<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Le didascalie: Nugae]]></title><description><![CDATA[Robe così, bagatelle]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/s/nugae</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MZ05!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F860c00af-d86c-4506-b82a-1d3f45a51afb_1280x1280.png</url><title>Le didascalie: Nugae</title><link>https://ledidascalie.substack.com/s/nugae</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Mon, 24 Aug 2026 08:47:15 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://ledidascalie.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[«Le didascalie»]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[ledidascalie@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[ledidascalie@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[ledidascalie@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[ledidascalie@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Ferragosto]]></title><description><![CDATA[Al tempo di Substack e nei tempi che furono]]></description><link>https://ledidascalie.substack.com/p/ferragosto</link><guid isPermaLink="false">https://ledidascalie.substack.com/p/ferragosto</guid><dc:creator><![CDATA[Nazzareno Mataldi]]></dc:creator><pubDate>Thu, 20 Aug 2026 11:56:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9d03a834-2e8c-436d-a691-d221b9a132c8_800x531.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>&#171;Tanto lo so, scriverai e pubblicherai qualcosa anche il giorno di Ferragosto. Anzi, probabilmente l&#8217;hai gi&#224; programmato.&#187;</span></p><p><span>Chiudeva cos&#236; la conversazione la compagna lontana, al telefono, la sera del 14, vigilia di quel giorno di met&#224; agosto cerchiato di rosso sui calendari d&#8217;Italia eppure sempre meno amato, se non proprio esecrato, stando a quel che scrivevano e dicevano in tanti, specie su quell&#8217;isola felice di Substack dove in pochi si trattenevano dall&#8217;esprimere i loro veri sentimenti, che alla fine tanto felici non erano, a ben giudicare, i loro compresi, quelli di lui in particolare, che da refrattario com&#8217;era a ogni festa obbligata e fasulla, non ultimo i compleanni, che fuggiva come la peste, certo non lesinava giudizi al vetriolo contro qualunque scemenza lo irritasse, pur rimuginando dentro di s&#233; le parole ammonitrici di quel Cioran amatissimo e amarissimo di cui tutto si poteva dire tranne che non avesse detto gi&#224; tutto e meglio di tutti.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><em><span>Quando abbiamo riempito l&#8217;universo di tristezza, non ci resta altro, se vogliamo ravvivare lo spirito, che la gioia, l&#8217;impossibile, la rara, la folgorante gioia; ed e proprio quando non speriamo pi&#249; che subiamo la fascinazione della speranza: la Vita &#8211; dono offerto ai vivi da coloro che sono ossessionati dalla morte&#8230; Poich&#233; l&#8217;orientamento dei nostri pensieri non &#232; quello dei nostri cuori, coltiviamo un&#8217;inclinazione segreta verso tutto ci&#242; che calpestiamo. Se uno rileva lo scricchiolio della macchina del mondo &#232; perch&#233; ha troppo sognato le risonanze delle sfere celesti: non potendo udirle, si umilia ad ascoltare soltanto il baccano circostante. Le parole amare emanano da una sensibilit&#224; esulcerata, da una delicatezza ferita. Il veleno di un La Rochefoucauld o di uno Chamfort fu la rivincita che essi si presero contro un mondo fatto per i bruti. Ogni amarezza nasconde una vendetta e si traduce in un sistema: il pessimismo &#232; la crudelt&#224; dei vinti che non possono perdonare alla vita di aver ingannato le loro attese. [&#8230;]</span></em></p><p><em><span>Liquidiamo i nostri sentimenti se ne seguiamo i meandri, come i nostri slanci se ne spiamo la traiettoria; quando poi consideriamo nei particolari gli impulsi degli altri, non sono loro a smarrirsi per via&#8230; Tutto quello a cui non si partecipa sembra irragionevole; ma coloro che si muovono non possono non avanzare, mentre l&#8217;osservatore, da qualunque parte si volga, registra il loro inutile trionfo soltanto per scusare la propria sconfitta. Il fatto &#232; che non c&#8217;&#232; vita se non nella disattenzione alla vita.</span></em><a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a></p></div><p><span>Lui naturalmente aveva negato che avrebbe scritto e pubblicato anche a Ferragosto, o comunque che avesse qualcosa di gi&#224; programmato. Lei, va da s&#233;, non gli aveva creduto troppo, ma aveva fatto finta di darsene intesa. E cos&#236; si erano accomiatati, rimanendo sul vago su come avrebbero passato il giorno dopo, se ognuno per conto proprio e quasi sempre a casa, lei a ripararsi dal caldo, lui a lavoricchiare al computer, oppure con la possibilit&#224; di rivedersi in serata per un concerto nella citt&#224; natale di lei, confidando almeno l&#236; in un po&#8217; di fresco.</span></p><div><hr></div><p><span>Ferragosto che, insieme al Luned&#236; di Pasqua e la festa di Santa Liberata, la seconda domenica di settembre, era in realt&#224; il giorno che in famiglia, fino a tutta l&#8217;adolescenza, si sentiva di pi&#249;. Erano queste le ricorrenze che ne marcavano le origini montanare, in quel di Montegallo, alle falde orientali del Vettore, la cima pi&#249; alta dei Sibillini, i &#8220;monti azzurri&#8221; del Leopardi. Lui non era nato l&#236;, nel raggruppamento di case che il cartello stradale indicava con il nome di Astorara (ma che a sua volta si divideva in Cona, Casette e Astorara vera e propria, dove c&#8217;erano la chiesa, un&#8217;osteria, un piccolo alimentari e un telefono pubblico dentro un&#8217;abitazione privata); ma suo padre e sua madre (entrambi della Cona, cugini di secondo grado e con lo stesso cognome, cresciuti a pochi metri di distanza, sia pur con una differenza di otto anni) e sua sorella (venuta al mondo in una casa di Astorara, anche se avrebbe sempre sentito di pi&#249; il richiamo della Cona, per via degli zii e dei cugini di parte materna che tornavano d&#8217;estate, intorno a Ferragosto e poi per la festa di Santa Liberata), loro s&#236;. La discesa a valle, in quelle Piane di Morro poco distanti da Ascoli (e che tanto piane non erano, considerando le &#8220;coste&#8221; che le completavano a sud, al confine con l&#8217;Abruzzo. Ma rispetto ai prati e alle terre strappate ai boschi sotto al Vettore, tutto un altro mondo e un altro vivere), era avvenuta nel 1963-1964, quando, con il frutto delle fatiche di cottimista nelle miniere di carbone del Belgio, tra Houthalen e Winterlsag, nel Limburgo, suo padre si era potuto concedere il premio di un piccolo podere di poco pi&#249; di cinque ettari, met&#224; pianeggiante e met&#224; collinare, portando con s&#233; moglie, genitori e una bambina di quasi due anni, nata con una forma di palatoschisi a cui poco prima della partenza era stato posto (parziale) rimedio con un intervento in quel di Roma. Quanto a lui, sarebbe nato da l&#236; a due anni, nel suo caso in citt&#224;, in un ospedale finalmente, a sancire la nuova piega che stavano prendendo le cose. La montagna delle origini sarebbe per&#242; rimasta sempre l&#8217;orizzonte sentimentale di riferimento.</span></p><p><span>Suo padre, in particolare, fuori dagli incessanti lavori in campagna non concepiva svago &#8211; fatte salve le levatacce per andare a caccia, le domenicali partite a bocce e a &#8220;ruzzeca&#8221; (fino a met&#224; anni Settanta) e soprattutto quelle a carte, irrinunciabili, con gli amici del nuovo paese e, ai tempi dell&#8217;Ascoli in A, le partite allo stadio con figli e vicini &#8211; che non contemplasse una visita in giornata al fratello e famiglia rimasti in montagna. Specialmente nei giorni che al vecchio paese erano momenti collettivi di festa che vedevano il ritorno in massa dei nativi andati a lavorare e vivere fuori, nella stragrande maggioranza a Roma e nella campagna romana, era impensabile per suo padre non essere presente, sia pure per poche ore, e portare con s&#233; i due figli e l&#8217;anziana madre, </span>finch&#233; era rimasta in salute<span>. </span></p><p><span>(Il nonno paterno, a sua volta emigrato giovanissimo negli Stati Uniti, solo per fare ritorno pochi anni dopo in Europa con le truppe americane impegnate nella Prima guerra mondiale, purtroppo era morto presto, facendo appena in tempo &#8211; giusto quattro mesi &#8211; a conoscere il nipote che aveva ereditato il suo nome.) </span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!C7BU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F68574d0a-8f6b-4829-b1a9-b7a546b0145a_680x520.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!C7BU!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F68574d0a-8f6b-4829-b1a9-b7a546b0145a_680x520.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!C7BU!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F68574d0a-8f6b-4829-b1a9-b7a546b0145a_680x520.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!C7BU!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F68574d0a-8f6b-4829-b1a9-b7a546b0145a_680x520.jpeg 1272w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Poche altre come lei &#8211; tutte della sua generazione, va da s&#233; &#8211; avevano lavorato tanto per tutta la vita. E ancora adesso, ultraottantenne, era sempre lei che mandava avanti l&#8217;orto e la cura della casa, inesauribile per dedizione e volont&#224;, paradigma ultimo della donna lavoratrice &#8211; inestimabile, impareggiabile, inarrivabile &#8211; d&#8217;altri tempi.)</span></p><p><span>Ma si parlava di Ferragosto. Che succedeva in quel giorno in montagna, a Montegallo, e pi&#249; precisamente nella frazione di Cona-Casette-Astorara e nelle altre subito sotto il Vettore, e cio&#232; Collefratta, Colleluce, Colle, Casale Nuovo, Interprete, Castro e, vabb&#232;, anche il capoluogo Balzo, pi&#249; in basso e pi&#249; signorile?</span></p><p><span>Succedeva che era d&#8217;obbligo salire a </span><a href="https://www.larucola.org/2017/01/31/chiesa-s-maria-in-pantano-a-montegallo/"><span>Santa Maria in Pantano, detta anche Santa Maria delle Sibille</span></a><span>, chiesa isolata &#8211; un tempo anche convento &#8211; e in posizione apicale rispetto alle altre del circondario. Per celebrare l&#8217;Assunta, cos&#236; come il Luned&#236; dell&#8217;Angelo, era il luogo di culto irrinunciabile; e godendo altres&#236; di una ricca fonte e di bei prati tutt&#8217;attorno, era anche il posto ideale per rifocillarsi e scherzare e giocare e stare all&#8217;aperto. (Un tempo, prima del grande esodo dalle montagne degli anni Cinquanta-Sessanta, si organizzavano vere e proprie feste, con damigiane di vino, fuochi d&#8217;artificio, gare di briscola e morra, musiche di organetti e balli. Una delle ultime vide tra i promotori proprio suo padre, prima della discesa nelle campagne ascolane a ridosso dell&#8217;Abruzzo). In queste due ricorrenze, allora, tanto i residui locali quanto i paesani trasferitisi altrove, compresi quelli di frazioni poco distanti del comune di Montemonaco, come Altino, salivano in massa, chi a piedi, chi su rimorchi trainati da trattori e chi avventurosamente in macchina, fino a questa bella chiesa rinomata per gli affreschi e i ricchi arredi (oggetto di periodici furti) e soprattutto per un campanone il cui suono unico era fonte irresistibile di richiamo per i nativi. </span></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dc33aa55-8feb-40a7-953d-0b5f15fb55b0_800x531.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d039bc67-eec1-42c6-b216-562fe6107f3e_800x531.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d4e524f9-3b6e-42e6-ad9b-6510897639ce_800x531.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d2559286-4583-4e2f-9d8d-23e6134524f3_800x531.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/727be417-6936-4fed-b61d-d96caf62088c_800x531.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/eb53eec8-5e1e-473c-abfe-d90d7a01c5ca_800x531.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cec13c02-4cca-494c-90fc-fdddb8238fb8_800x531.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Chiesa di Santa Maria in Pantano, Montegallo (AP), 7 maggio 2011.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4610f157-19c1-4297-b1b2-62897e42a95c_1456x1946.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p><span>(Chiesa oggi purtroppo ridotta a un cumulo di macerie, dopo la sequenza di </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sequenza_sismica_del_Centro_Italia_del_2016-2017"><span>terremoti dell&#8217;Italia centrale del 2016-2017 </span></a><span>che colp&#236; duramente anche in zona, mettendo in ginocchio abitati &#8211; vuoti per gran parte dell&#8217;anno, ma ad agosto strapieni &#8211; dove solo da poco sono partiti i primi seri cantieri di ricostruzione, dopo anni di rinvii per carenze di ordine burocratico, mancanza di tecnici, di ditte esecutrici ecc. Terremoti di cui il 24 agosto ricorre il decennale dell&#8217;inizio, con il sisma di magnitudo 6,0 che ebbe come epicentro Accumuli e fece 299 vittime, di cui 239 solo nel comune di Amatrice, 11 in quello di Accumuli e 51 in quello di Arquata del Tronto, confinante a nord-nordest con Montegallo, dove fortunatamente non ci furono morti n&#233; feriti gravi.)</span></p><p><span>Ferragosto, dunque, per tutti gli anni della sua infanzia (per meglio dire, da quando a inizio anni Settanta era arrivata la prima auto, una Cinquecento color avorio) e durante l&#8217;adolescenza aveva significato questo: andare in montagna a Montegallo, nella frazione di Cona-Casette-Astorara, straripante di parenti e paesani di ritorno da Roma, e da l&#236;, fatti altri tre o quattro chilometri, in parte in macchina e in parte a piedi, andare a messa nella chiesa pedemontana di Santa Maria in Pantano, luogo di massima devozione per i locali (suo padre, in pratica, si confessava e prendeva la comunione solo l&#236;, il Luned&#236; di Pasqua e il giorno dell&#8217;Assunta) e soprattutto di memorie condivise dei tempi che furono. </span></p><p><span>Il resto del giorno era perlopi&#249; giocare o veder giocare a carte e a morra, in osteria e fuori dall&#8217;osteria, tra adulti e anche tra giovanissimi, e dal tardo pomeriggio la festa di Colle, in onore di san Rocco, affollatissima, con la musica del complesso di turno e, di nuovo, adulti e giovanissimi mischiati tra di loro, a ballare lisci, lenti e shake su un fazzoletto di piazza.</span></p><p><span>(Lui no, non ballava mai, i balli proprio li detestava, il motivo per cui in genere non vedeva l&#8217;ora che arrivasse l&#8217;estrazione della lotteria, partissero gli spari, finisse la festa e cos&#236; se ne tornassero a casa. Tant&#8217;&#232; che una volta, non a Ferragosto ma alla festa di Santa Liberata, poco prima di iniziare il liceo, una ragazzina romana, di un paio di anni meno di lui e che da un po&#8217; aveva il sentore che gli girasse intorno, si avvicina, carina e con gli occhi imploranti, e gli chiede: &#171;&#8220;Balli?&#8221; &#8220;No&#8230; non mi piace ballare&#8230; non mi va&#8230;&#8221; risponde lui, rosso in viso. &#8220;Allora perch&#233; sei venuto alla festa?&#8221; fa lei di rimando, insistente. &#8220;Cos&#236;&#8230;&#8221; accenna lui infastidito, oltre che imbarazzato, punto nel vivo della sua timidezza e svogliato. Lei prova e riprova, non ci sta a sentirsi respinta. Ma non c&#8217;&#232; nulla da fare, dal suo cantuccio lui non si smuove. Potesse, se ne andrebbe anzi gi&#224; a casa. E in cuor suo quasi maledice di essersi fatto trascinare l&#236; a quella stupida festa. Alla ragazzina non resta che mollare la presa. Ferita e delusa torna nel cerchio dei balli, in pi&#249; allegra compagnia. Il ragazzo &#232; un po&#8217; sollevato, ma un po&#8217; prova anche rimorso e rimpianto. La sua testa ribolle. La pace &#232; finita&#187;.)</span><a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-2" href="#footnote-2" target="_self">2</a></p><p><span>Presi i vent&#8217;anni, e andato fuori per l&#8217;universit&#224;, poco alla volta questa tradizione del Ferragosto in montagna, nel vecchio paese dei suoi, sarebbe naturalmente andata persa, fino a cessare del tutto. Rimaneva il fatto che quelli, e non altri, erano i Ferragosto a cui sarebbe sempre andato di pi&#249; nei suoi ricordi.</span></p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p><span>E.M. Cioran, </span><em><span>Nel segreto dei moralisti</span></em><span>, in </span><em><span>Sommario di decomposizione</span></em><span>, trad. di Mario Andrea Rigoni e Tea Turolla, Adelphi, Milano 1996, p. 199.</span></p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-2" href="#footnote-anchor-2" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">2</a><div class="footnote-content"><p>Cfr.  <em><a href="https://fogliedivite.wordpress.com/2004/11/13/raccontino-ino-ino/">Raccontino-ino-ino</a>.</em></p></div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>