804-de44-46fd-a4b0-eb86efe1d40c_1654x2235.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Beniamino Placido, in un pezzo sugli anni Ottanta intitolato &#8220;<a href="https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/12/06/il-decennio-dei-rifiuti.html">Il decennio dei rifiuti</a>&#8221;, scritto sul finire del 1989 per &#171;la Repubblica&#187;, premesso che &#171;il decennio &#232; un&#8217;unit&#224; di misura fittizia. Perch&#233; dovrebbe caratterizzarsi in modo particolare?&#187;, diceva che &#171;a ragionare per decenni si commette un peccato: di metodo, ma ci si azzecca&#187;. Io condivido il pensiero di Placido, e sono convinto che lo stesso ragionamento si possa per esempio applicare alle generazioni: costituiscono delle suddivisioni del tutto arbitrarie, ma in qualche modo colgono nel segno. Ma restando ai decenni, andrebbe capito dove porre l&#8217;inizio e la fine per ognuno di essi, perch&#233; non sempre farli coincidere perfettamente con gli anni dell&#8217;era cristiana il cui numero finale va da zero a 9 coglie il periodo decennale che pi&#249; si connota con una sua precisa identit&#224; rispetto a quello che lo precede e a quello che lo seguir&#224;. </em></p><p><em>Per la serie &#8220;a ciascuno i suoi decenni&#8221;, faccio allora cos&#236;: visto che sono nato nel 1966, prendo come punto di inizio di un mio personale &#8220;decennio&#8221; gli anni con il 6 finale e, brevemente, mi concentro in particolare sul giugno di ognuno degli ultimi cinque anni suddetti, questo compreso, che a loro modo segnano uno stacco abbastanza netto nelle stagioni della mia vita. Dunque, iniziamo.</em></p><div><hr></div><p>Giugno 1986. Questi erano gli ultimi giorni prima del primo esame all&#8217;universit&#224;: Geometria, a Fisica, Bologna. Prima di allora, mai studiato tanto in vita mia: a medie e superiori in genere apparecchiavo il tavolo con libri e quaderni solo poco prima di cena, il pomeriggio ero quasi sempre fuori, in campagna o a correre dietro a un pallone su campetti sgarrupati di paese. Non andavo male, alle medie anzi brillavo (un po&#8217; meno al liceo, dove spesso mi annoiavo da morire), ma studiavo quel poco che bastava. All&#8217;universit&#224;, specie all&#8217;inizio, sgobbavo invece da matti. Da fuorisede campagnolo e spaesato, del resto, che altro potevo fare? 30, comunque, il voto di quel primo esame, come pure dei due successivi, Analisi 1 e Fisica 1, uno a luglio e l&#8217;altro a settembre. L&#8217;anno dopo persino una lode, per Analisi 2, poi un progressivo appannamento, fino a una stanca totale.</p><p>Giugno 1996. Erano i giorni in cui frequentavo un corso FSE per &#8220;operatore multimediale di rete&#8221; (in pratica, rudimenti di html per creare pagine web), la prima volta che tornavo a seguire delle lezioni dopo aver lasciato l&#8217;universit&#224; a due esami dalla fine. Al contempo, cominciavo a fare le prime traduzioni per &#171;Internazionale&#187;, dopo aver gi&#224; avuto il battesimo da traduttore con il trimestrale &#171;Lettera internazionale&#187;, nel 1992, con un saggio sull&#8217;eredit&#224; di Marx uscito in un numero della rivista che presentava un dossier dal titolo profetico &#8220;Tradurre, che passione!&#8221;. Prima traduzione pubblicata (a luglio) da &#171;Internazionale&#187;: &#8220;Il giorno che cominci&#242; il tempo&#8221;, articolo sul big bang dell&#8217;astrofisico e divulgatore scientifico Paul Davies. Della serie: unire sempre i puntini.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg" width="1456" height="1967" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1967,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:392904,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/i/200991646?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GkK3!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef5a1e3b-7be0-490a-8089-ba828679fee7_1654x2235.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">La copertina del numero di &#171;Internazionale&#187; con la mia prima traduzione.</figcaption></figure></div><p>Giugno 2006. Erano i giorni in cui, oltre a tradurre regolarmente per &#171;Internazionale&#187; e &#171;la Rivista dei Libri&#187;, annaspavo dietro <em>La camicia di ghiaccio</em> di William T. Vollmann, per Alet, il primo romanzo ottenuto dopo tanti saggi (a parte l&#8217;anomalo <em>La vigilia dell&#8217;eternit&#224;</em> di S.M. Olaf, per Fazi, che nel 2000 &#8211; ma pubblicato solo a fine 2001, dopo lunga e faticosa gestazione &#8211; mi aveva permesso di accedere a una casa editrice, sulla scia del corso &#8220;Tradurre la letteratura&#8221; di Misano Adriatico frequentato poco prima). Fu una traduzione tribolata, dato anche l&#8217;autore, ma avercene ancora oggi cos&#236;. Come avercene ancora di anni in cui l&#8217;Italia vince i mondiali di calcio, mentre adesso, per la terza volta di fila, nemmeno partecipa.</p><p>Giugno 2016. Erano i giorni in cui, in tandem con la &#8220;copydimare&#8221; <a href="https://substack.com/profile/152589208-franca-di-muzio">Franca Di Muzio</a>, traducevo &#8211; per Fazi &#8211; <em>L&#8217;uomo che scrisse il romanzo perfetto</em>, la biografia di John Williams, l&#8217;autore di <em>Stoner</em>, scritta da Charles J. Shields. Ed era la prima volta, dopo anni di fiacca, che ritrovavo davvero gusto a tradurre. Che bello! (Peccato per la sequenza di terremoti che da l&#236; a poco avrebbe sconquassato l&#8217;Italia centrale: quella ce la saremmo risparmiata volentieri.)</p><p>Giugno 2026. Sono i giorni in cui porto avanti la traduzione del quarto saggio di fila su Israele e Palestina. Dell&#8217;argomento ne avrei fin sopra i pochi capelli rimasti, ma &#232; un bel testo, anche di un autore importante, ed &#232; soprattutto la prima volta, da tempo, che lavoro per una casa editrice nuova, e senza che io l&#8217;abbia cercata. Con l&#8217;aria che tira in editoria, miracolo!</p><p>In conclusione, gli anni con il 6 finale sembrano portare quasi sempre qualche buona novit&#224;. E se a giugno bisogna sgobbare, anche se sarebbe fortissimo il richiamo della montagna o del mare, pazienza: meglio cos&#236; che stare senza far niente o morire di noia appresso a ci&#242; che non piace, che non stimola, che non aggiunge proprio nulla di nuovo e vivificante.</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[The struggle ahead]]></title><description><![CDATA[A proposito del solstizio d&#8217;inverno che cade oggi nell&#8217;emisfero Nord, di un 2025 che si chiude con un senso di grande stanchezza e un 2026 carico di insidie e, boh, chiss&#224;, vattelapesca come sar&#224;.]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/the-struggle-ahead</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/the-struggle-ahead</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Sun, 21 Dec 2025 13:22:21 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/17671c52-ba45-4760-a944-d3a821dcdb7e_800x531.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:null,&quot;width&quot;:null,&quot;resizeWidth&quot;:728,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rkZj!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff707ed7a-fd95-45fe-9503-b54fc5094448_800x531.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p>Anche per questo 2025 &#232; cos&#236; arrivato il giorno pi&#249; corto dell&#8217;anno dell&#8217;emisfero Nord, nell&#8217;occasione di nuovo il 21 dicembre. Data che, sempre nel nostro emisfero, segna pure l&#8217;inizio dell&#8217;inverno astronomico. Di conseguenza, se da un lato, scavallati Natale e Capodanno (si spera senza particolari traumi), piano piano cominceremo a riavere giornate pi&#249; lunghe, fonte di rinnovata energia e speranza dopo settimane di crescente buio esteriore (onnipresenti e fastidiose luminarie a parte) e, vuoi o non vuoi, parzialmente anche interiore, da un altro andremo &#8211; o quantomeno dovremmo andare &#8211; verso accentuate condizioni di maltempo, o se non altro un freddo sempre pi&#249; pungente, per una mesata o due. E se per la prima condizione c&#8217;&#232; unanimemente da rallegrarsi, per la seconda &#232; pi&#249; una questione di gusti e abitudini personali.</p><p>Dal mio punto di vista, andare verso un freddo maggiore, con la prospettiva di qualche nevicata pure a quote medio-basse, non mi dispiace: preferisco giornate rigide che inducano a starsene il pi&#249; possibile dentro casa, anzich&#233; giracchiare a vuoto di qua e di l&#224;, e, senza arrivare a forme di vero letargo e totale inattivit&#224; lavorativa ed extra-lavorativa, permettano di riconfigurare mentalmente se stessi in vista dei nuovi impegni che, presto o tardi (diciamo, da met&#224; o fine gennaio in avanti, al pi&#249; febbraio-marzo), torneranno all&#8217;ordine del giorno.</p><p>&#200; con tale spirito che scrivo quest&#8217;ultimo post domenicale del 2025; cio&#232;, con l&#8217;idea di far prendere anche a questo spazio un periodo pi&#249; o meno prolungato di riposo e silenzio. Il fatto &#232; che, se <a href="https://scritture.substack.com/p/darci-dentro">nel 2024</a> giungevo a fine anno ancora abbastanza carico, in parte inebriato anche della nuova esperienza con Substack, in questo 2025 arrivo al solstizio d&#8217;inverno con le pile quasi del tutto scariche.</p><p>Una condizione che, purtroppo, non credo riguardi solo me.</p><p>Non ho intenzione di fare bilanci, ma, oggettivamente, poco permette di dire che sia stato un 2025 spettacolare. Se lo &#232; stato, &#232; perlopi&#249; in senso negativo, se no non ci sarebbe questo avvilimento finale ampiamente maggioritario, checch&#233; si voglia dare a intendere diversamente.</p><p>Allo stesso modo, non ho intenzione di formulare propositi particolari per l&#8217;imminente 2026, a differenza del <a href="https://scritture.substack.com/p/darci-dentro">dicembre scorso</a> o di anni precedenti ancora. Personalmente, il 2026 &#232; un anno che temo molto, e non solo perch&#233; segner&#224; &#8211; sperando di farcela &#8211; l&#8217;ingresso nella mia settima decade di vita. Lo vedo come un anno carico di incognite e di insidie, su tutti i fronti, dal personale al generale, dal locale al mondiale, dal professionale al sentimentale ecc. ecc.</p><p>&#200; anche per questo che ritengo di estrema importanza cercare di dedicare le settimane a cavallo tra il solstizio d&#8217;inverno e l&#8217;inizio del nuovo anno a un&#8217;opera sostanziale di ricentratura di se stessi, recuperando energie o sperperandone il meno possibile, a livello tanto fisico quanto mentale: nel 2026 ce ne sar&#224; un gran bisogno.</p><p>Chiudo perci&#242; questo post senza consigli di lettura o simili, ma con lo stesso augurio formulato da <a href="https://open.substack.com/users/626319-robert-reich?utm_source=mentions"><span>Robert Reich</span></a> nella sua <a href="https://robertreich.substack.com/p/sunday-thought-political-trauma">ultima newsletter</a>:</p><blockquote><p><em>May you find joy and rest in this holiday season. May you recharge your batteries for the struggle ahead.</em></p></blockquote>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Se anche i libri vengono a noia]]></title><description><![CDATA[Quando il mondo che gira intorno alla produzione e alla promozione editoriale perde il suo fascino e, pi&#249; che attrarre, comincia a respingere]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/se-anche-i-libri-vengono-a-noia</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/se-anche-i-libri-vengono-a-noia</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Fri, 28 Nov 2025 11:54:26 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5JaG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F58213b5e-d945-41b3-854a-4e59dc0e1596_2048x1536.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5JaG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F58213b5e-d945-41b3-854a-4e59dc0e1596_2048x1536.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5JaG!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F58213b5e-d945-41b3-854a-4e59dc0e1596_2048x1536.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5JaG!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F58213b5e-d945-41b3-854a-4e59dc0e1596_2048x1536.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Sotto quest&#8217;ultimo aspetto, molto meglio il <a href="https://ledidascalie.substack.com/p/un-arrivo-in-montagna-al-giro-ditalia">precedente</a>, che per&#242; non ho inviato per email e nell&#8217;app, pubblicandolo solo sul web, perch&#233; troppo verboso, datato e gi&#224; apparso altrove; di buono, preambolo a parte, aveva tuttavia che raccontava di un momento per me bello, persino euforico, dunque incoraggiante. Questo qui nasce invece da un momento di assoluta stanchezza e tradisce di conseguenza non poco pessimismo o comunque un crescente disamore.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;4a40d352-bec8-4a0d-a786-02ff2c1cdab7&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Sulla Maielletta, 14-15 maggio 2022, prima e durante la tappa Isernia-Blockhaus&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;md&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Un arrivo in montagna al Giro d&#8217;Italia&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:13276302,&quot;name&quot;:&quot;Nazzareno Mataldi&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Traduttore editoriale con una passione ad ampio raggio per le letture, in particolare la nonfiction di qualit&#224;. Approdato da ultimo anche su Substack, si divide tra &#171;Le didascalie&#187; e &#171;Scritture&#187;.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2f9d3c2f-4095-4436-ad3a-f7abfdfe7934_4013x2239.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-11-26T08:09:50.426Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aV21!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e2ab823-b1fb-4833-bc64-2407fd049a8e_1806x1200.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/p/un-arrivo-in-montagna-al-giro-ditalia&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:179908741,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:1,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:2967763,&quot;publication_name&quot;:&quot;Le didascalie&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MZ05!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F860c00af-d86c-4506-b82a-1d3f45a51afb_1280x1280.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div><hr></div><p>Disamore per il mondo che gira intorno ai libri e alla produzione e alla promozione editoriale in genere; pi&#249; nello specifico, disamore per la &#8220;spettacolarizzazione&#8221; che ha investito anche questo settore. Un settore come altri in crisi profonda, ma che visto dall&#8217;esterno pu&#242; ancora trasmettere un&#8217;idea di estrema vitalit&#224; e salute: novit&#224; a getto continuo, presentazioni in grande pompa, festival di questo e di quello, fiere e saloni con sempre pi&#249; eventi e numeri di partecipanti sempre pi&#249; grandi. A margine, per&#242;, cifre sul numero dei lettori o delle copie effettive vendute quasi sempre in calo, lamentele ricorrenti su quanto poco sia pagato il lavoro culturale, e cos&#236; via.</p><p>Ecco, per quanto io continui ad amare i libri e l&#8217;editoria in genere, e per quanto &#8211; fino a prova contraria &#8211; questo resti il mio ambito di lavoro (in parallelo con la conduzione di una piccola azienda agricola familiare), confesso che da un po&#8217; di tempo sono anche parecchio stanco di questo mondo, specie della sua dimensione spettacolarizzata.</p><p>Per contraddirmi subito, faccio pure notare che a inizio ottobre sono stato a Ferrara, al festival del settimanale &#171;Internazionale&#187;, per la seconda volta dopo un botto di anni. E mi &#232; piaciuta la cosa, non lo nego; sono stato bene, ho ritrovato una bellissima atmosfera. Allo stesso tempo, non mi sono strappato i capelli perch&#233; non ho rimediato i tagliandi gratuiti per assistere agli eventi che richiamavano pi&#249; spettatori (per ottenerli, bisognava mettersi in fila gi&#224; alle sei di mattina, ohib&#242;): alla fine, non me ne importava pi&#249; di tanto di andare a sentire Francesca Albanese (ero placidamente seduto a mangiare una pizza e bere una birra quando mi &#232; passata davanti diretta al suo evento stra-affollato al Teatro Comunale) o gli altri autori che sul programma avevano richiamato la mia attenzione. </p><p>A fine agosto sono anche tornato al John Fante Festival di Torricella Peligna, giusto per un pomeriggio: non mi ha esaltato, ma nemmeno mi &#232; dispiaciuto. Allo stesso modo, a inizio novembre mi ha fatto piacere assistere al colloquio tra Alcide Pierantozzi e Donatella Di Pietrantonio al <em>Festival di Libri e Altre cose</em> di Pescara, ma mi sono limitato a quello, pur nella vastit&#224; del programma.</p><p>Questo per dire che non mi sono disamorato completamente dei libri e dell&#8217;editoria, anche a livello di festival. Resta per&#242; il fatto che non sono pi&#249; infatuato di questo mondo come potevo esserlo in passato, e credo sia un bene, &#232; pi&#249; salutare.</p><p>Libri e letture varie hanno e continueranno ad avere un ruolo importante nella mia vita, anche da un punto di vista professionale (cio&#232;, lo spero); ma se devo scegliere tra un&#8217;affollata e caotica fiera del libro e una rigenerante escursione in montagna, oggi, senza starci troppo a pensare, opto per la seconda. Pi&#249; in generale, nel tempo libero a disposizione, preferisco leggere un libro o un articolo in pi&#249; che seguire un&#8217;animata ma ~ sterile discussione online o assistire a una presentazione in pi&#249;.</p><p>Insomma, quest&#8217;anno <em><a href="https://plpl.it/">Pi&#249; libri pi&#249; liberi</a></em>, la prossima settimana a Roma, alla Nuvola, pu&#242; benissimo saltare.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;81656c23-3683-4640-b41b-2a1f2d6af075&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Sono le quattro di un freddo mattino di inizio dicembre, quando, sveglio e smanioso da un&#8217;ora abbondante, con gesto deciso scosto le coperte, mi avvio in bagno e, come faccio di rado, senza esitazioni metto mano a schiuma da barba e rasoio, nella fretta procurandomi anche un innocuo taglio all&#8217;attacco del naso; tampono accuratamente il poco sangue, poi,&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;md&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Pi&#249; libri e pi&#249; montagne&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:13276302,&quot;name&quot;:&quot;Nazzareno Mataldi&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Traduttore editoriale con una passione ad ampio raggio per le letture, in particolare la nonfiction di qualit&#224;. Approdato da ultimo anche su Substack, si divide tra &#171;Le didascalie&#187; e &#171;Scritture&#187;.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2f9d3c2f-4095-4436-ad3a-f7abfdfe7934_4013x2239.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2024-12-07T11:12:51.082Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UhOu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6fdae75c-b0d7-4258-bb14-a14c4c8e11d8_3840x2160.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/p/piu-libri-e-piu-montagne&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:152750141,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:3,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:2967763,&quot;publication_name&quot;:&quot;Le didascalie&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MZ05!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F860c00af-d86c-4506-b82a-1d3f45a51afb_1280x1280.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un arrivo in montagna al Giro d’Italia]]></title><description><![CDATA[Sulla Maielletta, 14-15 maggio 2022, prima e durante la tappa Isernia-Blockhaus]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/un-arrivo-in-montagna-al-giro-ditalia</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/un-arrivo-in-montagna-al-giro-ditalia</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Wed, 26 Nov 2025 08:09:50 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aV21!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e2ab823-b1fb-4833-bc64-2407fd049a8e_1806x1200.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Tre giorni fa, domenica, un po&#8217; gi&#249; di corda (come ultimamente mi capita appena sto troppo fermo, dentro casa), di prima mattina scrivevo <a href="https://substack.com/@ennemme/note/c-180278445?">questa nota</a>: &#171;Possono esserci momenti felici, persino di una felicit&#224; estrema, estatica. Ma se andiamo a vedere bene, se andiamo a stringere, anno dopo anno &#232; una realt&#224; sempre pi&#249; desolante e piena di magagne, sempre meno appagante. Questo, specialmente se si rimane troppo a lungo rinchiusi nel proprio piccolo, circoscritto, asfittico mondo. Quello che succede sempre pi&#249; spesso e sempre a pi&#249; gente, illusi di avere il mondo intero a portata di mano dallo schermo di un telefono o di un computer, con pochi clic, quindi sempre pi&#249; restii a muovere il culo dal nostro divano o dalla nostra scrivania, restii ad arrischiarci nel mondo vero, fuori dalle nostre comfort zone, lontano dai nostri ristretti orizzonti abituali, l&#224; dove nulla &#232; scontato, dove ogni passo pu&#242; riservare una sorpresa, dove perci&#242; siamo obbligati ad accendere tutti i nostri sensi, a dare fondo alle nostre energie fisiche e mentali, a osare, a esplorare, a infiammarci di passione, a vivere sul serio&#187;. Un quadro proprio desolante, s&#236;, di cui si fa specchio pressoch&#233; fedele anche ci&#242; che uno (non) scrive; cio&#232;, nel mio caso &#232; senza dubbio cos&#236;, come dimostra il fatto che anche su Substack ormai ripropongo quasi soltanto vecchi materiali, quanto pi&#249; sganciati dal presente. Un presente che chiaramente non anima, non entusiasma, non appassiona; o, nelle rare occasioni che lo fa (ci sono: rare ma ci sono), non infervora al punto da volerne scrivere approfonditamente; cio&#232;, non scalfisce pi&#249; di tanto un umore che ha </em>&#8211; <em>o per meglio dire &#232; tornato ad avere </em>&#8211; <em>come sua nota dominante una forte malinconia, abbinata a un crescente scoramento. Eppure, ancora tre anni fa non era cos&#236;; all&#8217;epoca c&#8217;era un po&#8217; pi&#249; di verve, a dispetto che venissi da un periodo davvero complicato, tra la malattia e la morte di pap&#224;, il Covid e altre vicissitudini. C&#8217;era un po&#8217; pi&#249; di speranza, di fiducia, di grinta, di volont&#224; seria di ripartire, mettiamola cos&#236;; e, va da s&#233;, questo si rifletteva anche nella scrittura, per dilettantesca che fosse. Una riprova? Il lungo racconto della mia prima partecipazione, da spettatore, all&#8217;arrivo di una tappa di montagna del Giro d&#8217;Italia, nel maggio 2022, pubblicato in origine su Medium (s&#236;, fatta anche questa esperienza online, sia pur di breve durata).</em></p><div><hr></div><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aV21!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e2ab823-b1fb-4833-bc64-2407fd049a8e_1806x1200.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aV21!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0e2ab823-b1fb-4833-bc64-2407fd049a8e_1806x1200.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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molto amatoriale (con mattane a cui per&#242; sono legati alcuni dei miei ricordi sportivi pi&#249; belli), a 56 anni suonati non ero mai stato all&#8217;arrivo di una tappa di montagna di un grande giro: avevo assistito a diversi passaggi e finali di corse, si trattasse della Tirreno-Adriatico o del Giro d&#8217;Italia, ma non mi ero mai unito al pubblico che freme per l&#8217;arrivo di una tappa impegnativa di montagna, bench&#233; da sempre ne avvertissi il fascino e il richiamo.</p><p>Una mancanza che era venuto il momento di colmare, anche per segnare una sorta di stacco e ripartenza, al termine di anni &#8211; complicati &#8211; in cui le stesse dirette televisive delle gare di ciclismo e le gi&#224; sporadiche uscite in bici avevano ceduto il passo ad altri pensieri e impegni, con conseguente calo tanto dell&#8217;entusiasmo in generale quanto della forma fisica in particolare.</p><p>L&#8217;occasione da non perdere? L&#8217;arrivo della nona tappa del Giro d&#8217;Italia 2022, la Isernia-Blockhaus, in cima alla Maielletta, sul massiccio della Maiella.</p><div><hr></div><p>Ora, la Maiella non &#232; esattamente la mia montagna del cuore: per origini e vissuto sono molto pi&#249; legato ai Monti Sibillini, Vettore su tutti, e ai Monti della Laga, in particolare la Montagna dei Fiori. Ma come frequentazioni, nell&#8217;ultima quindicina di anni &#232; questa zona dell&#8217;Abruzzo che ho girato di pi&#249;. Mi piaceva allora che la prima esperienza a un arrivo in montagna di una corsa ciclistica fosse qui: sia per il valore assoluto della tappa, alla luce anche degli storici precedenti (a partire dal battesimo del 1967, con l&#8217;inizio della leggenda del &#8220;cannibale&#8221; Eddy Merckx); sia perch&#233; su Maielletta e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cima_Blockhaus">Blockhaus</a> ero gi&#224; stato un paio di volte, anche in inverno, e questo poteva venirmi utile nel momento in cui davvero mi fossi deciso a partire.</p><p>Problema: per quasi tutto, ma in particolar modo per i giri in solitaria, decido sempre all&#8217;ultimo momento, non pi&#249; di uno o due giorni prima, spesso poche ore prima di mettermi sul serio in moto. Posso gi&#224; avere un&#8217;idea in testa da settimane, ma in genere non riesco a programmarmi con largo anticipo, ho sempre il timore di impedimenti in extremis; preferisco allora fare le cose cotte e mangiate, quando ce ne sono le condizioni. Questo significa che spesso devo arrangiarmi e accettare anche le complicazioni cui vado incontro per non essermi organizzato per tempo.</p><p>Anche per l&#8217;arrivo della Isernia-Blockhaus mi sono cos&#236; ridotto alle ultime ore utili. Sapevo per&#242; di un blocco della circolazione dalle 22 del giorno prima, quindi non pi&#249; tardi della mattinata del 14 maggio dovevo decidere se andare o no, per poter raggiungere la zona del traguardo in automobile. Fossi stato in buona forma fisica, avrei anche potuto tentare l&#8217;ascesa in bici, dopo averla caricata in macchina fino al parcheggio pi&#249; vicino, o al limite a piedi, il giorno della gara; ma cos&#236; non era. Quindi, in auto il giorno prima o niente.</p><p>Problema supplementare: dove dormire. In albergo o altra struttura ricettiva locale di sicuro no, con i tutti posti disponibili senz&#8217;altro prenotati da tempo, perci&#242; inutile anche mettermi a telefonare. Restava l&#8217;opzione tenda o direttamente in macchina, e per una notte si poteva anche fare.</p><p>Va bene, 14 mattina: non ci sono impedimenti, si pu&#242; andare, si tenta la sorte.</p><p>Passo dal barbiere, a rendermi pi&#249; presentabile, dopo due anni che tra restrizioni da Covid-19 e altri grattacapi vado avanti a tagliarmi i capelli da solo, con la macchinetta. Poi supermercato: panini, mortadella, prosciutto cotto, mele, Pavesini, bottigliette d&#8217;acqua. Quindi casa, dove riempio i panini e carico gli zaini: uno piccolo per l&#8217;attrezzatura fotografica (che mi voglio perdere l&#8217;occasione di provare a fare qualche bella foto?) e un secondo, pi&#249; capiente e tecnico, per l&#8217;abbigliamento da escursione in montagna, sacco a pelo, tappetino, un libro, roba da mangiare e quant&#8217;altro. Il tutto dentro la Panda a metano, insieme a scarponi e &#8211; serviranno o meno &#8211; tenda Decathlon di quelle che si aprono in due secondi (il problema &#232; richiuderle), sedia da campeggio e ombrellone. Insomma, non mi presento da totale sprovveduto.</p><p>Comunico a mamma che star&#242; via due giorni, avviso la compagna in quel di Pescara che per l&#8217;una passer&#242; a salutarla (visti gli impegni scolastici e la ritrosia a sfacchinate in montagna non provo per niente a coinvolgerla nell&#8217;avventura) e parto. Dopo un&#8217;oretta la programmata sosta pescarese, quindi fondovalle Alento, direzione Passo Lanciano, e per le tre del pomeriggio sono alla Maielletta, strada da Pretoro ancora aperta e traffico quasi inesistente.</p><div><hr></div><p>Mi aspettavo pi&#249; movimento, pi&#249; preparativi, invece davanti all&#8217;albergo-ristorante Mamma Rosa tutto molto tranquillo, nessun segno tangibile di un importante arrivo di tappa del Giro d&#8217;Italia, l&#8217;indomani. Poco pi&#249; avanti, prendendo a destra la strada per Roccamorice da dove arriveranno i corridori per l&#8217;ultima impegnativa ascesa di giornata, ecco per&#242; i primi camper sui comodi prati a bordo strada, in un tratto semi pianeggiante: non come prevedevo, ma c&#8217;&#232; gi&#224; una discreta folla di appassionati di ciclismo, anche venuti da lontano, anche diversi stranieri, famiglie perlopi&#249;, ma pure gruppi locali di giovani, tutti saliti per tempo per trovare un posto idoneo dove sistemarsi con camper, auto, tende e fornacelle varie per gli immancabili arrosticini, molti gi&#224; nello stomaco, anche con abbondanti libagioni.</p><p>A bordo strada non si scorgono divieti di sosta, non ci sono transenne n&#233; si vedono carabinieri, poliziotti o guardie locali. Mi sistemo allora con la Panda in fondo alla fila di camper e auto, mi metto in pratico abbigliamento da montagna e mi faccio un giro, rimandando a pi&#249; tardi l&#8217;eventuale apertura della tenda per la notte.</p><p>Meglio di cos&#236; non poteva andare, penso.</p><p>Passa invece poco tempo ed ecco prima una poi una seconda auto dei Carabinieri, poi altre, e presto pure poliziotti. C&#8217;&#232; un problema, serio: un&#8217;ordinanza &#8211; anzi due, una del prefetto di Chieti e una di quello di Pescara, perch&#233; la zona dell&#8217;arrivo ricade nel territorio di Pretoro e di Roccamorice &#8211; stabilisce per il giorno della tappa e quello precedente il divieto di sosta e fermata dei veicoli non autorizzati, con sanzione accessoria della rimozione forzata, sull&#8217;intera sede stradale e anche lungo i bordi stradali. In aggiunta, trattandosi di parco nazionale, &#232; fatto normalmente divieto di parcheggiare sui prati; per i trasgressori, quindi, rischio di sanzioni anche da parte dell&#8217;Ente Parco, ovvero dei Carabinieri Forestali.</p><p>Ma camper e altri veicoli ormai sono l&#236;, sull&#8217;erba; se intralciano le operazioni di messa in sicurezza per il passaggio del Giro, tipo transennamenti ecc., possono sempre indietreggiare di alcuni metri, lo spazio c&#8217;&#232;. E a questo punto mandarli via, in assenza peraltro di idonee sistemazioni alternative nei paraggi, sarebbe come inviare un messaggio agli appassionati di ciclismo, specie quelli disposti a farsi centinaia di chilometri per non mancare agli appuntamenti che contano: &#8220;Non vi vogliamo qui, statevene a casa o andate altrove, ch&#233; noi non siamo capaci di organizzare le cose per bene come fanno altri, pi&#249; pratici, pi&#249; esperti&#8221;.</p><p>Cominciano discussioni e giri di telefonate per capire il da farsi, con la maggior parte dei proprietari dei veicoli che non vuole andarsene e allo stesso tempo non vuole incorrere in sanzioni, mentre le forze dell&#8217;ordine comprendono la situazione ma le ordinanze sono chiare, l&#236; non si pu&#242; stare.</p><p>Le cose vanno per le lunghe.</p><div><hr></div><p>Decido di farmi una camminata lungo i tornanti dei tre chilometri fino al Rifugio Pomilio, pi&#249; in alto. Parto che iniziano ad arrivare le prime macchine della struttura organizzativa del Giro, tra cui i ragazzi che segnano sull&#8217;asfalto dove saranno di preciso il traguardo e le varie postazioni del circo mobile.</p><p>Salgo all&#8217;inizio con un po&#8217; d&#8217;affanno, ma piano piano ritrovo il passo dell&#8217;amante delle salite e per far prima lascio l&#8217;asfalto, tagliando per prati fioriti di crochi e ultime chiazze di neve. Raggiungo il Pomilio (prendo mentalmente nota che, volendo, c&#8217;&#232; ampio spazio per parcheggiare) e proseguo oltre, cio&#232; oltre la giungla crescente di antenne, fino ad avere una vista migliore delle cime pi&#249; alte del massiccio della Maiella, a sud e sudovest, nonch&#233; delle valli, colline e pianure sottostanti, gi&#249; gi&#249; fino all&#8217;Adriatico, ripromettendomi di tornarci di nuovo al sorgere del sole, questa volta fino alla Madonnina.</p><p>Ridiscendo veloce alla Maielletta, tagliando per prati, verso le sette di sera. </p><div><hr></div><p>In zona camper e auto c&#8217;&#232; trambusto: bisogna andarsene, si rischiano sanzioni, carabinieri e poliziotti hanno gi&#224; preso le foto dei vari veicoli. C&#8217;&#232; chi continua a protestare, anche accesamente (l&#8217;alcol, tra i pi&#249; giovani, inizia a fare effetto), e chi invece minimizza, dicendo che &#232; una pura formalit&#224; e una soluzione pacifica alla fine si trover&#224;, non ci saranno multe n&#233; altro. </p><p>Ma sai che c&#8217;&#232;? Nel dubbio, a me di rischiare non va; come hanno gi&#224; fatto un paio di camper stranieri, comunico a chi di dovere che porto via la Panda, se questo mi mette al riparo da ogni guaio. Trover&#242; una soluzione alternativa; al peggio riscender&#242; a valle e lascer&#242; perdere la corsa, amen. </p><p>Mi ricordo che davanti al Pomilio c&#8217;era spazio: nel caso parchegger&#242; l&#236; e alla meno peggio dormir&#242; in auto. Per sicurezza telefono. C&#8217;&#232; posto per cena, non per dormire, ma posso lasciare la macchina l&#236; per la notte e anche domani, quando il traffico sar&#224; completamente interdetto fino a fine corsa. </p><p>Sollevato, risalgo su, in auto. E in attesa della cena, dalla Maiella mi godo il bel tramonto sopra il massiccio del Gran Sasso, volgendo cos&#236; lo sguardo da una &#8220;bella addormentata&#8221; d&#8217;Abruzzo all&#8217;altra, dalla &#8220;montagna madre&#8221; al &#8220;gigante che dorme&#8221;.</p><p>Cena, quindi. Alla faccia dei panini che mi aspettavano se fossi rimasto sul prato in basso, vado su un&#8217;ottima e abbondante zuppa &#8220;abbotta pezzente&#8221;, pi&#249; salsicce di carne e fegato e patate al coppo, tutto accompagnato da mezzo litro di Montepulciano, e per chiudere un bicchierino di ratafia. Meglio di cos&#236; si schiatta!</p><div><hr></div><p>Adesso i dolori, per&#242;, con la notte da passare in macchina. Ci sarebbe la tenda, non ci vorrebbe niente a trovare uno spazio dove aprirla e mettermi dentro con tappetino e sacco a pelo, ma, conoscendomi, dormirei comunque poco e male. Mi risparmio allora la fatica di doverla richiudere al mattino e, un ultimo sguardo alle vallate fino al mare, tutte (troppo) illuminate, mi rassegno a chiudere gli occhi rannicchiato sul sedile posteriore della Panda, provato che semidisteso sul sedile del passeggero, con lo schienale abbassato, non &#232; cosa.</p><p>Giacca da montagna ripiegata sotto la testa e sacco a pelo aperto a mo&#8217; di copertina, rigirandomi ora da una parte ora dall&#8217;altra, ma non infreddolito, arrivo in qualche modo alle quattro e mezzo, quando sull&#8217;Adriatico si scorgono i primi chiarori. </p><p>Rompo gli indugi, esco dall&#8217;auto, mi raddrizzo, rimetto gli scarponi, prendo lo zaino con la macchinette fotografiche e, lampada in testa, comincio a risalire oltre la giungla di antenne, verso la Madonnina, attento ai passi sui tratti ancora coperti di neve, quasi ghiacciata a quest&#8217;ora, volgendomi di continuo verso il mare per non perdere il preciso sorgere del sole, intorno alle cinque e quaranta.</p><div><hr></div><p>In basso, verso l&#8217;Adriatico, &#232; velato, e nemmeno a nordovest, direzione Gran Sasso, si ha un panorama nitido. Ma la palla infuocata del sole che sorge all&#8217;orizzonte sopra questo velo di umidit&#224; &#232; uno spettacolo, e le cime della Maiella cos&#236; illuminate, a sud e sudovest, sono un incanto.</p><p>Passo oltre un&#8217;ora a salire, sostare, ammirare, respirare a pieni polmoni e fotografare. Arrivo al palo con il cuore in ferro e la sagoma della bicicletta che segnala il Blockhaus, poi raggiungo la Madonnina. Oltre non oso, &#232; ancora tutta neve e non mi arrischio. Indugio un altro po&#8217;, quindi ridiscendo. Poco prima delle sette, vicino alle antenne, il primo escursionista che viene su: se non c&#8217;&#232; troppo ghiaccio magari andr&#224; oltre la Madonnina, beato lui.</p><p>Di nuovo al Pomilio, mi detergo dalla sudata di prima mattina, cambio la maglietta di sotto e riempio lo zaino grande dell&#8217;occorrente per la lunga giornata che mi attende: panini, mele, acqua, macchinette fotografiche e vestiario di emergenza. Con calma faccio colazione e mi attardo un altro po&#8217;, camminando pigramente lungo i primi tornanti a scendere, per capire se comincia a esserci del movimento.</p><p>Incrocio il primo ciclista, sulla sessantina, che sale al Pomilio. Sta gi&#224; ridiscendendo quando ci ripensa. Mi guarda, si rigira e viene verso di me, telefonino in mano, con io che gi&#224; immagino la richiesta: &#8220;Mi faresti un video di me che affronto quest&#8217;ultimo tornante, con la neve ancora intorno?&#8221; &#8220;Ma certo!&#8221; Torna gi&#249;, rigira e risale, mentre io lo riprendo. Sto per restituirgli il telefonino quando mi viene il dubbio che forse mi sono messo dalla parte sbagliata della strada, nel video c&#8217;&#232; allora la mia ombra. Ripetiamo cos&#236; la scena e ci salutiamo. Cammino un altro po&#8217; e noto che al tornante successivo, vista mare, il ciclista &#232; di nuovo fermo. Torna verso di me: &#8220;No, questo tornante &#232; favoloso: si vede pure il mare con i raggi del sole. Se mi riprendi qui, mentre risalgo, faccio schiattare d&#8217;invidia i miei amici&#8221;. Nessun problema, nuova ripresa, quella definitiva. A questo punto chiacchieriamo un po&#8217;. &#200; medico, negli altri anni ha seguito la corsa in divisa, questa volta pu&#242; godersela da spettatore, bici al seguito. Gli confesso la mia invidia, io che non faccio un&#8217;uscita seria da un paio di anni e chiss&#224; se ritrover&#242; mai le forze per rampe cos&#236;. Lui, per contro, &#232; triatleta. Be&#8217;, conoscer&#224; senz&#8217;altro gli ascolani della Flipper Triathlon, che primeggiano in questa specialit&#224; e che quando facevo podismo amatoriale, una decina di anni fa, anch&#8217;io frequentavo. Li conosce, &#232; vero, &#232; pure in contatto con alcuni di loro. Qualche altro scambio e ci salutiamo di nuovo, sperando di rivederci in zona gara.</p><div><hr></div><p>Sono quasi le nove, anche per me &#232; ora di ridiscendere ed entrare nell&#8217;atmosfera del pre-corsa. Risalgo cos&#236; le poche centinaia di metri fino al Pomilio, carico in spalla lo zaino e taglio di nuovo per prati fioriti di crochi e ultime chiazze di neve, direzione arrivo, cercando di evitare rovinose distorsioni alle caviglie, sempre possibili in momenti di euforica sbadataggine.</p><p>Nella notte sono giunti i Tir e alle nove traguardo e principali postazioni sono gi&#224; in ordine. Adesso tocca alle transenne, e comincia a esserci un discreto movimento di gente, addetti ai lavori e nuovi spettatori, chi in bici e chi a piedi.</p><p>Sorpresa: camper e auto del giorno prima sono rimasti in maggioranza al loro posto, non sono andati via, malgrado le iniziali minacce di sanzioni, quelle che mi hanno convinto ad allontanarmi con la Panda. Si sar&#224; trovata una soluzione all&#8217;ultimo momento, le autorit&#224; avranno capito che era il caso di soprassedere, che mandare via tutti poteva essere un danno d&#8217;immagine e un problema di sicurezza; o la gente, meno timorosa di me, se ne sar&#224; infischiata. Non indago, mi limito a raggiungere il posto del giorno prima, un buon punto di osservazione, mollo lo zaino, prendo la macchinetta fotografica con l&#8217;obiettivo adeguato e faccio qualche giro su e gi&#249;.</p><div><hr></div><p>Ai due-trecento metri dal traguardo stanno appena iniziando a transennare. Curiosit&#224;: per strada, sull&#8217;asfalto rifatto di fresco, accanto a scritte giocose a mano di bambini e dei loro genitori, nella notte sono comparse, a calce, strane diciture e strani simboli, poco in linea con la gara. Nelle ore a seguire sar&#224; divertente vedere prima addetti comunali cercare di camuffarli con pennellate di calce, su istruzione di agenti di polizia e forse dirigenti Digos, poi, pi&#249; tardi, operai specializzati cancellare tutto con un rullo intinto di catrame liquido ad asciugatura rapida.</p><p>Il transennamento va avanti e nel mentre arrivano sempre pi&#249; ciclisti, su bici di ogni tipo: classiche da strada, di ultima generazione e non, mountain bike e, naturalmente, a pedalata assistita. Ci sono atleti perfetti, capaci di sprintare in agilit&#224; sulle ultime decine di metri prima del rassicurante &#8220;Mo&#8217; spiana&#8221; disegnato nella notta sulla strada, e semplici pedalatori della domenica, pi&#249; o meno appesantiti e in affanno, zainetto in spalla. C&#8217;&#232; chi &#8211; donna &#8211; arriva con palloncini rosa in testa, e chi &#8211; padre &#8211; si porta dietro su un seggiolino la figlioletta di pochi anni, oltre all&#8217;inevitabile zaino. </p><p>Una umanit&#224; varia, bella a vedersi, oggetto di apprezzamenti, incoraggiamenti e &#8211; vedi il sottoscritto &#8211; non poca invidia: a prima vista, tutte persone vitali, dinamiche, capaci di osare, ciascuna secondo i propri mezzi e le proprie possibilit&#224;, ma visibilmente animate da passione ed energia. Un esempio da imitare.</p><div><hr></div><p>La cronaca della giornata potrebbe gi&#224; chiudersi qui, sebbene manchino ore all&#8217;arrivo e la gente inizi appena ad affollarsi nella zona del traguardo. </p><p>Chi in cerca di gadget tra gli stand davanti a Mamma Rosa, chi di un buon posto per assistere agli ultimi sforzi dei corridori, sul prato dirimpetto al palco della premiazione e le postazioni dei cronisti. Chi intento a cuocere, mangiare &#8211; e anche offrire &#8211; arrosticini &#224; gogo, bevendo e cantando goliardicamente; chi pronto a mettere la pasta in pentola sui fornelli o le bistecche sulle fornacelle. Chi ridiscende in quel momento dalla montagna, per fiondarsi su lasagne e simili; chi dopo i chilometri in bici o a piedi si accomoda sulle panche e i tavoli dei punti ristoro presenti; chi si fa bastare i panini che si &#232; portato da casa.</p><p>Comincia a esserci una certa sonnolenza, un discreto abbiocco, specie per chi la notte ha dormito poco e male e in mattinata non si &#232; risparmiato. Un&#8217;oretta di assoluto relax, dunque, prima di riattivarsi per il gran finale. </p><p>Nel frattempo, in alto si addensano sempre pi&#249; nuvole; quando c&#8217;&#232; il sole, fa caldo e quasi si suda, ma appena scompare fa fresco, bisogna ricoprirsi per bene. Chiss&#224; se per le quattro arriver&#224; qualche goccia di pioggia, come da previsioni.</p><p>Verso le due faccio un ultimo giro in zona traguardo e tra gli stand, anch&#8217;io a caccia di gadget da indossare o regalare, quindi torno alla postazione che ho battezzato come punto strategico per scattare delle foto ai primi corridori: tra i settecento e i seicento metri, con una buona visuale sia sotto sia sopra.</p><p>Un&#8217;altra ora di noia, con il telefonino quasi scarico, guardando pi&#249; altro i ciclisti che si affannano a scavalcare le transenne per riguadagnare l&#8217;asfalto e ridiscendere a valle, prima di essere bloccati per lasciare via libera ai corridori in avvicinamento, segnalati sulle rampe da Pretoro a Passo Lanciano, in attesa di fiondarsi verso Lettomanoppello e Scafa, per poi attaccare i combattuti venticinque chilometri finali dell&#8217;ardua ascesa dal versante di San Valentino in Abruzzo Citeriore e Roccamorice.</p><div><hr></div><p>Verso le quattro e un quarto, finalmente un po&#8217; pi&#249; di movimento, con l&#8217;arrivo della tappa di e-bike Orsogna-Blockhaus. Movimento? Senza nulla togliere al loro impegno, questi corridori mi sembrano salire con grande aplomb, a gruppetti, senza particolari spasimi. Mi aspettavo di pi&#249;. Ma non &#232; per loro che sono qui, dunque pazienza: altri tre quarti d&#8217;ora e dovrebbe arrivare la corsa vera.</p><p>Faccio le ultime regolazioni con la macchinetta fotografica, in base alla luce, sperando di azzeccarle; leggo messaggi della pescarese, eccezionalmente davanti alla tv, tra un gelato e un tango, che mi informa sugli sviluppi della corsa, e un po&#8217; orecchio le conversazioni altrui, sugli stessi sviluppi.</p><p>Il gruppo di testa pare vada scremandosi sempre di pi&#249;, c&#8217;&#232; qualche cedimento inatteso (Yates) o indesiderato per i tifosi locali (gli <em>enfants du pays</em> Cataldo e Ciccone), Nibali si difende bene, al pari di Pozzovivo e del pi&#249; &#8220;vecchio&#8221; Valverde, e la stessa maglia rosa Lopez non d&#224; ancora particolari segni di cedimento rispetto ai pi&#249; quotati Carapaz, Bardet, Almeida e Landa, che tentano alcuni scatti, nessuno risolutivo. Di altri nomi non conservo memoria.</p><p>Cresce la concitazione, di pari passo con l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;elicottero delle riprese tv. &#200; la sua comparsa, venti minuti dopo le prime staffette, e cinque-sei dall&#8217;auto di &#8220;inizio gara&#8221;, a segnalare l&#8217;imminente arrivo del gruppetto di testa. A lungo rimane all&#8217;altezza degli ottocento al traguardo, a bassa quota, e non puoi non scattargli delle foto, prima di tornare a mettere a fuoco la semicurva, a non pi&#249; di centocinquanta metri, dove da un momento all&#8217;altro ti aspetti che dietro le moto spuntino anche le biciclette.</p><p>Eccole, finalmente. Capisco che sono cinque o sei corridori, ma, l&#8217;occhio al mirino e le mani su obiettivo e corpo macchina, non bado a chi siano: sento dei nomi, ma penso pi&#249; che altro a ottenere un&#8217;inquadratura pulita, al riparo dalle sagome di chi, davanti, si sporge dalle transenne. Qualche buon scatto mi sembra di coglierlo, ma capir&#242; pi&#249; tardi se c&#8217;ho preso o no. In effetti, solo ore dopo, a Pescara, mi accorger&#242; di aver visto passare per primo davanti a me, tra i settecento e i seicento metri, e con discreti primi piani, il vincitore dello sprint, il per me sconosciuto Hindley, in compagnia dei gi&#224; citati Carapaz, Bardet, Almeida, Pozzovivo e Landa. Bene anche diverse foto di Nibali, Valverde e altri a seguire, compresa la maglia rosa Lopez.</p><p>Al passaggio delle prime ammiraglie decido che pu&#242; bastare cos&#236;, ripongo la reflex, rimetto lo zaino in spalla e vado verso il traguardo. Faccio nuove foto al volo con la compatta, in attesa di scavalcare le transenne e passare dall&#8217;altro lato della strada in un momento di calma, senza aspettare il fine corsa, come molti altri, anche con bici. Operazione riuscita, passo davanti al traguardo, premiazioni di vincitore e maglia rosa avvenute da un pezzo.</p><p>Ultimi scatti con il telefonino e via di buon passo per i tre chilometri di salita fino al Rifugio Pomilio, lo zaino alleggerito di panini e acqua ma sempre un bel peso: arrivare in cima sar&#224; un buon allenamento in stile rucking &#8211; l&#8217;ideale per tornare quanto prima in una forma migliore e anche risalire in sella.</p><p>Perch&#233; se mai ci sar&#224; la partecipazione, da spettatore, a un altro arrivo di una tappa di montagna di un giro ciclistico importante, questo l&#8217;obiettivo: arrivarci in bici. Magari in macchina, fin dove possibile, ma poi via, pedalare!</p><p>PS Sotto, a mo&#8217; di cronostoria fotografica, una selezione parziale degli scatti effettuati il 15 maggio 2022 con una vecchia Nikon D90.</p><div id="youtube2-H9hwgCoQVmw" class="youtube-wrap" data-attrs="{&quot;videoId&quot;:&quot;H9hwgCoQVmw&quot;,&quot;startTime&quot;:null,&quot;endTime&quot;:null}" data-component-name="Youtube2ToDOM"><div class="youtube-inner"><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/H9hwgCoQVmw?rel=0&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;enablejsapi=0" frameborder="0" loading="lazy" gesture="media" allow="autoplay; fullscreen" allowautoplay="true" allowfullscreen="true" width="728" height="409"></iframe></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[«Amore che vieni, amore che vai»]]></title><description><![CDATA[Anche nella vita di oggi non mancano entusiasmi e passioni; ma di fondo &#232; lo scetticismo, il disincanto, la valuta con cui ci si rapporta un po&#8217; a tutto e a tutti, non l&#8217;apertura, non l&#8217;ottimismo.]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/amore-che-vieni-amore-che-vai</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/amore-che-vieni-amore-che-vai</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Sat, 08 Nov 2025 11:33:08 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!h7Lm!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F569e0c40-4d0d-48de-bdfe-887446cc3b78_1200x797.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/569e0c40-4d0d-48de-bdfe-887446cc3b78_1200x797.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/51edd6d5-f1bf-4720-8733-50fabb469939_1200x797.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5f7bde3a-9b12-4abd-81ff-35468adb5513_1200x797.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4fbdfdc6-0660-42a1-8ca8-e32f130325ae_1200x797.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b9863399-c321-4791-bc2f-00050cf5cea7_1200x797.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a511be2c-9dab-456e-b7f6-bbc9bd5ec783_1200x797.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ebb27585-4a97-439e-a268-a5dcb0cf7808_1200x797.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1f7781a3-4257-45aa-a18e-b22d99644cc0_1200x797.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Pescara, sponda sud, 2 novembre 2025&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/38a7f530-c5e3-4df0-ab74-bcbb33c661c4_1456x1700.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p>C&#8217;&#232; stato un periodo in cui, a dispetto di un congenito pessimismo e un&#8217;altrettanta innata solitudine e malinconia, ero portato a guardare alla vita con sufficiente fiducia e anche un discreto spirito propositivo. Non avveniva quando ero ragazzo o gi&#249; di l&#236;, troppo limitato dalle origini contadine, n&#233; nella prima giovent&#249;, segnata da un acuto senso di insoddisfazione e inadeguatezza, di radicale estraneit&#224; al mondo circostante, con conseguente e accentuato mal di vivere. </p><p>Avveniva con l&#8217;arrivo di internet, o per meglio dire del web, nella seconda met&#224; degli anni Novanta, per poi proseguire, sia pur con alti e bassi, per tutti gli anni Zero. Un quindicennio di fantastiche nuove opportunit&#224; e anche entusiastici slanci, non sempre ben riposti ma tali da rappresentare un netto cambio di passo rispetto all&#8217;avvilente quadro precedente. Un periodo felice, al netto di ogni considerazione.</p><p>Non mi sento di dire lo stesso per ci&#242; che &#232; venuto dopo, per ci&#242; che &#232; ancora in corso. Non so darmi una spiegazione precisa, ma trovo che dai primi anni Dieci sia andato peggiorando un po&#8217; tutto, a partire dalla rete, a dispetto delle meraviglie tecnologiche che a tamburo battente hanno continuato e continuano a pioverci addosso.</p><p>Sar&#224; l&#8217;et&#224;, a un passo dai sessanta, sar&#224; l&#8217;inevitabile bilancio di ci&#242; che &#232; stato e anche di ci&#242; che non &#232; stato; resta il fatto che la fiducia e lo spirito propositivo del quindicennio fortunato a cavallo del Duemila si sono alquanto annacquati. Al loro posto, oggi prevale un forte e generalizzato senso di delusione e amarezza. </p><p>In determinati momenti, ci si pu&#242; ancora entusiasmare e appassionare a qualcuno o qualcosa; ma di fondo &#232; lo scetticismo, il disincanto, la valuta con cui ci si rapporta un po&#8217; a tutto e a tutti, non l&#8217;apertura, non l&#8217;ottimismo.</p><p>Venire fuori da questo clima bigio e mogio sar&#224; arduo, o comunque bisogner&#224; passare per un lungo e meditativo autunno-inverno. Non stupiscano allora la colonna sonora e le foto d&#8217;accompagnamento scelte per questo post.</p><div class="pullquote"><div id="youtube2-HJZWx7uqNlk" class="youtube-wrap" data-attrs="{&quot;videoId&quot;:&quot;HJZWx7uqNlk&quot;,&quot;startTime&quot;:null,&quot;endTime&quot;:null}" data-component-name="Youtube2ToDOM"><div class="youtube-inner"><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/HJZWx7uqNlk?rel=0&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;enablejsapi=0" frameborder="0" loading="lazy" gesture="media" allow="autoplay; fullscreen" allowautoplay="true" allowfullscreen="true" width="728" height="409"></iframe></div></div><p>Venuto dal sole o da spiagge gelate <br>Perduto in novembre o col vento d&#8217;estate<br>Io t&#8217;ho amato sempre, non t&#8217;ho amato mai <br>Amore che vieni, amore che vai <br>Io t&#8217;ho amato sempre, non t&#8217;ho amato mai <br>Amore che vieni, amore che vai</p></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Predicare bene e razzolare male]]></title><description><![CDATA[Un pot-pourri di cose pensate e scritte negli anni ma puntualmente poco messe in pratica. Non sar&#224; ora di passare pi&#249; seriamente ai fatti e, nello specifico, cambiare il modo di stare in rete?]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/predicare-bene-e-razzolare-male</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/predicare-bene-e-razzolare-male</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Mon, 03 Nov 2025 13:40:58 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!u_qA!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f67b4fd-917e-49ae-9185-9eb6da24ba47_960x640.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!u_qA!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f67b4fd-917e-49ae-9185-9eb6da24ba47_960x640.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!u_qA!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f67b4fd-917e-49ae-9185-9eb6da24ba47_960x640.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!u_qA!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f67b4fd-917e-49ae-9185-9eb6da24ba47_960x640.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!u_qA!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f67b4fd-917e-49ae-9185-9eb6da24ba47_960x640.jpeg 1272w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Nulla di eclatante, ma comunque una piacevole rottura della routine. Ma poi &#232; successa anche un&#8217;altra cosa, non meno bella: a differenza di quanto avrei fatto in altri tempi, non ho scritto quasi per niente di questa esperienza. A parte condividere qualche foto e impressione attraverso gli stati di WhatsApp, sono rimasto muto; al rientro non sono corso a raccontare dove sono stato, che ho visto, cosa &#232; capitato o come mi sono sentito. Ed &#232; stato giusto cos&#236;. Bisognerebbe farlo pi&#249; spesso: andare in giro o in vacanza e non scriverne nulla &#8211; quantomeno non a caldo, non subito dopo. Vivere determinate esperienze per il puro gusto e piacere di viverle, non in vista di futuri racconti o di condivisioni immediate sulla rete. Proprio da quando c&#8217;&#232; la rete, e pi&#249; ancora da quando sono arrivati social e smartphone (questa accoppiata micidiale), siamo invece caduti, chi pi&#249; chi meno, nella trappola di volere/dovere essere a tutti i costi scrittori o se non altro comunicatori. Con quali effetti, ognuno pu&#242; giudicare da s&#233;.</em></p></blockquote><p>Quello degli effetti che hanno avuto su di noi internet in generale, ma soprattutto social e smartphone, &#232; un discorso con cui mi arrovello da tempo, fino a farne quasi un&#8217;ossessione. Nel mio piccolo, ne ho anche scritto a pi&#249; riprese. Tra il 2013 e il 2014, in particolare, sul blog di allora (poi confluito nel sito personale), in alcuni post in terza persona e al passato &#8211; per un periodo mi piaceva scrivere cos&#236; &#8211; avevo messo assieme una serie di considerazioni che, rilette oggi, mi paiono conservare una loro validit&#224;. Peccato, negli anni successivi, essere riuscito solo in piccolissima parte a procedere nella direzione che gi&#224; allora indicavo: quella di un bisogno di sottrarsi per quanto possibile al gran rumore di fondo della vita in rete, rieducarsi all&#8217;attenzione, alla concentrazione, alla lettura &#8211; ma anche alla scrittura &#8211; in forma lunga, ponendo dunque un forte freno alla dispersione e alla frammentazione.</p><p>Mi piace ripubblicare sotto proprio tre dei post sopra citati.</p><p>(Anche questo vorr&#224; dire qualcosa? Ovvero, che spesso individuiamo per tempo ci&#242; che non va, ma stentiamo moltissimo a passare dalla teoria ai fatti? Classico predicare bene e razzolare male?) </p><div><hr></div><h2><a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2014/03/24/tre-punto-zero/">Tre punto zero?</a></h2><h4>(24 marzo 2014)</h4><p>Di nuovo, quella mattina, aveva letto che era &#171;<a href="http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/innovazione/2014/03/24/news/cos_il_design_ridisegna_il_mondo_e_ci_rende_protagonisti-81749889/">tutto un problema di scelte. E di priorit&#224;</a>&#187;. Dunque, meglio &#171;fare meno, ma farlo meglio&#187;.</p><p>Concordava. Pensava da tempo che quasi in ogni campo bisognasse orientarsi verso un po&#8217; meno cose, e alle volte anche un po&#8217; meno persone, ma le une e le altre di qualit&#224; pi&#249; elevata.</p><p>Nel campo delle cose scritte, in particolare, riteneva utile sacrificare e ridimensionare la lettura di testi concepiti espressamente per il web (e non sempre &#8211; anzi di rado &#8211; pregevoli), a beneficio di testi con ben altri controlli e imprimatur, quindi, almeno in teoria, di maggiore qualit&#224;.</p><p>E, no, non era sciocco &#8220;benaltrismo&#8221; quello; era semplice, doveroso, sano &#8220;filtrare&#8221;.</p><p>Confessava allora senza pudori che, da quasi un anno, le sue letture sul web erano in forte regressione (non meno di quelle di giornali e riviste su carta, divenuti oggetti di scarsa rilevanza, quando un tempo non troppo remoto lo erano di pura venerazione). All&#8217;opposto reggevano, e a periodi anzi si impennavano (in netta in controtendenza, dunque, rispetto alle statistiche nazionali), le letture libresche.</p><p>Che cosa stava succedendo? Che si trattasse dell&#8217;avvio di una fase 3.0 della sua vita in rete?</p><p>La prima internet (1995&#8211;2002) era stata una scoperta esaltante, fonte di un innamoramento e una passione travolgenti, con un crescendo di ebbrezza e rapimento estatico.</p><p>La seconda (2003&#8211;2012), gi&#224; senza pi&#249; il candore e l&#8217;ingenuit&#224; e lo slancio entusiastico degli inizi, nei fatti fu pi&#249; un baccanale e una gozzoviglia senza fine che un&#8217;esperienza autenticamente espressiva e vitale.</p><p>La terza (2013-?) era per ora la malinconia lucida e lo sguardo a tratti perso a tratti apatico a tratti irato a tratti fulgido del doposbornia, con la ridestata consapevolezza della vanit&#224; e vacuit&#224; o falsit&#224; di quasi tutto il gran cianciare quotidiano. Insieme al fervido desiderio non di rimettere indietro le lancette dell&#8217;orologio, evitando, per quanto possibile, che il presente e di conseguenza il futuro continuassero a dileguarsi come fumo al vento.</p><p>Era vero, come scriveva <a href="https://www.facebook.com/giuseppe.granieri/posts/10151915043926218">Granieri</a>, che &#171;la nostalgia non &#232; una strategia&#187;. Era altres&#236; incontestabile ammettere che &#171;cambiare continuamente &#232; faticoso&#187;.</p><p>Ma se il presente dava sempre pi&#249; spesso la sensazione di andare a rotoli, e se al tempo stesso sentivano di non avere pi&#249; troppe energie per cambiare di nuovo, senza posa, che fare?</p><p>Se un ritorno al cento per cento al passato non era mai una soluzione praticabile, e se tuttavia il presente cos&#236; com&#8217;era era altamente discutibile, che piega far prendere al futuro affinch&#233; non fosse parimenti deprecabile?</p><p>Recuperare e salvare il meglio o il meno peggio del passato, per provare a coniugarlo con il meglio o il meno peggio del presente, buttando a mare quasi tutto il resto?</p><div><hr></div><h2><a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2013/02/04/nel-gran-rumore-di-fondo/">Nel gran rumore di fondo </a></h2><h4>(4 febbraio 2013)</h4><p>Diceva sempre che bisognava evitare con cura ogni facile nostalgia del passato &#8211; perch&#233;, diceva, di davvero idilliaco nel passato il pi&#249; delle volte cosa c&#8217;era stato? &#8211; per accettare all&#8217;opposto con coraggio, intelligenza e fantasia le sfide nuove del presente e pi&#249; ancora del futuro. Perch&#233; aprirsi a nuove influenze e nuovi orizzonti era sempre un balsamo, prima ancora che una necessit&#224; per sottrarsi alla spirale insidiosa del gi&#224; visto, gi&#224; sentito, gi&#224; letto, gi&#224; pensato, gi&#224; detto, gi&#224; scritto.</p><p>Ma poi era sempre al passato che tornava nei momenti in cui il presente veniva a noia &#8211; perch&#233; c&#8217;era un eccesso di presente, diceva, se non una vera dittatura del presente; un presente, per giunta, spesso insulso e disperante &#8211; e di futuro non si vedeva traccia.</p><p>Di continuo diceva pure di dover distogliere lo sguardo dalla tentazione di internet &#8211; perch&#233; deconcentrava e distraeva a non finire, diceva, e perch&#233; di fatto riteneva di avere gi&#224; preso e anche dato a sufficienza.</p><p>Cos&#236;, ogni due per tre ribadiva l&#8217;utilit&#224; e il bisogno di mettere mano ad altre attivit&#224; piacevoli come leggere (specialmente ad alta voce), correre (due e se possibile tre uscite a settimana, per un totale di almeno venti chilometri), nuotare (non meno di cinquanta vasche una volta a settimana), pedalare (anche una sola uscita settimanale, ma sui trenta-quaranta chilometri), andare al cinema e magari a teatro (suppergi&#249; una volta a settimana), e soprattutto interagire di pi&#249; dal vivo con le persone amate e care.</p><p>Invece non passava giorno senza che si avvoltolasse nella rete, ora su qualche sito di news ora su qualche blog ora su un social media, lungamente intento a leggere, cercare, linkare, postare, appuntare, commentare &#8211; senza capire, peraltro, cosa ne venisse ancora di davvero positivo.</p><p>E di tutte le altre attivit&#224; piacevoli in cantiere spesso nemmeno l&#8217;ombra.</p><p>Poi, a ripetizione diceva anche che non si poteva &#8211; no, non si poteva &#8211; giocherellare, trastullarsi, svagarsi e perdere tempo pi&#249; del lecito. Perch&#233; bastava un nonnulla e si restava indietro nelle cose che pi&#249; contavano &#8211; e, allora pi&#249; che mai, indietro non si poteva restare.</p><p>Per&#242; puntualmente restava indietro e cos&#236; doveva rincorrere, in affanno.</p><p>E tutto questo &#8211; e molto altro ancora, su cui era meglio sorvolare &#8211; come si spiegava? Insomma, perch&#233; diceva tanto &#8211; bene o male non importava &#8211; ma poi faceva poco in linea con quello che diceva? Perch&#233; oggi era tanto difficile &#8211; e non era una valida attenuante pensare che probabilmente fosse sempre stato cos&#236; &#8211; far seguire alle parole i fatti?</p><p>Era mica che un eccesso di parole &#8211; o soprattutto di immagini, di suoni, di rumori: il gran rumore di fondo che allora, senza un attimo di tregua, pervadeva le loro vite &#8211; avesse dato alla testa?</p><p>Era mica che persi quotidianamente in mille rivoli, mille derive, mille microattivit&#224;, mille preoccupazioni o mille facezie, facevano sempre pi&#249; fatica a raccapezzarsi in un mondo allo stesso tempo arcimoderno e arcivetusto, perci&#242;, bene o male che fosse, si limitavano a prendere la vita come veniva, giorno per giorno, senza mai restare troppo a lungo saldi in un&#8217;idea o un proposito, senza mai avere un orizzonte chiaro, ma seguendo quanto pi&#249; l&#8217;ispirazione, le sollecitazioni o le necessit&#224; del momento, in una protratta e patetica improvvisazione, da eterni dilettanti senza arte n&#233; parte, presi in un vortice di debilitante mediocrit&#224;?</p><div><hr></div><h2><a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2014/02/03/la-forma-lunga-lo-stato-solido/">La forma lunga, lo stato solido</a></h2><h4>(3 febbraio 2014)</h4><p>Leggere in forma lunga, negli ultimi tempi ne era sempre pi&#249; convinto, era (ri)educare il cervello alla concentrazione, alla calma, alla riflessivit&#224;.</p><p>Per contro il telecomando, la console, lo smartphone, il tablet e il laptop collegati in rete a tempo indeterminato davano l&#8217;impressione di eccitare al massimo il bisogno di saltare di qua e di l&#224;, senza tregua, facendo pi&#249; cose contemporaneamente, frammentariamente, spesso molto irriflessivamente.</p><p>E se era innegabile, come sosteneva qualche tecnofanatico, che in un solo giorno sul web si potesse spigolare pi&#249; di quanto un tempo si aveva a disposizione su carta in un anno, chi era cos&#236; ingenuo da credere che questo costituisse sul serio un processo di conoscenza e non un mero ingurgitare parole, immagini, suoni?</p><p>Insomma, se erano tanto aumentati il nervosismo, la schizofrenia e i gesti inconsulti delle persone, come appariva sempre pi&#249; evidente guardandosi in giro, sicuro che questi fenomeni non andassero in parte addebitati anche all&#8217;utilizzo compulsivo delle nuove tecnologie e all&#8217;abbandono, la decadenza o il mancato sviluppo di forme precedenti di condotta e acculturamento?</p><p>Bisognava ammetterlo: il loro cervello, bombardato da stimoli continui e da un flusso ininterrotto di informazioni spesso caotiche e frammentarie, non rispondeva pi&#249; come poteva rispondere quello di gente educata quasi soltanto sui libri e i giornali di una volta, oltre che sull&#8217;esempio di genitori, parenti, amici, preti, maestri, dottori.</p><p>Se in parlamento e altrove succedevano con frequenza crescente scene a dir poco infantili e deprecabili, non ci si doveva dunque stupire troppo. C&#8217;era semmai da chiedersi se anche in loro e nelle persone immediatamente intorno a loro non riscontrassero un qualche peggioramento.</p><p>C&#8217;era da chiedersi, prima che la situazione degenerasse del tutto, prima che il loro cervello non rispondesse pi&#249; con un giusto equilibrio, con una giusta ponderatezza, se anche per loro non fosse il caso di ritararsi un po&#8217;, tornando magari a dare valore ad abitudini comportamentali e culturali troppo frettolosamente abbandonate o mai ben sviluppate.</p><p>La lettura in forma lunga, per esempio. La lettura assorta, scollegati dalla rete, il telefonino lontano, silenziato, la tv e anche la radio, anche lo stereo, anche l&#8217;ipod spenti.</p><p>La lettura in forma lunga, d&#8217;accordo. Ma perch&#233; no la scrittura? Perch&#233; no l&#8217;ascolto? Perch&#233; no la visione? Perch&#233; no il pensiero? Perch&#233; no la programmazione? Perch&#233; no l&#8217;agire? Perch&#233; no l&#8217;amare? Perch&#233; no la comprensione?</p><p>Era la forma lunga, credeva, che in generale andasse riscoperta, rivalorizzata, riattualizzata, rieducata, ripraticata. Era il proiettarsi al di l&#224; delle contingenze, delle esigenze, degli sfizi, delle soddisfazioni e anche delle insoddisfazioni del momento. Era l&#8217;uscire dalla gabbia dell&#8217;immediato, del fuggevole, dell&#8217;evanescente, del caduco, del rapidamente transeunte.</p><p>Era il lasciarsi alle spalle la stagione del tutto liquido, se non del gassoso, e sforzarsi di recuperare alcune delle caratteristiche dello stato solido, qualche pregio di quelle generazioni di genitori e nonni dalle quali, per eccessiva presunzione di s&#233; o per altro, tanto avevano voluto marcare il distacco.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!SuEZ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F463f2f18-4fc8-4b3b-aa69-0b371534aa0f_640x960.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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vecchia, gi&#224; utilizzata e apparsa altrove. In altre parole, a parte il cambio di piattaforma, finora non sto mettendo in campo novit&#224; significative.</p><p>Mi dico che &#232; una fase di studio, di rodaggio, di rimessa a punto. </p><p>Dopo anni di presenza attiva (utile e formativa, talora anche gratificante, ma in pari tempo snervante e a tratti tossica) prima su diverse mailing list di traduttori, poi nella blogosfera, quindi su Twitter e, a singhiozzo, su Facebook; e dopo aver deciso di mettere una pietra sopra tutte queste esperienze (per stanchezza, insoddisfazione, cambiamenti multipli, l&#8217;et&#224; che avanza ecc.): non &#232; per niente facile assumere da un giorno all&#8217;altro una diversa fisionomia e vestire con nonchalance panni di un&#8217;altra foggia. </p><p>Ci vogliono mesi, a volte anni, per affrancarsi da abitudini inveterate e acquisirne e consolidarne di nuove e appaganti. E non &#232; nemmeno detto &#8211; n&#233; talora auspicabile &#8211; che ci&#242; riesca fino in fondo.</p><p>Comunque, per farla breve, ora sono presente in rete solo su Substack. </p><p>Anzi, no: ci sono sempre il <a href="https://nazzarenomataldi.com/">sito personale</a> (ma &#232; come se non esistesse, per quanto poco lo aggiorno) e quel Nonfiction.it che ancora devo capire bene che cosa farne. E c&#8217;&#232; <a href="http://www.linkedin.com/in/nazzarenomataldi">LinkedIn</a>, ma mi ci affaccio talmente di rado che non lo metto nel novero delle piattaforme online da cui prendere le distanze.</p><p>E poi c&#8217;&#232; <a href="https://bsky.app/profile/ennemme.bsky.social">Bluesky</a>, ma mi serve essenzialmente per tenermi aggiornato su quanto succede nel mondo e acquisire informazioni in ambito culturale ed editoriale, non per intrattenere un pubblico; inoltre non &#232; affollato, non &#232; caciarone, non &#232; sbalestrato dagli algoritmi, non &#232; tossico. Finora, per quanto mi riguarda, &#232; innocuo, quasi soporifero, non porta via tempo, informa quanto basta e chiusa l&#236;.</p><p>Ci&#242; detto, com&#8217;&#232; adesso questa vita senza social?</p><div><hr></div><p>Andrebbe chiarito, lo so, che anche <strong>Substack &#232; </strong>a suo modo<strong> un social</strong>, su app e web, grazie alle <a href="https://ledidascalie.substack.com/notes">Note</a>, che stanno acquisendo un ruolo sempre maggiore. E si prevede che <strong><a href="https://ditchthetemplates.substack.com/p/2026-the-great-substack-realignment">nel giro di un anno diventer&#224; mainstream</a></strong>, con l&#8217;afflusso in massa di nuovi creatori di contenuti, anche video, attirati dalla possibilit&#224; di fare bei soldi con gli abbonamenti. Di conseguenza, cesser&#224; di essere una nicchia privilegiata per scrittori, giornalisti e simili, in fuga dai social pi&#249; indigesti e interessati pi&#249; che altro a scrivere e ricevere newsletter di contenuti testuali in forma lunga. Diventer&#224; cos&#236; un social bell&#8217;e buono, ma, si spera, senza guastarsi troppo da doversene presto andare anche da qui.</p><div class="embedded-post-wrap" data-attrs="{&quot;id&quot;:177240102,&quot;url&quot;:&quot;https://ditchthetemplates.substack.com/p/2026-the-great-substack-realignment&quot;,&quot;publication_id&quot;:1693332,&quot;embedding_publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;Ditch The Templates&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!r2Oi!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffba8e93a-75f4-4b95-a8ad-2b5192decc55_1280x1280.png&quot;,&quot;title&quot;:&quot;The Great Substack Shift: 2026 Predictions&quot;,&quot;truncated_body_text&quot;:&quot;We&#8217;re watching a platform grow up in real time.&quot;,&quot;date&quot;:&quot;2025-10-27T06:25:06.739Z&quot;,&quot;like_count&quot;:1011,&quot;comment_count&quot;:183,&quot;bylines&quot;:[{&quot;id&quot;:149995732,&quot;name&quot;:&quot;Andi Bitay&quot;,&quot;handle&quot;:&quot;andibitay&quot;,&quot;previous_name&quot;:&quot;Andrea Bitay&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/11ff2bf4-720f-4b7d-bec1-3cda828580dc_1179x1177.jpeg&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;I help you write deep content with clarity and build a business from energy, not effort | content strategist, mom, 6/2 Generator&quot;,&quot;profile_set_up_at&quot;:&quot;2023-07-01T03:07:41.096Z&quot;,&quot;reader_installed_at&quot;:&quot;2023-07-21T05:05:21.999Z&quot;,&quot;publicationUsers&quot;:[{&quot;id&quot;:1671098,&quot;user_id&quot;:149995732,&quot;publication_id&quot;:1693332,&quot;role&quot;:&quot;admin&quot;,&quot;public&quot;:true,&quot;is_primary&quot;:true,&quot;publication&quot;:{&quot;id&quot;:1693332,&quot;name&quot;:&quot;Ditch The Templates&quot;,&quot;subdomain&quot;:&quot;ditchthetemplates&quot;,&quot;custom_domain&quot;:null,&quot;custom_domain_optional&quot;:false,&quot;hero_text&quot;:&quot;Strategic content and sustainable monetization for people who refuse to follow someone else's blueprint.&quot;,&quot;logo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fba8e93a-75f4-4b95-a8ad-2b5192decc55_1280x1280.png&quot;,&quot;author_id&quot;:149995732,&quot;primary_user_id&quot;:149995732,&quot;theme_var_background_pop&quot;:&quot;#6B26FF&quot;,&quot;created_at&quot;:&quot;2023-05-29T07:00:12.065Z&quot;,&quot;email_from_name&quot;:&quot;Andi Bitay from Ditch The Templates&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Andi Bitay&quot;,&quot;founding_plan_name&quot;:&quot;Founding Member&quot;,&quot;community_enabled&quot;:true,&quot;invite_only&quot;:false,&quot;payments_state&quot;:&quot;enabled&quot;,&quot;language&quot;:null,&quot;explicit&quot;:false,&quot;homepage_type&quot;:&quot;magaziney&quot;,&quot;is_personal_mode&quot;:false}}],&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:100,&quot;status&quot;:{&quot;bestsellerTier&quot;:100,&quot;subscriberTier&quot;:1,&quot;leaderboard&quot;:null,&quot;vip&quot;:false,&quot;badge&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;bestseller&quot;,&quot;tier&quot;:100},&quot;paidPublicationIds&quot;:[5138689,2876946],&quot;subscriber&quot;:null}}],&quot;utm_campaign&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;,&quot;source&quot;:null}" data-component-name="EmbeddedPostToDOM"><a class="embedded-post" native="true" href="https://ditchthetemplates.substack.com/p/2026-the-great-substack-realignment?utm_source=substack&amp;utm_campaign=post_embed&amp;utm_medium=web"><div class="embedded-post-header"><img class="embedded-post-publication-logo" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!r2Oi!,w_56,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffba8e93a-75f4-4b95-a8ad-2b5192decc55_1280x1280.png" loading="lazy"><span class="embedded-post-publication-name">Ditch The Templates</span></div><div class="embedded-post-title-wrapper"><div class="embedded-post-title">The Great Substack Shift: 2026 Predictions</div></div><div class="embedded-post-body">We&#8217;re watching a platform grow up in real time&#8230;</div><div class="embedded-post-cta-wrapper"><span class="embedded-post-cta">Read more</span></div><div class="embedded-post-meta">10 months ago &#183; 1011 likes &#183; 183 comments &#183; Andi Bitay</div></a></div><div><hr></div><p>Direi, per cominciare, che <strong>la vita lontano dai social &#232; pi&#249; rilassata e riposante</strong>.</p><p>Non c&#8217;&#232; pi&#249; la smania di sapere e far sapere, di condividere, di dire, di commentare, di leggere e far leggere, di vedere e far vedere. Non c&#8217;&#232; pi&#249; la droga di like e cuoricini, dei retweet e delle condivisioni. Non c&#8217;&#232; pi&#249; una continua distrazione e interruzione.</p><p>C&#8217;&#232; una maggiore quiete, questo &#232; sicuro. La tentazione e il bisogno di prendere di continuo in mano lo smartphone per controllare e aggiornare sono fortemente ridimensionati. Non fosse per i messaggi e gli status di WhatsApp e le notifiche delle email in arrivo, da cui &#232; pi&#249; difficile affrancarsi; e non fosse che l&#8217;app di Substack &#232; a sua volta una miniera di notifiche, una volta iniziato a seguire questo e quello: si potrebbe mettere da parte il telefono per lunghe ore, quasi dimenticandosene, e badare soltanto a ci&#242; che si sta facendo &#8211; anche niente. Un piacevole detox!</p><p>Ci si annoia di pi&#249;, &#232; vero, non c&#8217;&#232; pi&#249; un incessante bombardamento di stimoli, ma non &#232; detto che sia un male. Il cervello ha finalmente maggiori momenti di tregua. Si va a letto senza avvertire il bisogno di controllare un&#8217;ultima volta lo smartphone, che a quel punto metti in modalit&#224; aereo, cos&#236; dormi di pi&#249; e meglio; e al mattino ti alzi ben riposato e senza l&#8217;ossessione di riprendere per prima cosa in mano il dannato aggeggio.</p><p>C&#8217;&#232; pure un po&#8217; di malinconia, non si discute. Vuoi o non vuoi, hai reciso una parte cospicua e importante di te: con la rinuncia a stare ancora su social che, in un modo o nell&#8217;altro, per anni ti hanno permesso di intrattenere rapporti con persone conosciute, rincontrate e frequentate in gran parte online, vedrai probabilmente allentarsi per sempre questi contatti.</p><p>In pratica, hai perso un tuo pubblico, per piccolo che fosse.</p><p>Ora sei su Substack, s&#236;. Prima di chiudere con X/Twitter e con Facebook, ne hai dato notizia; qualcuno dei vecchi amici e follower ti segue anche qui, ma sono niente rispetto a quelli di prima. Di fatto, devi ricominciare quasi da capo, proponendo se possibile nuovi contenuti e studiando una nuova formula, se vuoi che qualcuno ti legga e ti apprezzi. Non puoi pi&#249; vivere di rendita, sfruttando il piccolo capitale di amicizie e simpatie e conoscenze accumulate in passato. Devi rimetterti in discussione, tornare a darci dentro, come e pi&#249; di quando hai cominciato l&#8217;avventura online sul finire degli anni Novanta.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!hAak!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1931d65a-9efd-4e38-a7d1-9a0565fc1a4c_4096x3072.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!hAak!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1931d65a-9efd-4e38-a7d1-9a0565fc1a4c_4096x3072.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">PNALM, comincia l&#8217;ascesa al monte Marsicano, 19 ottobre 2025</figcaption></figure></div><p>&#200; una nuova sfida, quella che hai di fronte. <strong>Una bella sfida</strong>. Una sfida a cui non puoi sottrarti, se ci tieni a dimostrare per primo a te stesso di essere ancora vivo e creativo, anzich&#233; un pezzo di antiquariato e un disco rotto, come invece negli ultimi tempi, su altri social, ti capitava spesso di sentirti.</p><p>Poco alla volta dovrai allora mettere a punto, anche online, un nuovo te, pi&#249; al passo con i tempi.</p><p>&#200; quello che stai provando a fare da diversi mesi, ma ancora non basta. Ti aspetta ancora molta strada in salita prima di poter dire &#8220;Mo&#8217; s&#236; che mi piace!&#8221;, tirando per un attimo il fiato e godendoti l&#8217;ampio panorama che di colpo ti si para davanti. Per&#242;, dai, &#232; bello gi&#224; aver accettato la sfida di rimetterti in gioco.</p><p>Di sicuro ti senti pi&#249; carico, pi&#249; adrenalinico, come quando vai in montagna (come da un paio di anni hai ripreso a fare, stavolta seriamente, con l&#8217;iscrizione al CAI). Allo stesso tempo, sei pi&#249; rilassato e anche pi&#249; contento. E non &#232; poco.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;61d6e312-d582-4ce2-8fc0-e0c9608a605d&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Sono le quattro di un freddo mattino di inizio dicembre, quando, sveglio e smanioso da un&#8217;ora abbondante, con gesto deciso scosto le coperte, mi avvio in bagno e, come faccio di rado, senza esitazioni metto mano a schiuma da barba e rasoio, nella fretta procurandomi anche un innocuo taglio all&#8217;attacco del naso; tampono accuratamente il poco sangue, poi,&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Pi&#249; libri e pi&#249; montagne&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:13276302,&quot;name&quot;:&quot;Nazzareno Mataldi&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Traduttore editoriale di lungo corso, con una passione ad ampio raggio per le letture, in particolare la nonfiction di qualit&#224;. Approdato da ultimo anche su Substack, gestisce in proprio &#171;Le didascalie&#187; e coordina &#171;Scritture&#187;.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2f9d3c2f-4095-4436-ad3a-f7abfdfe7934_4013x2239.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2024-12-07T11:12:51.082Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UhOu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6fdae75c-b0d7-4258-bb14-a14c4c8e11d8_3840x2160.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/p/piu-libri-e-piu-montagne&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:152750141,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:3,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:2967763,&quot;publication_name&quot;:&quot;Le didascalie&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9LWF!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff5e90d90-3af5-426d-ba27-d575ea3f4a87_743x743.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div class="pullquote"><p>Bene, su questa piccola nota positiva chiudo il post. Anzi no. Aggiungo un altro pezzetto, scritto in precedenza, e che riguarda i giorni tra la fine di ottobre e i primi di novembre.</p></div><h2>A ognuno il suo capodanno</h2><p>Se n&#8217;&#232; andato pure ottobre, accidenti! Mancano due mesi alla fine dell&#8217;anno. </p><p>Parlo di anno civile, quello che va dal 1&#176; gennaio al 31 dicembre, che non coincide con l&#8217;anno lavorativo. Per la maggioranza delle persone quest&#8217;ultimo va dal rientro dalla pausa estiva (sia stata goduta o meno) alle nuove ferie estive (di nuovo, a prescindere che saranno godute o no).</p><p>Ancora legato alla tradizione da cui provengo, io preferisco attenermi al vecchio calendario contadino, il quale fissava come suo capodanno il giorno di <a href="https://www.raccontidalborgo.it/festa-di-san-martino/">San Martino</a>, l&#8217;11 novembre. Ci&#242; significa che vivo le ultime settimane che separano da tale data come un periodo in cui sul fronte agricolo devo portare a termine i lavori residui dell&#8217;anno che si chiude (in termini pratici, dopo la raccolta delle olive, la preparazione dei terreni per la semina di grano, orzo e/o favino), mentre sul fronte intellettuale devo tenermi comunque allenato per poter riprendere a pieno regime, quanto prima, con traduzioni e simili.</p><p>E come &#232; facilmente immaginabile, non &#232; un periodo facile, su nessuno dei due fronti, per tanti motivi che per&#242; non mi metto a elencare: &#232; &#8211; o dovrebbe essere &#8211; sotto gli occhi di tutti che non viviamo la migliore delle stagioni, mettiamola cos&#236;. Sono in atto grandi cambiamenti &#8211; alcuni evidenti, altri pi&#249; sottotraccia &#8211; e pochi depongono a favore; abbondano anzi le insidie.</p><p>Ci&#242; non toglie che, nello spirito del bravo e coscienzioso agricoltore, anno dopo anno si debbano continuare a preparare per bene dei letti di semina e operare poi con cura affinch&#233; dai semi messi a dimora &#8211; talora innovando o osando un po&#8217; pi&#249; del normale &#8211; si riesca a ottenere alla fine un discreto raccolto, superando anche le varie avversit&#224; cui immancabilmente si andr&#224; incontro.</p><p>Ed &#232; con quest&#8217;animo che vado verso l&#8217;imminente capodanno contadino; o, per dirla con gli abruzzesi della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Valle_Peligna">Valle Peligna</a>, il nuovo <a href="https://www.pettorano.com/pettorano-sul-gizio/tradizioni/ottobre-novembre.html">Capotempo</a>.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption"><em>Se ti &#232; piaciuto quello che hai letto, iscriviti. Riceverai i nuovi post per email e/o su app.</em></p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tutto lì]]></title><description><![CDATA[Un post dell&#8217;ottobre 2014, scritto in occasione di uno dei primi seri tentativi di farla finita con Facebook e riproposto nel giorno in cui la cancellazione dell&#8217;account FB diventa irreversibile]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/tutto-li</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/tutto-li</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Thu, 02 Oct 2025 15:37:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UL42!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5c48881c-2e36-4ee6-9259-24e14d25738d_900x598.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UL42!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5c48881c-2e36-4ee6-9259-24e14d25738d_900x598.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UL42!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5c48881c-2e36-4ee6-9259-24e14d25738d_900x598.jpeg 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Ancora una volta, ancora un addio.</p><p>Cominciava a essere stancante, ne aveva piena coscienza. Ma cos&#236; era: qualunque fosse il contesto in cui si trovava a operare, e qualunque fosse il grado di coinvolgimento emotivo o professionale, a un certo punto se ne doveva venir via.</p><p>Sentiva il richiamo imperioso di riprendere con pi&#249; intensit&#224; e profondit&#224; una ricerca pi&#249; strettamente personale. Cosa che non ammetteva di proseguire con il gi&#224; fatto e il gi&#224; visto e sentito. Non ammetteva banali distrazioni. Soprattutto, non ammetteva un interesse solo cos&#236; cos&#236; per quanto succedeva intorno.</p><p>Cos&#236;, ogni volta, non senza prima un preavviso, non senza prima una breve, ultima analisi, non senza prima un ultimo e spesso commosso saluto, arrivava il momento che, puntualmente, se ne andava, sforzandosi poi di non guardare troppo all&#8217;indietro.</p><p>A volte magari tornava pure, ma era quasi sempre uno sbaglio. Era una concessione alla nostalgia, alla rievocazione di tempi forse ancora felici o soltanto pi&#249; spensierati, pi&#249; inconsapevoli, col senno di poi. Di rado era una promessa di futuro. Di rado era gioia vera o duratura.</p><p>Meglio staccare di netto, allora. Meglio impegnarsi pi&#249; seriamente a riorientare con pi&#249; decisione priorit&#224; e interessi. Meglio riprendere il cammino piuttosto impervio e solitario verso una nuova o una pi&#249; completa e migliore idea di s&#233; e del mondo intorno a s&#233;.</p><div><hr></div><p>Era cos&#236; che da pochi giorni aveva di nuovo deciso di porre fine alla sua frequentazione di Facebook.</p><p>Nulla di cui vantarsi, era chiaro. Nulla di cui andare particolarmente fiero. Nei fatti, poteva anche essere un nuovo tentativo a vuoto, destinato a rientrare, come altre volte in passato.</p><p>Come gi&#224; succedeva ai tempi delle liste di discussione. Quando, dopo uno scazzo particolarmente irritante, o perch&#233; era troppo oberato nella testa, annunciava l&#8217;uscita, e tempo una settimana, un mese o un anno, ci ricascava come un allocco, come o pi&#249; di prima.</p><p>E come succedeva nell&#8217;epoca d&#8217;oro dei blog. Quando diceva che era tempo di darsi una regolata e dunque di staccare; invece, nel giro di poco tempo era di nuovo l&#236; a postare, quando non a creare un altro blog.</p><p>Qualcosa eppure gli diceva che stavolta poteva non essere cos&#236;. Qualcosa gli diceva che stavolta poteva essere davvero vicino all&#8217;abbandono definitivo anche di quel social network.</p><p>Aveva ormai imparato le lezioni dei distacchi dalle mailing list e dai blog, quelli mancati e quelli alla fine riusciti. E aveva capito che non bastava avere ed esprimere il desiderio di piantarla con qualcosa perch&#233; ci&#242; si realizzasse concretamente, in modo duraturo, magari risolutivo.</p><p>Erano importanti i tempi e anche i modi con cui si arrivava a una decisione simile: entrambi dovevano essere quelli giusti. Vale a dire: n&#233; troppo presto n&#233; troppo tardi; n&#233; in silenzio n&#233; con fragore. Solo una buona via di mezzo garantiva i risultati migliori. Solo un misurato distacco era prodromo efficace alla fine di una storia e all&#8217;inizio di un&#8217;altra.</p><p>E questa volta forse c&#8217;era, di nuovo. Questa volta, davvero, aveva l&#8217;impressione che potesse essere per sempre.</p><p>Prima le domande:</p><blockquote><p><em>E interrompere (di nuovo?) qui? Interrompere contemporaneamente trasmissioni e ricezioni? Interrompere, purtroppo, anche ottime conversazioni? Interrompere, per&#242;, in assenza di dissidi e tensioni, in un buon momento di calma interiore? Interrompere solo per impiegare meglio, indirizzandole verso obiettivi superiori, anche le residue energie qui spese? Interrompere punto e basta, senza un particolare perch&#233;, senza starci troppo a pensare, avvertendo semplicemente che sia, di nuovo, il momento giusto di farlo?</em></p></blockquote><p>Poi le risposte:</p><blockquote><p><em>Onorato e commosso per l&#8217;affetto, ma, no, la decisione &#232; presa: mi riprendo una pausa (breve? lunga? definitiva?) da Facebook, sia in entrata sia in uscita. Un modo come un altro per inaugurare una nuova stagione. Forse un bisogno di digiuno informativo e comunicativo, alla riscoperta del valore della solitudine e dell&#8217;assenza e della lentezza in un mondo che viceversa ci vorrebbe sempre istantaneamente in contatto con tutto e con tutti. Forse altro. Forse proprio niente di che.</em></p><p><em>&#200; semplicemente che cambiare, per non fossilizzarsi in un ruolo o una maschera, s&#8217;impone di tanto in tanto. Si mettono dunque da parte certe abitudini, almeno per un po&#8217;, per provare invece a svilupparne di nuove o anche a riprenderne di precedenti, ma con una consapevolezza e approcci quanto pi&#249; nuovi. Si esplora e si procede cos&#236; per tentativi ed errori: e cos&#8217;altro si dovrebbe fare, specie in un periodo di crisi come quello attuale? L&#8217;importante &#232; non avere paura; l&#8217;importante &#232; credere sempre in se stessi, nelle proprie capacit&#224; di continuo apprendimento e adattamento; l&#8217;importante &#232; riuscire a focalizzarsi su qualcosa che trasmetta una felicit&#224; che non sia soltanto effimera.</em></p></blockquote><p>Infine il silenzio. Infine l&#8217;assenza. Infine una radiosa domenica di mare, senza connessioni, senza link, senza aggiornamenti, senza fotine e fotarelle (giusto foto a uso privato o per una pubblicazione mirata, e non scattate e quasi immediatamente diffuse con un cellulare figo), senza commenti, senza &#8220;Mi piace&#8221;, senza faccine, senza compleanni, senza eventi, senza smanie informative e comunicative e condivisive, ma spesso puramente esibizioniste. Solo il piacere di persone dal vivo e, fermo e con gli occhi chiusi, ipnotizzato dal rollio incessante delle onde, un quieto riposo.</p><div><hr></div><p>In realt&#224; non era ancora finita l&#236;. In realt&#224; mancava ancora qualcosa prima di poter dire chiusa la storia sul serio. Mancavano alcune considerazioni finali su quella esperienza, su quell&#8217;arco di quattro-cinque anni di nuovo in contatto verbale e visivo con un mucchio di gente. E non le avrebbe certo fatte mancare, con una fugace nuova apparizione prima di calare il sipario.</p><p>Seguendo una linea di pensiero che, paradossalmente, ripartiva dagli stessi ragionamenti fatti pochi mesi dopo aver scongelato la sua presenza l&#236;, all&#8217;inizio del 2010, dopo che a lungo aveva morso il freno, gi&#224; allora non nutrendo grande attrazione per quella nuova piattaforma pigliatutto.</p><p>&#171;Che cosa mi colpisce di pi&#249; di Facebook?&#187; si era infatti chiesto all&#8217;epoca. &#171;Tutto insieme, il ritorno del passato, da quello pi&#249; prossimo a quello pi&#249; remoto, con una sua nuova declinazione al presente, ovvero una gigantesca dilatazione del presente. E questo che cosa sta a rappresentare? &#200; segno di tempi chiusi al futuro o, al contrario, il fare alcuni passi indietro per prendere la rincorsa e cos&#236; spiccare &#8211; tutti insieme &#8211; un balzo verso un futuro rivoluzionario?&#187;</p><p>Se mailing list e blog avevano rappresentato &#8211; almeno per lui &#8211; un netto ampliamento degli orizzonti, l&#8217;idea maturata gi&#224; in quei primi mesi di partecipazione attiva era che Facebook costituisse una sorta di istantanea di quanto era stato fino ad allora, aggiungendo poco al gi&#224; noto, se non mettere al corrente gli &#8220;amici&#8221; della versione aggiornata del proprio &#8220;io&#8221;, ma senza per questo costituire necessariamente una porta per il futuro. Segnalava piuttosto la forte fase di stagnazione che in tanti vivevano e dalla quale in realt&#224; sarebbero voluti uscire al pi&#249; presto. Tornando a quel punto a sparpagliarsi, per battere ognuno le proprie strade, nuove o vecchie che fossero? O, imparato che disperdersi non pagava &#8211; anche se in certi momenti era pressoch&#233; indispensabile per una propria crescita &#8211; cercando di mantenere un po&#8217; pi&#249; unite le loro molteplici anime e incarnazioni?</p><p>A quattro anni e mezzo di distanza, ora tornava su quell&#8217;idea di fondo.</p><p>Non voleva essere negativo, fare il superiore o che altro, ma aveva l&#8217;impressione che, come strumento di comunicazione, informazione e interazione online, Facebook avesse apportato &#8211; e apportasse &#8211; poco di nuovo o di davvero utile, sia in termini di amicizie e contatti sia come competenze, come sviluppo di s&#233;.</p><p>A livello di promozione personale no: l&#236; era molto pi&#249; facile pubblicizzare la propria immagine o la propria attivit&#224;. Ma, d&#8217;altra parte, a chi si negavano oggi quindici lettori, l&#8217;equivalente nel mondo dei social media dei quindici minuti di popolarit&#224; di cui a suo tempo aveva parlato Andy Warhol?</p><p>Andando a vedere la sostanza, per&#242;, non che si fossero fatti veri passi avanti rispetto all&#8217;epoca d&#8217;oro dei newsgroup, delle liste di discussione o anche dei blog. Questo, cio&#232;, almeno per quanti di loro non utilizzavano internet a fondo solo da pochi anni.</p><p>Per tanti aspetti, anzi, gli pareva che ci fosse stata una regressione, talora anche cospicua. Pensava in particolare alle accresciute spinte narcisistiche e fancazziste, accanto a una dispersivit&#224; ancora pi&#249; ingigantita, un&#8217;ulteriore frammentazione dell&#8217;attenzione e, spesso, anche non poca banalizzazione. E questo non gli piaceva. Personalmente, cio&#232;, non ne era soddisfatto.</p><p>Personalmente pensava che si potesse e, anzi, si dovesse fare e dare di pi&#249; e meglio. Ma Facebook forse non era &#8211; non era mai stato o non era pi&#249; &#8211; lo strumento adatto. Non per lui, quantomeno. Per questo andava via.</p><p>Per questo voleva provare, oltre che in generale a stare di meno sul web, a usare strumenti &#8211; fossero gi&#224; consolidati o ancora da perfezionare e ben padroneggiare &#8211; che consentissero di riprendere un percorso di crescita, sconfiggendo la stagnazione o peggio ancora la regressione di quegli anni.</p><p>Lo ribadiva: era convinto che si potesse e si dovesse fare e dare di pi&#249; e meglio. E come esempio portava Medium.com,<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a> che in quel momento gli pareva di gran lunga superiore a Facebook: come piattaforma di scrittura e anche di condivisione, era di tutt&#8217;altro livello.</p><p>Un livello molto, ma molto pi&#249; elevato.</p><p>E che bisognasse tornare a guardare proprio nella direzione di qualcosa di pi&#249; elevato, pi&#249; qualitativo e anche pi&#249; sofisticato, se ci si voleva liberare di qualcuna delle tante incrostazioni e difficolt&#224; del presente, s&#236;, questo era un suo profondo convincimento.</p><p>Tutto l&#236;.</p><p><em>[Post gi&#224; pubblicato il 4 ottobre 2014 su <a href="https://nazzarenomataldi.com/blog/2014/10/03/tutto-li/">nazzarenomataldi.com</a>.]</em></p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Oggi scriverei Substack.com. Per il resto, cambierei poco e niente: era davvero gi&#224; tutto l&#236;.</p><p></p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Più libri e più montagne]]></title><description><![CDATA[Diario di una giornata felice, meno social e pi&#249; socievole, e nelle orecchie calde parole]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/piu-libri-e-piu-montagne</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/piu-libri-e-piu-montagne</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 11:12:51 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UhOu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6fdae75c-b0d7-4258-bb14-a14c4c8e11d8_3840x2160.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UhOu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6fdae75c-b0d7-4258-bb14-a14c4c8e11d8_3840x2160.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UhOu!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6fdae75c-b0d7-4258-bb14-a14c4c8e11d8_3840x2160.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UhOu!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6fdae75c-b0d7-4258-bb14-a14c4c8e11d8_3840x2160.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UhOu!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6fdae75c-b0d7-4258-bb14-a14c4c8e11d8_3840x2160.jpeg 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Non &#232; da me essere cos&#236; mattiniero e mettermi subito in movimento; nel periodo tardo autunnale e invernale, in particolare, al risveglio spesso me la prendo comoda, con gli ultimi lavori in campagna gi&#224; assolti non vedo nessuna urgenza di tirarmi presto fuori dal letto; e prima di carburare mentalmente e sedermi a lavorare al computer o mettermi a leggere qualcosa di serio, ho altres&#236; bisogno di diversi quarti d&#8217;ora per acclimatarmi al nuovo giorno, specie se la sera prima ho fatto tardi, sempre a lavorare al computer oppure a leggere.</p><p>Oggi, invece, sono bello carico gi&#224; molto prima dell&#8217;alba, come ultimamente mi capita solo quando mi aspetta un&#8217;escursione impegnativa in montagna o un&#8217;altrettanta impegnativa giornata di lavori in campagna, specie durante la raccolta delle olive.</p><p>Il punto &#232; che, pur avendo avuto la forte tentazione di vestirmi da montanaro, lo zaino che ho con me non &#232; di quelli da trekking; e anche se prima di andare a dormire l&#8217;ho preparato per bene, mettendoci pure due paninetti e dei mandarini, in un contenitore di plastica a chiusura ermetica, come faccio in vista di un&#8217;escursione, non &#232; in montagna che sono diretto.</p><p>Quanto alle olive, qualcosa c&#8217;entrano, visto che nello zaino, insieme a un guscio impermeabile per ogni evenienza meteo, ho messo una latta d&#8217;olio nuovo da cinque litri, ben incellofanata onde prevenire fuoriuscite a seguito di urti o capitomboli accidentali.</p><p>Insomma, &#232; uno zaino bello pesante, come da classico giro in montagna, ma &#232; pi&#249; da ufficio che da trekking, tanto &#232; vero che dentro ho infilato un tablet e persino delle cuffie da gaming. E anche se passer&#242; in mezzo a delle montagne, scavalcando l&#8217;Appennino, non &#232; l&#236; che sto andando ma in citt&#224;. E che citt&#224;! Roma.</p><p>A Roma con uno zaino da ufficio, ma con dentro una latta d&#8217;olio nuovo pi&#249; un tablet e delle cuffie da gaming: non &#232; un po&#8217; strano? &#200; strano s&#236;, ma nella mia vita &#232; tutto un po&#8217; strano.</p><p>Spiegazione, allora: zaino da ufficio con tablet e cuffie da gaming perch&#233; sto andando a <em><a href="http://plpl.it">Pi&#249; libri pi&#249; liberi</a></em>, l&#8217;annuale fiera nazionale della piccola e media editoria, e durante il viaggio di andata e ritorno in pullman mi ripropongo di ascoltare &#8211; prima volta in assoluto &#8211; un audiolibro; latta d&#8217;olio nuovo al seguito perch&#233; approfitto dell&#8217;occasione per soddisfare la richiesta di un amico romano, e con il ricavato, oltre al biglietto del viaggio e il biglietto d&#8217;ingresso in fiera, conto di pagare alcuni dei libri che inevitabilmente riporter&#242; a casa (ho in programma di non eccedere, cercando di non spendere in libri pi&#249; di quanto quest&#8217;anno ho fatto pagare una latta d&#8217;olio nuovo da cinque litri, ovvero 65 euro, ma so gi&#224; che superer&#242; di gran lunga la cifra suddetta).</p><p>Calma, per&#242;: prima di dire che sto andando a Roma a <em>Pi&#249; libri pi&#249; liberi</em>, e al contempo consegnare una latta d&#8217;olio nuovo a un amico, per cominciare devo prendere il pullman che mi ci porter&#224;, quindi meglio che mi sbrighi a scendere in citt&#224;, la <em>mia</em> citt&#224; (Ascoli Piceno), dove alle 5.35 &#232; previsto il passaggio della corriera in questione, da qui il motivo della levataccia e dell&#8217;inquieto sonno notturno, ansioso come sono ogni volta che devo andare da qualche parte.</p><p>In ogni caso, per le 5 e qualcosa sono gi&#224; in Ascoli, trovo facilmente parcheggio e ci scappa pure un comodo cappuccino-e-cornetto al bar della stazione, ci saranno anzi da aspettare ancora una decina di minuti prima che arrivi il pullman. Salito sul quale, in uno dei posti davanti (come da prenotazione fatta per tempo &#8211; anche qui, diversamente dal mio solito), aggancio lo spinotto delle cuffie da gaming al cellulare e per la prima volta in assoluto mi metto placidamente all&#8217;ascolto di un audiolibro.</p><p>L&#8217;ho scaricato giusto due sere fa, insieme alla relativa app, su ispirazione improvvisa e approfittando di un&#8217;offerta vantaggiosissima. Autrice e narratrice la nordirlandese <a href="https://kerrindochartaigh.substack.com/">Kerri n&#237; Dochartaigh</a>, di cui sempre fino all&#8217;altra sera non sapevo niente; titolo del libro, <em><a href="https://canongate.co.uk/books/4094-cacophony-of-bone/">Cacophony of Bone</a></em>, del 2023, un memoir anomalo, come il precedente <em><a href="https://canongate.co.uk/books/3224-thin-places/">Thin Places</a></em>, del 2021 (quest&#8217;ultimo presto in arrivo in cartaceo, preso sempre d&#8217;impulso).</p><p>Confessione: non seguo tutta la narrazione per filo e per segno, ma sono talmente ammaliato dalla voce dell&#8217;autrice/narratrice &#8211; e anche non poco infastidito dal chiacchiericcio continuo al telefono della vicina di posto &#8211; che, ora a occhi chiusi ora gettando uno sguardo al paesaggio tra montagne ancora immerse nel buio, non staccher&#242; le cuffie fino all&#8217;arrivo all&#8217;autostazione Tiburtina, senza nemmeno scendere alla sosta a met&#224; tragitto, poco passato Antrodoco, all&#8217;albeggiare.</p><p>Il tempo di avvisare via WhatsApp il fidato amico U. di un probabile quarto d&#8217;ora di ritardo (le 9, anzich&#233; le 8.45), e quasi senza accorgermene siamo gi&#224; a Roma.</p><p>Consegnata dunque l&#8217;ambita latta d&#8217;olio nuovo (anche l&#8217;ultima disponibile, per quest&#8217;anno) e scambiate due chiacchiere con il sempre affabile U. fino all&#8217;ingresso della stazione, manco fossi un adolescente rimetto con nonchalance le cuffie da gaming alle orecchie e faccio ripartire l&#8217;ascolto dell&#8217;audiolibro, assentandomi dalla folla intorno a me sulla metro e poi all&#8217;uscita da questa, alla fermata di Eur Fermi, tra il folto gruppo di persone che si dirige verso la Nuvola di Fuksas, dove da una decina d&#8217;anni a inizio dicembre si svolge <em>Pi&#249; libri pi&#249; liberi</em> (in precedenza, dal 2002, ospitata nel vicino e pi&#249; ristretto &#8211; ma forse pure pi&#249; accogliente &#8211; Palazzo dei Congressi).</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://ledidascalie.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://ledidascalie.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Ho perso il conto di quanti anni non ci metto piede: di sicuro da prima del Covid-19; forse dal 2018, visto che poi si sono ingarbugliate un mucchio di cose nella mia vita (e non solo la mia, purtroppo), da non avere pi&#249; il tempo e soprattutto l&#8217;umore giusto per partecipare con disinvoltura a fiere e saloni e festival dell&#8217;editoria. In questo finale di 2024, invece, e a dispetto del molto che ancora non va, mi sembra di star infine ritrovando parte dello spirito arrembante e propositivo che mi aveva caratterizzato per lunghi tratti degli anni Zero e pi&#249; sporadicamente nel decennio successivo, per affossarsi poi in seguito.</p><p>Certo &#232; che nell&#8217;ultimo paio di lustri &#232; cambiato moltissimo, e non proprio in positivo, tanto da subirne qua e l&#224; i pesanti contraccolpi; ma allo stesso tempo non tutto il buono precedente &#232; andato perso, cos&#236; come non tutto il nuovo &#232; venuto a nuocere. Quella presente &#232; di fatto una nuova et&#224; e bisogner&#224; affrontarla partendo proprio da questo presupposto: senza disprezzare il buono del passato, toccher&#224; mettere in campo un approccio alle cose &#8211; e alla vita in generale &#8211; ampiamente rivisto.</p><p>&#200; dunque con quest&#8217;animo che sono di nuovo alla Nuvola e a <em>Pi&#249; libri pi&#249; liberi</em>, dopo anni d&#8217;assenza: non voglio ricalcare le esperienze passate, ovvero voglio godermi questa visita in giornata senza un carico di persone da incontrare, editor ed editori da abbordare e possibilmente incuriosire, n&#233; tantomeno eventi da seguire. Insomma, non c&#8217;&#232; nulla di programmato (vero &#232; che non ho nemmeno preso il biglietto in anticipo), cos&#236; come non c&#8217;&#232; nulla di escluso in partenza: improvviser&#242; al massimo, seppur entro dei chiari limiti prestabiliti. E quando faccio cos&#236;, di solito non sbaglio pi&#249; di tanto.</p><div><hr></div><p>Come &#232; poi andata veramente? Non mi dilungher&#242; a dettagliare quel che ho fatto in concreto dentro la Nuvola n&#233; quali libri ho preso: mi sono limitato a girare in lungo e in largo tra gli stand, percorrendo un corridoio dopo l&#8217;altro, dall&#8217;inizio alla fine; ora gettando uno sguardo distratto a nomi e copertine ora fermandomi a curiosare per bene tra le proposte; ora rimandando l&#8217;eventuale acquisto di un libro a un secondo passaggio (evitato) ora comprando d&#8217;impulso pi&#249; di un volume da un unico stand, senza disdegnare due parole con le persone dietro i banconi. E per niente previste, anche chiacchiere pi&#249; approfondite con persone con cui dal vivo non interagivo da quasi vent&#8217;anni, qui piacevolmente rincontrate per pura coincidenza.</p><p>Fatto sta, le poche ore dentro la Nuvola sono trascorse in un clima appagante: in mezzo ai libri sono nel mio ambiente, mi districo bene, c&#8217;&#232; poco da dire. E all&#8217;uscita, alle 16, sulle spalle uno zaino di nuovo ben carico e a tracolla una borsa di tela supplementare non meno piena, rimesse con disinvoltura alle orecchie le cuffie da gaming e fatto ripartire l&#8217;ascolto dell&#8217;audiolibro del mattino, via con animo leggero e soddisfatto verso la stazione Tiburtina, quindi di nuovo in pullman sulla Salaria, salendo e ridiscendo l&#8217;Appennino, sempre con la bella voce di Kerri n&#237; Dochartaigh a tenere compagnia.</p><p>E poi, a chiudere in bellezza una giornata cominciata prestissimo e vissuta tra molti cambi di scena, ripresa la macchina di corsa verso l&#8217;annuale cena sociale con l&#8217;allegra brigata del CAI Ascoli, a pochi chilometri da casa.</p><p>Perch&#233; i libri saranno anche il mio mondo, non meno della campagna e degli olivi in particolare, ma la felicit&#224; che ho riprovato da quando lo scorso anno ho ripreso ad andare con frequenza in montagna e anche a intessere nuovi rapporti d&#8217;amicizia &#232; qualcosa di impareggiabile.</p><p>E se c&#8217;&#232; una cosa che ho imparato in questi anni &#232; non rinunciare (pi&#249;) a nulla di ci&#242; che in piccola o grande misura sappia rendere davvero felici.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!My1H!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5275aaf5-845d-41a0-88c3-802f2d0875c7_2400x1600.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!My1H!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5275aaf5-845d-41a0-88c3-802f2d0875c7_2400x1600.jpeg 424w, 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stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" 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personali create. Quando in particolare &#232; venuto il periodo dei <a href="http://fogliedivite.wordpress.com">blog</a>, dopo quello delle mailing list tematiche, ti sei tuffato a pesce in quel nuovo ambiente di scrittura e condivisione, aprendone ben <a href="http://minuterie.tumblr.com">pi&#249;</a> <a href="http://maculae.tumblr.com">di uno</a>, sulle varie piattaforme, e provando e riprovando con contenuti e template, fino ad arrivare a un&#8217;impostazione grafica e stilistica che grosso modo ti soddisfacesse. E appena sei diventato un po&#8217; pi&#249; sicuro di te, ovviamente non ti sei fatto mancare un tuo <a href="http://nazzarenomataldi.com">dominio ad hoc</a>, per darti un&#8217;immagine per cos&#236; dire pi&#249; professionale. In quel mentre si affacciavano per&#242; sulla scena i social, e gradualmente, per quanto non ti affascinassero, finivi anche tu per esserne risucchiato. E pur limitandoti a <a href="http://x.com/nazzarem">Twitter</a>, e pi&#249; saltuariamente <a href="http://facebook.com/nazzareno.mataldi">Facebook</a>, ecco che tutti gli spazi online precedenti, volta per volta allestiti con grande dispiego di tempo e di attenzioni, via via perdevano valore, tanto da non curarti pi&#249; di aggiornarli. </p><p>Che peccato!</p><p>I social hanno reso molto pi&#249; agevole esprimersi in rete e condividere contenuti, ma al tempo stesso hanno banalizzato parecchio questa espressione di s&#233;, frammentandola al massimo e disperdendola in mille rivoli. Il risultato &#232; che se uno volesse andarsi a rivedere quello che ha scritto e condiviso negli anni, rischierebbe di uscire pazzo: ci sono gli archivi, &#232; vero, al bisogno basta fare delle ricerche per parole chiavi per ritrovare quella cosa che ricordavi vagamente di aver postato, ma &#232; tutto sempre molto dispersivo.</p><p>Soluzione?</p><p>Provare a riorganizzare un po&#8217; meglio quello che uno sente di avere da dire; ridargli una forma pi&#249; organica e compiuta; porre in ogni caso un freno al frammento e alla dispersione.</p><p>La verit&#224; &#232; che ci avevi gi&#224; provato una decina di anni fa con <a href="https://medium.com/@ennemme">Medium</a> (e che te lo volevi far mancare?), pur senza grossi risultati: di fatto, fermo l&#236; anche quello spazio. </p><p>E pi&#249; di recente, poco meno di due anni fa, non ti sei addirittura lanciato in un progetto un pochino pi&#249; ambizioso? Proporre in forma collaborativa, su un sito specifico, con tanto di dominio ben riconoscibile, <a href="http://nonfiction.it/assaggi">assaggi di testi di nonfiction</a>, italiani e stranieri, inediti e non. La cosa &#232; andata avanti per qualche mese, pure con discreti riscontri, ma, complici questioni di natura personale, presto anche l&#236; sono venuti a mancare la spinta e l&#8217;entusiasmo necessari per proseguire di buona lena. Non &#232; ancora da ritenere un progetto morto, ma al momento non senti di avere le energie per ridargli il via.</p><p>E allora? </p><p>Allora, visto che ultimamente su Facebook ti stai di nuovo allungando con certi post che segnalano libri e autori, perch&#233; non organizzare quei contenuti &#8212; e gli altri simili che magari andrai a sviluppare &#8212; su un posto tutto loro, cos&#236; da ritrovarteli uno di seguito all&#8217;altro, anzich&#233; dispersi nel mare magnum di quello che via via vai postando o rilanciando? Certo, potresti farlo sul tuo sito personale, cos&#236; come sul vecchio blog. Ma &#232; evidente che in entrambi i casi si tratta di soluzioni che sanno un po&#8217; di datato. E tu soprattutto hai bisogno di misurarti con qualcosa di nuovo, come hai sempre fatto nei momenti ripetuti in cui il vecchio, l&#8217;abusato e il risaputo ti vengono a noia.</p><p>Dunque, visto che ora c&#8217;&#232; questo Substack che riscuote grande interesse, specialmente nell&#8217;ambito di chi produce contenuti a livello giornalistico e in vario modo culturale, perch&#233; non fare una prova anche qui? Per male che vada, avrai comunque appreso le nozioni di base per districarti in questo nuovo ambiente.</p><p>Domanda, per&#242;: che nome dare allo spazio? Potresti dargli il tuo, senza tanti problemi. La verit&#224; &#232; che, pur desiderando misurarti con il nuovo, in parte vorresti riandare alla filosofia di quando tenevi un blog e di conseguenza adottare un nome che gi&#224; di suo dica qualcosa, alludendo a quelli che potrebbero esserne i contenuti.</p><p>Ora &#232; successo che pochi giorni fa riprendessi in mano un vecchio Tascabile Einaudi intitolato <em>Pavese giovane,</em> un&#8217;edizione fuori commercio, per i lettori e gli abbonati de &#171;l&#8217;Unit&#224;&#187;, realizzato nel quarantennale della morte di Cesare Pavese e allegato al quotidiano del 12 settembre 1990. &#200; un volume che, come recita la quarta di copertina, presenta &#171;il Pavese delle <em>Poesie giovanili</em> e dei primi racconti di <em>Ciau Masino</em>. Gli esperimenti letterari dal 1923 al 1932 del grande scrittore piemontese. Un autoritratto malinconico e allegro, fresco e generoso. L&#8217;inaugurazione di una difficile educazione sentimentale&#187;. </p><p>Tra i racconti in questione, avevi un vago ricordo di uno intitolato &#8220;Religiosamente&#8221;, e sei cos&#236; andato a rileggertelo. Parla di due amici &#8212; Hoffman e Masino, il secondo palese alter ego di Pavese &#8212; che in un sabato d&#8217;ottobre, &#171;trasparente, freschissimo, col sole che pareva filtrato per una cupola diaccia eppure scaldava&#187;, sono in barca sul Po, non lontano da Torino, manovrando di punta, cio&#232; con l&#8217;ausilio di un palo spinto contro il letto del fiume. Lavorano entrambi per un giornale: il veterano Hoffman alla cronaca, il pi&#249; giovane Masino con una sua rubrica culturale, &#171;Le Didascalie&#187;, dove si occupa di critica cinematografica e altro.</p><p>Ecco, quel nome, &#171;Le Didascalie&#187;, ti si &#232; subito fissato nella testa. E senza voler peccare di presunzione, hai deciso che era un bel nome per uno spazio sul web che a suo modo si ripropone di fare informazione culturale, per quanto non ad alti livelli.</p><p>Detto fatto: la tua nuova pagina su Substack si chiamer&#224; &#171;Le didascalie&#187;, con la d di &#8220;didascalie&#8221; rigorosamente minuscola, per doveroso rispetto verso Pavese. </p><p>Del resto, quello che scrivi, nel tuo piccolo, &#232; sempre un po&#8217; didascalico, abbia o no questo un&#8217;accezione positiva. Dunque, va bene cos&#236;, si parte con &#171;Le didascalie&#187;, e quel che ne sar&#224; sar&#224;.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>