Elogio della rilettura
L'estate, con le lunghe giornate e le ore di caldo torrido che invitano a stare fermi, è tempo propizio per leggere e, perché no?, anche rileggere. Un vecchio articolo sul piacere della ripetizione
Alla fine del dicembre 1994 il Messico, che da tempo viveva una situazione di grave instabilità sociale, politica, economica e finanziaria, conobbe la peggiore crisi della sua storia recente: la cosiddetta “crisi del peso”, quando il governo del neopresidente Ernesto Zedillo decise di ampliare la fascia di oscillazione del peso rispetto al dollaro, provocando una forte svalutazione della moneta che in pochi mesi portò a un drastico impoverimento di gran parte della popolazione.
Ciò si ripercosse naturalmente anche sul costo dei libri, in breve tempo più che raddoppiato, e di riflesso sulle abitudini dei lettori. A fronte di ciò, nel giugno del 1995 il direttore del mensile culturale «Nexos», Roberto Pliego, tessé un ispirato e convincente elogio della rilettura.
Uscito in italiano sul settimanale «Internazionale» nel settembre di quell’anno, è tra i pezzi che mi piace rileggere più spesso. E dopo averne già riproposto dei passi sul vecchio blog, ora lo metto anche qui, stavolta per intero.
Buone letture e riletture estive.1

Elogio della rilettura
| Roberto Pliego, «Internazionale», 1 settembre 1995 |
Il 1995 sarà l’anno in cui i lettori messicani subiranno una delle metamorfosi più radicali. Di fronte alla scarsezza e al costo elevato delle novità editoriali, smetteranno di leggere per trasformarsi in rilettori, in coltivatori di quell’orticello privato che è la propria biblioteca
CITTÀ DEL MESSICO, GIUGNO 1995
Quando pensiamo ai lettori messicani prima del 19 dicembre 1994, immaginiamo schiere di individui ossessionati dall’attualità, superspecialisti del presente, grandi consumatori, veloci e ingordi. Hanno, diciamo, permesso che il successo montasse loro la testa, in quel suo modo così ingenuamente sincero. Il successo è arrivato nel 1989 nella forma di un catalogo di novità internazionali, si è installato ed è quasi riuscito a convincerli di potersi finalmente considerare contemporanei degli altri esseri umani. Può darsi che così sia stato, ma è anche probabile che l’esperienza del successo abbia avuto conseguenze sulla loro fiducia nella lettura dilatata e nella riattualizzazione del passato. Tante erano le cose da leggere che il tempo non bastava per tornare a quanto si era già letto, e ancora meno per corteggiare un libro per più di sette giorni. Ma ora ciò non ha più importanza, non in questo momento. Il fatto è che ora pochi sanno che fare della loro voracità. Sono gli stessi che hanno avuto il tempo di leggere tutto Julian Barnes, tutto Martin Amis, tutto Roberto Calasso, tutto Antonio Tabucchi, ma che non ne hanno mai trovato per Cervantes, Rabelais, Gogol o Balzac. Nulla di quello che hanno letto era privo d’interesse, o mancava di una buona dose di superficiale ambizione, ma un osservatore avrebbe potuto sospettare che le loro abitudini di consumo e di lettura fossero una sfida alla concentrazione e alla lentezza dell’atto di penetrare, abitare e permanere in un libro. Lo stesso osservatore li potrebbe descrivere come “lettori positivi”, una specie convinta che “il piacere del testo” contribuisce allo “sviluppo personale”. Il rappresentante di questo contagioso entusiasmo potrebbe essere, in questo senso, il divoratore di libri che ne inghiotte uno dietro l’altro, più per dimenticare il precedente che per trarne soddisfazione, fino a riuscire a sbandierare con orgoglio la propria pancia piena di novità come prova di uno stile di vita opulento e privo di memoria, una vita senza volontà né stile.
Più che la passione per la novità è la monomania che si contesta a questo lettore, la cui devozione ha concesso l’onore della contemporaneità solo al presente e mai al passato. Checché se ne dica, non è che un cultore della libreria, e nient’altro. Ha dimenticato, e forse ha sempre ignorato, che la relazione amorosa con i libri avviene nell’ambito intimo, calmo e silenzioso della biblioteca personale; il che può servire da risposta ai difensori della lettura come esercizio pubblico.
Anche se, forse, non ce n’è più bisogno. Non ci sono segni di miglioramento. Non abbiamo neppure un rapporto affidabile sulla situazione attuale. Gli unici segnali che infondono speranza si vedono attraverso un binocolo: immagini sfocate di libri trattenuti da un doganiere, o che spazzano i pavimenti di un magazzino, o condannati ai lavori forzati, o apertamente interessati al denaro. Il tutto è desolante, certamente, e causa un certo torpore nell’ambiente. Non è che non ci siano libri, è che sono molto lontani, come testimonia il binocolo. Il denaro si è curato di aumentare le distanze. Nel dicembre scorso ho comprato La canzone del boia a 46 pesos. Adesso costa 107 pesos. È forse a causa di questa differenza che ci si rende conto che non ci sono più lettori in Messico? Alcuni, solo coloro per i quali vi è poca differenza tra 46 e 107 pesos.
L’orologio interno dei lettori
Voglio dire che, secondo le indagini, e davanti alla realtà stessa, alcuni lettori messicani non sono disposti a cambiare le loro abitudini. Secondo me dovrebbero essere lieti della nuova situazione. Anche se non sembra, il mondo si è allargato nella misura in cui si è fatto sempre più limitato. Cosa è successo? Che la libreria, insisto, ha perso gran parte del suo potere d’attrazione.
L’orologio interno degli altri lettori messicani non avrà bisogno di molto per adattarsi di nuovo all’isolamento, all’incertezza editoriale, all’insoddisfazione e all’angoscia provocati dalla scarsità e dai prezzi elevati delle novità letterarie. Non mancherà loro il coraggio. È possibile che durante i primi cinque mesi del 1995 abbiano avuto la sensazione di rischiare ben presto la follia per mancanza di aggiornamento. “Che mi sta succedendo?”. “Non sei aggiornato. Ti muovi troppo lentamente”. In realtà, una cosa è certa: stanno appena scoprendo i vantaggi della loro nuova condizione. Non sono molto sicuri di quello che devono fare. Passeggiano per la loro biblioteca, come prima facevano per le librerie che si trovano nel sud di Città del Messico, cercando quell’esemplare che la distrazione o la dimenticanza avevano suggerito di trascurare. E quando lo trovano – il che non è così sicuro perché girano sempre armati d’impazienza – sprofondano pesantemente in una poltrona e, a metà lettura, i loro occhi si socchiudono per la tristezza perché covano il dubbio che quello possa essere l’ultimo libro vergine per molti anni. In realtà dobbiamo considerare fortunati i lettori messicani.
Invece di digiunare, il lettore messicano preferirà raccogliersi nella sua biblioteca personale, che senz’altro racchiude una copia della Certosa di Parma, sistemata secondo un criterio geografico, poi diacronico, in posizione retta, con il taglio del dorso pelato come il manico di un coltello. Una volta abituatosi all’idea di rimanere con quello che ha, comincerà a ricostruire la sua memoria libresca, tentando di preservare quell’atmosfera tra il primigenio e il febbrile, allo stesso tempo laboratorio d’iniziazione alla lettura, manicomio e centro per emarginati sociali; atmosfera che deve avere sperimentato le prime volte. Non sarà obbligato a tornare sui suoi passi, perché è probabile che verrà spinto dai suoi amori più saldi e duraturi, la cui immagine attuale, tuttavia, si sarà a questo punto allontanata dal modello originale. Il destino ormai è segnato: all’arte del leggere bisogna fin da ora aggiungere quella del rileggere. In quale altro modo potranno i libri continuare a esercitare il loro fascino? Si potrebbe affermare che il vasto mondo della parola scritta non permette la ripetizione, e inoltre che l’impeto, la velocità, l’entusiasmo formano parte della storia delle abitudini di lettura. Ma si può anche suggerire che la storia della letteratura è quella della lettura laboriosa, piena di intoppi e di correzioni, rinchiusa con tutte le sue peculiarità in un movimento pendolare e, in un certo qual modo, oscillante. Come atto solitario sembrerebbe animato da un solo ideale: anche se è sempre lo stesso, un libro è capace di farci credere di essere esattamente uguale a ognuno di noi.
L’idea volgare del lettore che si rimpinza di tutto e che non riflette mai sulle sue scelte non è che un mito innocuo e compiacente. La realtà non è mai così, sebbene con una vasta gamma di eccezioni, e con tutto un ventaglio di gradazioni e sfumature diverse. La lettura senza la gloria della ripetizione non è altro che un po’ di tempo e un po’ di attaccamento alle mode. All’atto amoroso della lettura preme rivivere le proprie prodezze e incoraggiare la poligamia, anche con lo stesso libro, in luoghi e momenti diversi.
Così niente è immutabile. Essere un rilettore: non c’è alcuna controindicazione per non desiderare esserlo. Ora in questo siamo uniti. Sei un uomo o una donna, forse di trenta o quarant’anni? Ti è negato l’accesso a una qualsiasi novità? Nella tua biblioteca c’è più di una novità del tuo passato pronta a ridiventarlo. (A. M.)
Questo articolo, titolo originale Elogio de la relectura, è apparso su «Nexos» del giugno 1995, e in italiano sul numero 94 di «Internazionale», 1 settembre 1995. L’autore, Roberto Pliego, era l’allora direttore di «Nexos», uno dei più importanti mensili messicani e una delle pubblicazioni culturali più prestigiose dell’America Latina.
Un elogio simile della rilettura, che tra l’altro cita proprio questo articolo, si può leggere sul sito web di un’altra autorevole rivista messicana, il mensile «Letras Libres», a firma dello scrittore e giornalista argentino Cristian Vázquez, il 16 luglio 2019. Titolo: Releer, leer de otro modo (Rileggere, leggere in un altro modo).
Una mia possibile rilettura estiva? Il romanzo Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo (1831-1861). Lo lessi appena finito il liceo o l’anno subito dopo, sicché ne ho un ricordo vaghissimo. E visto che quest’anno Nievo, morto appena trentenne, è stato scelto come figura guida della trentesima edizione di quel Festivaletteratura a cui ho dedicato l’ultimo post, mi pare giusto ricalarmi proprio in questo affresco della storia italiana che va dal 1775, anno di nascita del protagonista del romanzo, fino al 1858. Sono due bei volumi, per un totale di 911 pagine, tralasciando le parte bio-bibliografica introduttiva: ce n’è di che occupare moltissimi scampoli di giornate da qui a settembre.


