Se anche i libri vengono a noia
Quando il mondo che gira intorno alla produzione e alla promozione editoriale perde il suo fascino e, più che attrarre, comincia a respingere
Questo è un post che – come altri – potevo risparmiarmi, perché non aggiunge nulla al già noto e soprattutto non apporta elementi positivi. Sotto quest’ultimo aspetto, molto meglio il precedente, che però non ho inviato per email e nell’app, pubblicandolo solo sul web, perché troppo verboso, datato e già apparso altrove; di buono, preambolo a parte, aveva tuttavia che raccontava di un momento per me bello, persino euforico, dunque incoraggiante. Questo qui nasce invece da un momento di assoluta stanchezza e tradisce di conseguenza non poco pessimismo o comunque un crescente disamore.
Un arrivo in montagna al Giro d’Italia
Tre giorni fa, domenica, un po’ giù di corda (come ultimamente mi capita appena sto troppo fermo, dentro casa), di prima mattina scrivevo questa nota: «Possono esserci momenti felici, persino di una felicità estrema, estatica. Ma se andiamo a vedere bene, se andiamo a stringere, anno dopo anno è una realtà sempre più desolante e piena di magagne, sempre…
Disamore per il mondo che gira intorno ai libri e alla produzione e alla promozione editoriale in genere; più nello specifico, disamore per la “spettacolarizzazione” che ha investito anche questo settore. Un settore come altri in crisi profonda, ma che visto dall’esterno può ancora trasmettere un’idea di estrema vitalità e salute: novità a getto continuo, presentazioni in grande pompa, festival di questo e di quello, fiere e saloni con sempre più eventi e numeri di partecipanti sempre più grandi. A margine, però, cifre sul numero dei lettori o delle copie effettive vendute quasi sempre in calo, lamentele ricorrenti su quanto poco sia pagato il lavoro culturale, e così via.
Ecco, per quanto io continui ad amare i libri e l’editoria in genere, e per quanto – fino a prova contraria – questo resti il mio ambito di lavoro (in parallelo con la conduzione di una piccola azienda agricola familiare), confesso che da un po’ di tempo sono anche parecchio stanco di questo mondo, specie della sua dimensione spettacolarizzata.
Per contraddirmi subito, faccio pure notare che a inizio ottobre sono stato a Ferrara, al festival del settimanale «Internazionale», per la seconda volta dopo un botto di anni. E mi è piaciuta la cosa, non lo nego; sono stato bene, ho ritrovato una bellissima atmosfera. Allo stesso tempo, non mi sono strappato i capelli perché non ho rimediato i tagliandi gratuiti per assistere agli eventi che richiamavano più spettatori (per ottenerli, bisognava mettersi in fila già alle sei di mattina, ohibò): alla fine, non me ne importava più di tanto di andare a sentire Francesca Albanese (ero placidamente seduto a mangiare una pizza e bere una birra quando mi è passata davanti diretta al suo evento stra-affollato al Teatro Comunale) o gli altri autori che sul programma avevano richiamato la mia attenzione.
A fine agosto sono anche tornato al John Fante Festival di Torricella Peligna, giusto per un pomeriggio: non mi ha esaltato, ma nemmeno mi è dispiaciuto. Allo stesso modo, a inizio novembre mi ha fatto senz’altro piacere assistere al colloquio tra Alcide Pierantozzi e Donatella Di Pietrantonio al Festival di Libri e Altre cose di Pescara, ma mi sono limitato a quello, pur nella vastità del programma.
Questo per dire che non mi sono disamorato completamente dei libri e dell’editoria, anche a livello di festival; resta però il fatto che non sono più infatuato di questo mondo come posso esserlo stato in passato, e credo sia un bene, è più salutare.
Libri e letture varie hanno e continueranno ad avere un ruolo importante nella mia vita, anche da un punto di vista professionale (o almeno lo spero); ma se devo scegliere tra un’affollata e caotica fiera del libro e una rigenerante escursione in montagna, oggi, senza starci troppo a pensare, opto per la seconda. Più in generale, nel tempo libero a disposizione, preferisco leggere un libro o un articolo in più che seguire un’animata ma ~ sterile discussione online o assistire a una presentazione in più.
Insomma, quest’anno Più libri più liberi, la prossima settimana a Roma, alla Nuvola, può benissimo saltare.
Più libri e più montagne
Sono le quattro di un freddo mattino di inizio dicembre, quando, sveglio e smanioso da un’ora abbondante, con gesto deciso scosto le coperte, mi avvio in bagno e, come faccio di rado, senza esitazioni metto mano a schiuma da barba e rasoio, nella fretta procurandomi anche un innocuo taglio all’attacco del naso; tampono accuratamente il poco sangue, poi,…




