Settembre, tempo di… ripartire
Piccoli ma significativi segnali di vita
È trascorso parecchio tempo dall’ultimo vero post “didascalico”, sono di fatto passate la primavera e l’estate: l’ultimo post ufficiale, datato 10 giugno, era semplicemente l’annuncio dell’uscita di una traduzione; quello precedente, più corposo, risaliva addirittura al 2 aprile.
Questo non è certo il modo migliore di coltivare un proprio pubblico, che sia su Substack o altrove. Ma è anche vero che se non si hanno cose significative da dire, o se si hanno impegni più pressanti a cui ottemperare, è bene starsene in silenzio o al più limitarsi a noterelle spicciole, senza alcun peso, e che soprattutto non vanno a intasare le caselle email altrui né a incrementare il già seccante numero di notifiche sui nostri cellulari. Dopo un po’ è comunque consigliabile anche tornare a dare dei piccoli segnali di vita.
Dall’ultimo post sono stati in sostanza mesi intensi: prima alle prese con un corso base di escursionismo del CAI (alla veneranda età di 59 anni, sigh! Ad averlo fatto prima, 20-30 anni fa, mi rendo conto soltanto ora di quanto sarebbe stata più ricca e appagante la vita. Ma si dà il caso che gli ultimi trent’anni siano stati anche quelli in cui ho costruito e portato avanti una non disprezzabile – seppur discontinua – attività di traduttore, oltre a essere impegnato in faccende di natura familiare e agricola, e il tempo libero è per così dire passato molto in secondo piano. Ora è però il momento di trovare un maggiore equilibrio tra lavoro, doveri e passioni), in contemporanea con una traduzione urgente, di nuovo con tema Israele e Palestina (uscirà per Fazi Editore il 7 ottobre, a due anni esatti dall’attacco di Hamas a Israele e l’inizio della tragedia infinita di Gaza, con una risposta israeliana che ogni giorno di più assume i connotati di un autentico genocidio ai danni della popolazione palestinese: l’autore è lo storico israeliano Ilan Pappé e il libro si intitola La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina. C’è da scommettere che farà molto discutere); a seguire, dopo un mucchio di anni che non mi concedevo una vacanza seria, giri vari in Interrail tra Belgio, Germania e Danimarca, un po’ per svago e un po’ per colmare delle lacune nella storia familiare (gli anni da minatore di papà in Belgio. Se un giorno troverò il tempo e la giusta ispirazione, potrei tornarci su).
Da tutto questo è disceso che, per mesi, di sedermi davanti a un computer per scrivere un nuovo post per «Le didascalie» o di curare una nuova newsletter per «Scritture» non ho avuto né il tempo materiale né più di tanto la voglia. Se si aggiunge che nel frattempo ho anche smesso di stare su Facebook (a marzo ho disattivato l’account, e tra un paio di settimane scomparirà definitivamente), dopo averlo già fatto con X, si capisce che avevo bisogno di staccare al massimo dalla vita in rete e dedicare maggior tempo a cose più serie e capaci di apportare una piccola o grande misura di felicità.
Ora però si riparte. Su «Scritture», in particolare, sono già riprese le pubblicazioni, con la messa online e l’invio agli iscritti delle puntate conclusive – la quarta e la quinta – dell’Alfabeto del Cammino di Franca Di Muzio.
Per tutti, superata la metà di settembre, è il momento di rimettersi in cammino e, se possibile, intraprendere finalmente anche nuove scritture – meglio se su carta, per cominciare, riprendendo la sana abitudine di tenere una sorta di diario, per non disperdersi in mille rivoli e non consegnare ogni proprio ghiribizzo mentale subito, senza cura e senza ritegno, alla rete.




